16 ottobre 2018
Aggiornato 04:00

Ora Angela Merkel ha davvero paura: domenica sarà l'inizio della fine?

Baviera al voto: il rischio è di un vero terremoto per Berlino (e Bruxelles). I verdi verso un boom elettorale. Per il Csu sarebbe la fine del dominio
La Cancelliera tedesca, Angela Merkel
La Cancelliera tedesca, Angela Merkel (Flavio Lo Scalzo | ANSA)

BERLINO - Nove milioni di elettori bavaresi sono chiamati domenica alle urne per il rinnovo del parlamento regionale. Il voto rischia di stravolgere gli equilibri e di provocare un vero e proprio terremoto a Berlino, che potrebbe avere conseguenze fino a Buxelles. Abituata da oltre 60 anni a robuste maggioranze assolute nella potente e popolosa Baviera, l'Unione Cristiano-Sociale (CSU, affiliata alla CDU di Angela Merkel) sembra avere ben poche speranze di arrivare al 40% dei voti, soglia di 'salvataggio' del suo primato elettorale. Missione praticamente impossibile, secondo i sondaggi, che vedono i 'cugini politici bavaresi' della Cdu intorno a un devastante 33% di consensi. Un crollo verticale che si tradurrebbe in seri guai per il ministro dell'Interno Horst Seehofer, uomo forte della Baviera ora in difficoltà, ma anche per la cancelliera Angela Merkel e in fin dei conti per l'Europa.

Il boom elettorale dei verdi
La destra populista di Alternativa per la Germania (Afd) conta di capitalizzare dopo una campagna centrata sulla questione migranti e farcita di retorica anti-islamica, nel Land che è stato il cancello d'ingresso per buona parte dei migranti entrati in Germania da metà 2014, oltre 1,6 milioni. Non è atteso un boom assoluto. Ma i sondaggi promettono all'Afd l'esordio nel parlamento bavarese con il 12-13% dei voti, arrivando così ad essere presente in 15 dei 16 parlamenti regionali. Il vero exploit elettorale atteso è invece quello dei Verdi, i Gruene, dati al 16-18%, addirittura al 20%. Se confermato dallo scrutinio, questo dato decreterebbe la vittoria assoluta dei Verdi, assieme alla conferma del declino del Partito Socialdemocratico, l'Spd, data all'11%. 

Seehofer rischia grosso
La Csu ha avuto la maggioranza assoluta in Baviera dal 1954, con una sola eccezione dopo il voto del 2008 e comunque non è mai scesa sotto il 43% dei voti. Questo ha sempre permesso ai leader bavaresi di avere molta voce in capitolo a Berlino e posti di rilievo, non ultimo quello di ministro dell'Interno per Seehofer. Proprio lui, tuttavia, ha plasmato buona parte della politica CSU in vista del voto di domani, distanziandosi dalla linea di 'accoglienza' di Merkel sui migranti, entrando in rotta di collisione l'estate scorsa con la Cdu della cancelliera e con i socialdemocratici, portando il Paese sull'orlo di una crisi di governo. Oltre ai migranti, Seehofer ha lanciato dispute con gli alleati sulla questione del pedaggio autostradale per gli stranieri e sulla gestione del 'dieselgate'.

Più che un voto è un referendum
Così, il voto diventa anche un referendum sul responsabile degli Interni, malgrado lui abbia tentato di chiamarsi fuori: «Non ho interferito con la campagna elettorale che resta una prerogativa di Soeder (il governatore bavarese) e sui respingimenti dei rifugiati alla frontiera eravamo d'accordo fino ad agosto». Markus Soeder, ex delfino ed ex ministro delle Finanze quando Seehofer era governatore, ha detto che «i venti che tirano di traverso da Berlino» sono i veri responsabili del calo del partito in Baviera. Insomma, se la CSU andasse molto male, uno dei due dovrà pagare e le testa di Seehofer potrebbe essere la prima a rotolare, sia come leader del partito che come ministro dell'Interno.