9 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Conte a Berlino per dividere il peso dei flussi migratori. Intanto in Germania è guerra aperta contro il «Merkel-pensiero»

Senza un rafforzamento della gestione europea il fenomeno migratorio non può essere governato ed è destinato a rimanere fuori controllo

BERLINO - Senza un rafforzamento della gestione europea il fenomeno migratorio non può essere governato ed è destinato a rimanere fuori controllo. L’Italia non può restare da sola, e senza adeguati meccanismi di solidarietà che operino una redistribuzione più equa. Le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nelle dichiarazioni a Berlino con la cancelliera tedesca Angela Merkel, prima del colloquio bilaterale, sono più che mai eloquenti di una situazione che, così, non regge più. La posta in gioco per l’Europa è altissima, il tema della migrazione e quello della governance economica europeo possono e devono essere l’occasione per costruire un’Europa più forte e più equa che possa rispondere ai bisogni primari dei cittadini, dice Conte. "Già al G7 e poi con Macron, mi sono fatto portatore di nuovo approccio sulla migrazione. La Ue deve cambiare prospettiva e credo che anche la Germania ne sia consapevole». La proposta di riforma del regolamento di Dublino fin qui in discussione «è superata nei fatti, la direzione non può essere quella», ammonisce ancora il premier.

Cosa serve fare davvero
Le frontiere italiane sono europee: "Dobbiamo operare tutti insieme con un approccio integrato e multi livello. Quindi superare Dublino per un approccio solidale, per cui chi mette piede in Italia mette piede in Europa». E ancora: agire sui Paesi di transito per l’identificazione e la richiesta di asilo dei migranti. La Ue deve contrastare gli "indegni" traffici di essere umani, controllare le frontiere esterne e anche i movimenti secondari dei richiedenti asilo, senza innescare "dinamiche bilaterali e intergovernative che rischiano di condurre alla fine di Schengen".

Scontro Merkel-Seehofer
Tutto ciò mentre il ministro tedesco dell’Interno, per quanto riguarda la Germania, dice chiaramente che vuole chiudere le frontiere ai migranti già dal primo luglio se Angela Merkel non troverà soluzioni con i partner Ue. La cancelliera ribatte che gli accordi in sede europea sono possibili, ma comunque non ci sono «automatismi» in termini di respingimenti. A Berlino prosegue dunque il tesissimo confronto tra Horst Seehofer e la Kanzlerin. Merkel ha dovuto anche ribadire che è lei in fin dei conti a decidere, non Seehofer. Echeggiando in qualche modo le parole del presidente francese Emmanuel Macron, che venerdì, proprio a fianco di Conte, ha ricordato che lui è il presidente e che in Germania e Italia sono i capi del governo a stabilire le regole. Ma Seehofer, che è anche il leader dell’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU), affiliata all’Unione Cristiano-Democratica (Csu) di Merkel, ha gli occhi puntati alle elezioni in Baviera di ottobre, con la minaccia che la destra populista di Alternativa per la Germania (Afd) possa seriamente capitalizzare sull’emergenza migranti.

Spodestare Merkel? Macché...
Ieri il ministro dell’Interno aveva assicurato che il suo obiettivo non è spodestare Merkel. Oggi però ha sottolineato che sul problema dei richiedenti asilo in arrivo in Germania «non posso dire che abbiamo il controllo della situazione». E si è mostrato stupefatto alla notizia – che dice di avere da poco appreso – che i richiedenti asilo respinti dalla Germania possono tornare nel Paese. «In sostanza, è uno scandalo», ha decretato Seehofer, che nel 2015 ha dovuto gestire da governatore della Baviera l’arrivo della marea migratoria scatenata dall’apertura delle frontiere voluta da Merkel nel nome dell’accoglienza di chi fugge da guerra e persecuzioni. Un milione di ingressi, complessivamente, che sono diventati il motore dell’avanzata elettorale dell’Afd nelle elezioni dello scorso settembre.

La riforma del sistema di asilo targato Seehofer
Il litigio tra la cancelliera e il ministro bavarese è centrato su un piano di riforma del sistema di asilo elaborato da Seehofer – e approvato dalla Csu – in base al quale i migranti già registrati in altri Paesi di approdo devono essere respinti automaticamente alla frontiera tedesca. Questo farebbe saltare in aria il sistema di Dublino, il principio di libero movimento nell’Ue e manderebbe in tilt l’idea di un coordinamento tra Paesi membri. Il peso dell’arrivo dei migranti sarebbe lasciato sostanzialmente sulle spalle dei Paesi di approdo, Italia, Spagna e Grecia in primis. Seehofer dice di approvare l’idea di un «asse» con Roma e Vienna, dove per Roma si intende per ora il collega Matteo Salvini. Nei suoi ultimi auspici, riassunti in una intervista al Frankfuter Allgemeine Zeitung, il vertice Ue di fine mese deve «riconoscere i fardelli che gravano sulla politica migratoria della Germania, che garantisca l’effettiva protezione dei confini esterni dell’Ue e una giusta distribuzione della gente che ha diritti di residenza, come pure un veloce rimpatrio di chi questi diritti non li ha».

Trump contro Merkel
Tornando a lodare la sua linea della «tolleranza zero» sull’immigrazione irregolare, persino il presidente Usa Donald Trump è tornato a parlare di Europa, citando come esempio da non seguire quello della Germania e dell’Europa in generale. «La popolazione della Germania si sta rivoltando contro i suoi leader» ha scritto Trump su Twitter, definendo «debole» la coalizione a Berlino. «Il crimine in Germania sta aumentando. Grossi errori sono stati fatti in tutta l’Europa, permettendo a milioni di persone di entrare». «Non vogliamo che ciò che sta accadendo in Europa accada anche da noi!».