19 settembre 2018
Aggiornato 14:16

Lampedusa, hotspot chiuso per ristrutturazione dopo la denuncia della Croce Rossa

Si susseguono le denunce sulle condizioni dei migranti: prima quella della Croce Rossa sull'hotspot di Lampedusa, poi quella del sindaco di Pozzallo e non solo
Hotspot di Lampedusa
Hotspot di Lampedusa (ANSA)

LAMPEDUSA - La Croce Rossa di Roma che partecipa alla gestione del Centro di Primo Soccorso e Accoglienza (CPSA) di Lampedusa ha «più volte denunciato» alle Autorità competenti i tempi eccessivi di permanenza delle persone accolte. Lo si legge in una nota della Croce Rossa. Il Centro di Lampedusa dovrebbe infatti prevedere una permanenza effettiva di 24/48 ore mentre nella realtà i tempi vanno molto oltre fino a toccare picchi di molte settimane se non mesi. «Questa situazione sta determinando gravi criticità - spiega la Cri - nella gestione del Centro, che di per sé non è strutturato per un'accoglienza di lungo periodo, avendo come effetto anche conseguenze negative sul profilo qualitativo dell'accoglienza che cerchiamo in ogni modo di garantire. Dunque, chiediamo un rapido ed efficace intervento, volto a dare risposte che vadano verso quello che è il nostro obiettivo da quando abbiamo preso in carico l'accoglienza sull'Isola. Ovvero il profilo umanitario oltre quello di garantire sicurezza sia per gli ospiti che per gli operatori. Per parte nostra ci siamo più volte attivati ma finora non abbiamo riscontrato un'inversione di tendenza. Cosa che ci auguriamo accada quanto prima. In caso contrario considereremo conclusa la nostra esperienza presso il Centro».

Hotspot chiuso per 'ristrutturazione'
Dopo tale denuncia,  il centro è stato chiuso per «lavori di ristrutturazione".  «Le decisioni assunte al Viminale sulla chiusura temporanea dell'Hotspot di Lampedusa per consentire i lavori di ristrutturazione, confermano quello che sosteniamo da tempo cioè che la struttura così com'é è inadeguata: evidentemente l'allarme che abbiamo lanciato più volte nel corso degli ultimi mesi, era fondato» ha detto Totò Martello, sindaco di Lampedusa e Linosa commentando la chiusura temporanea dell'hotspot dell'isola. «Durante il periodo di chiusura dell'Hotspot gli sbarchi saranno dirottati altrove - ha aggiunto Martello - ed i migranti che raggiungeranno ugualmente l'isola saranno trattenuti il tempo necessario per l'identificazione e subito dopo trasferiti». «L'amministrazione comunale seguirà da vicino questa fase e garantirà, come ha sempre fatto, la massima collaborazione con le istituzioni e le forze dell'ordine e di soccorso impegnate su questo fronte. Credo anche - ha concluso Martello - che si debba utilizzare questa fase per correggere gli errori del passato e per dare una nuova impostazione alla vocazione all'accoglienza della nostra isola».

Sindaco di Pozzallo: migranti come ebrei nei lager
«Non capisco la distinzione tra immigrati che vengono da Paesi in guerra e immigrati che provengono da un Paese dove c'è una situazione economica che è drammatica. Però quello che mi impressiona è che sembra di tornare a 70 anni fa, quando abbiamo visto quelle drammatiche scene di un campo di concentramento e quegli esseri umani, quegli ebrei, ridotti pelle e ossa.» Lo ha detto Roberto Ammatuna, sindaco di Pozzallo e primario del pronto soccorso dell'Ospedale Maggiore di Modica a Effetto Giorno a Radio 24, commentando la morte del giovane migrante eritreo di 22 anni, deceduto di stenti dopo essere sbarcato in Sicilia. «E questa è la sensazione che io ho avuto in questo ultimo sbarco, quindi la situazione peggiora sempre di più e ci vuole veramente una strategia europea. Le persone di quest'ultimo sbarco sono persone malnutrite, proprio morte di fame e di sete, alcune di loro sono morte di stenti fisici - continua il sindaco medico a Radio 24 -. Noi, come città, vogliamo continuare in quest'opera di accoglienza perché in un Paese civile non si può tirarsi indietro. Speriamo che ci sia un maggiore coinvolgimento dell'Europa e - conclude a Radio 24 - voglio ribadire che abbiamo accanto a noi il ministero degli Interni e il Governo italiano».

Il caso britannico
Quello di Lampedusa non è però un caso isolato a livello europeo. I migranti rinchiusi nel principale centro di raccolta della Gran Bretagna sono stati mantenuti in «condizioni carcerarie» per periodi di tempo «eccessivamente lunghi», secondo quanto accertato da una commissione di inchiesta dell'Ispettorato delle prigioni. Alcuni migranti sono rimasti nel centro di Harmondsworth, nei pressi dell'aeroporto londinese di Heathrow, per quattro anni: le ispezioni hanno accertato che la maggior parte dei rimpatri programmati non sono stati portati a termine per dei ricorsi legali in essere o per la mancanza di documenti di viaggio. La condizioni di permanenza poi hanno messo in luce gravi problemi sia per quel che riguarda la sicurezza che il rispetto dei migranti: le condizioni igieniche rimangono precarie e si sta diffondendo sempre di più l'uso di droghe.