24 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
Russia

L'incredibile vicenda di Babchenko, il giornalista che ha fatto finta di essere stato ucciso per dare la colpa a Putin

Manovra diversiva, mentre la Polonia schiera truppe corazzate statunitensi. L'isteria russofobica assume contorni grotteschi

KIEV - Il parametro che può dare, per coloro che hanno ancora la forza e la voglia di affrontare la verità, la misura dell'isteria russofobica di questi tempi è il caso Arkady Babchenko. Chi è costui? Per i più fino a ieri era un ignoto. Poi è salito alla ribalta globale nel giro di poche ore in quanto «giornalista scomodo russo, ex inviato di guerra, ex soldato, ex corrispondente di Novaja Gazeta, ma soprattutto nemico di Vladimir Putin». Arkady Babchenko è il giornalista eroe fuggito in Ucraina per scappare alle persecuzioni del dittatore russo e del suo potente servizio di sicurezza. Ma, raggiunto a Kiev da un commando, viene ucciso in circostanze misteriose. Babchencko diventa un eroe globale, un santo laico che si batte contro il male e, alla fine, schiacciato dagli eventi e dalla forze del nemico, cade. Le ricostruzioni più fantasiose addirittura lo fanno perire con le armi in pugno, da vero combattente per la libertà. "L'uomo - sostiene in una conferenza stampa un coraggioso membro del governo ucraino - è stato ritrovato con il corpo crivellato da tre proeittili, ed è morto in ambulanza dissanguato». Sconcerto nel mondo.
Ma in tutto il mondo di più non si sa, e si diffonde a velocità siderale dapprima il sospetto, poi la certezza, che il giornalista ucciso sia una delle tante vittime di Vladimir Putin. L'uomo assetato di sangue, l'Ivan IV che vuole allungare i suoi artigli sul mondo e far fuori i boiardi a lui nemici in ogni parte del mondo.

Colpo di scena
Poi, il colpo di scena: durante una conferenza stampa sul dramma di Arkady Babchenko, chi si presenta? Arkady Babchenko, vivo e vegeto. Il personaggio sostiene spavaldamente che la sua è stata una messa in scena per evitare di essere ucciso dagli agenti di Putin: un'operazione dei servizi segreti ucraini. Niente meno. Due mesi fa, questa la ricostruzione dei servizi segreti ucraini, sarebbero venuti a conoscenza dell’intenzione di «persone all’estero» di commissionare l’uccisione di Babchenko a Kiev. Non è dato sapere chi siano queste persone dall'estero. È allora che sarebbe partita l’operazione speciale con il coinvolgimento dello stesso giornalista russo. Il presunto killer, che non ha ammazzato nessuno, è stato arrestato ed ora si è alla ricerca del committente. Che ovviamente sarà un russo amico di Putin. Alla conferenza stampa Babchenko si è scusato con tutti coloro che avevano pianto la sua morte. Non è chiaro se la moglie fosse o no a conoscenza del piano. Per simulare la sua morte, ha ammesso, si era avvalso della professionalità di un truccatore che ha usato sangue di maiale.

Russofobia alle stelle
La vicenda potrebbe essere sfruttata per un film comico, ma la situazione risulta molto più seria e per molti aspetti drammatica. Di queste fandonie, che non temono di sfidare il senso del ridicolo, si nutre l'isteria collettiva anti russa, che mina le basi della convivenza civile tra due culture molto diverse. La sequela di accuse mai provate, accuse gravissime, è a questo punto lunga: due quelle più gravi, l'avvelenamento della ex spia Sergey Skripal a Londra, nonché la copertura delle armi chimiche utilizzate dal presidente Bashar al Assad in Siria. Mai nessuna prova è stata portata a sostegno di queste teorie complottiste, che anzi nel tempo si sono sgonfiate: le accuse sparate, si pensi al sempre pronto Boris Johnson, non hano mai trovato alcun riscontro. Nonostante la campagna mediatica ossessiva, il cui unico scopo è costruire un vasto senitmento di odio e paura versa la Russia. Ora subentra questa nuova, sgangherata, vicenda. Il disegno è chiaro: demonizzare la Russia e rendere il suo presidente il simbolo del male. Perché la Russia sta diventando sempre più ricca e indipendente. E di questi tempi, come peraltro è chiaramente individuabile anche nelle peripezie italiane di questi giorni, le due cose non possono andare bene insieme.

Perché accade questo? La risposta in Polonia
E' passata inosservata la decisione presa dal governo polacco di ospitare una divisione corazzata statunitense, in forma permanente. E' una decisione senza precedenti, che rafforza la cintura militare che stringe la Russia, ormai sotto assedio. Un documento esplosivo con cui Varsavia si impegna a costruire caserme, magazzini, strutture militari, tutto con fondi propri, esattamente quanto chiede Donald Trump ai membri della Nato: armatevi contro la Russia, e fatelo con i vostri soldi. Il presidente russo ha risposto con moderazione, invitando gli occidentali a «non superare la linea rossa». Linea ormai ampiamente superata.