23 ottobre 2018
Aggiornato 06:30

Tra Usa e Iran è 'guerra fredda'. Trump: «Chi farà affari con loro non li farà con noi»

Il presidente su Twitter annuncia così la reintroduzione delle sanzioni. Rohani: «Quella della Casa Bianca è una guerra psicologica»
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (ANSA/MICHAEL REYNOLDS)

STATI UNITI - Chiamarla guerra fredda? Forse è ancora presto. Ma le parole con le quali il presidente Donald Trump ha annunciato, su Twitter, la reintroduzione delle sanzioni contro l'Iran sono quanto mai chiare: «Chiunque faccia affari con l'Iran non farà affari con gli Stati Uniti. Io chiedo la pace a livello mondiale, niente di meno». Un commento, questo, arrivato poche ore dopo la riattivazione di dure sanzioni economiche contro l'Iran che erano state revocate dopo lo storico accordo nucleare aggiunto nel 2015 tra Teheran e il Gruppo 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania), abbandonato a maggio dallo stesso Trump. Si tratta, ha aggiunto Trump, «delle sanzioni più dure mai imposte e a novembre aumenteranno fino a un altro livello». 

Le sanzioni contro l'Iran
La prima serie di sanzioni statunitensi prende di mira vari settori dell’economia iraniana, dalle auto all’oro, fino al trasporto marittimo; le sanzioni contro i settori petrolifero, energetico e bancario scatteranno invece dal 5 novembre, quando sarà impedita anche qualsiasi transazione da parte di istituzioni finanziarie straniere con la banca centrale iraniana. Convinto che il Comprehensive Plan of Action (JCPOA) sia «orribile», Trump vuole aumentare la pressione su Teheran affinché «cambi la sua condotta», pur restando «aperto a un accordo più completo che affronti una vasta gamma delle attività maligne del regime, incluso il suo programma missilistico e il suo sostegno al terrorismo».

Bolton: «Pressione senza precedenti sull'Iran»
A chi parla di «cambio di regime in Iran» come reale obiettivo delle politiche della Casa Bianca, il consigliere per la Sicurezza nazionale risponde però in maniera chiara: «L'amministrazione Trump ha alcun interesse politico in Iran. La nostra linea politica non è quella di avere un cambio di regime» ha detto durante un'intervista a Fox News, registrata prima dell'annuncio ufficiale delle sanzioni. «Vogliamo mettere una pressione senza precedenti al governo iraniano affinché cambi comportamento. Ma finora non hanno mostrato di essere pronti a farlo».

Rohani, gli Usa e la 'guerra psicologica'
Il presidente della Repubblica islamica d'Iran, Hassan Rohani, ha però accusato gli Stati Uniti di condurre «una guerra psicologica» contro Teheran ed ha giudicato «insensato» da parte statunitense associare negoziati e sanzioni riguardo al programma nucleare iraniano. Rohani ha spiegato che la richiesta di Washington di nuovi negoziati nello stesso momento in cui reintroduce sanzioni paralizzanti «non ha senso: stanno imponendo sanzioni ai bambini, ai malati e alla nazione iraniana», ha affermato in un'intervista televisiva. «Vogliono lanciare una guerra psicologica contro la nazione iraniana e creare divisioni nel popolo», ha insistito Rohani.

«Le sanzioni colpiranno le forniture essenziali»
Rohani ha fatto riferimento in particolare al timore che vengano colpite le forniture «essenziali», come i medicinali. L'Iran, ha aggiunto, ha «sempre accolto favorevolmente i negoziati», ma Washington avrebbe dovuto prima dimostrare che ci si può fidare. «Se sei un nemico e colpisci l'altro con un coltello e poi dici di voler negoziare, la prima cosa che devi fare è rimuovere il coltello», ha insistito il presidente iraniano. «Come possono dimostrare di essere degni di fiducia? Ritornando al JCPOA», l'accordo sul programma nucleare che Teheran ha firmato nel 2015 con il Gruppo 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania) e che Donald Trump ha deciso di abbandonare.