21 settembre 2018
Aggiornato 02:00

Sarà Trump a riportare (finalmente) la pace in Afghanistan?

Il segretario alla Difesa James Mattis, in Afghanistan, apre una speranza su un possibile negoziato di pace con i talebani
Il presidente Usa Donald Trump e il segretario alla Difesa James Mattis.
Il presidente Usa Donald Trump e il segretario alla Difesa James Mattis. (EPA/MICHAEL REYNOLDS / POOL)

KABUL - Il segretario alla Difesa Usa, Jim Mattis, è arrivato questa mattina in Afghanistan. Una visita non annunciata, in un momento in cui si moltiplicano i segnali su un possibile negoziato di pace con i talebani. O almeno una parte di loro. «Può darsi che non riusciremo a mettere assieme tutti i talebani in un solo colpo, questo forse sarebbe chiedere troppo. Ma ci sono elementi chiaramente interessati a parlare al governo afgano», ha detto il capo del Pentagono al suo arrivo a bordo di un jet militare. A fine febbraio Ashraf Ghani ha proposto colloqui di pace ai talebani. Il capo dello Stato afgano aveva condizionato il negoziato a un cessate il fuoco e al riconoscimento della Costituzione del 2004. In cambio aveva offerto il riconoscimento dei talebani come partito politico, la possibilità di emendare la Costituzione e la garanzia di sicurezza di tutti coloro che avrebbero accettato la sua proposta.

Rifiuto
Ma in una prima reazione su Twitter, i talebani hanno respinto l'offerta ritenendola una richiesta di «resa». Gli insorti hanno quindi lanciato un appello al boicottaggio di una conferenza a Giacarta, definendo il governo afgano «illegittimo» e le sue proposte di pace «deludenti». Apostrofando l'esecutivo di Kabul come «burattino» di Washington, gli Studenti del Corano hanno invece inviatato gli Stati Uniti a «parlare» direttamente con i loro rappresentanti in Qatar, ignorando le autorità afgane.

Processo di pace
Attraverso il processo di pace, «ci stiamo dirigendo verso una vittoria in Afghanistan», è stato oggi il commento di Mattis. «La vittoria sarà una riconciliazione politica», "non una vittoria militare", ha riconosciuto il capo del Pentagono, che lo scorso giugno aveva già ammesso che gli Stati Uniti "non hanno vinto" contro i talebani in Afghanistan. E in effetti, nonostante la presenza di 100.000 soldati statunitensi su un totale di 140.000 militari internazionali sotto bandiera Nato nel momendo di massi sforzo dell'Alleanza, i talebani non sono mai stati sconfitti. La situazione resta di "impasse", ha confermato a novembre il comandante delle forze Usa nel Paese, John Nicholson. I talebani, di gran lunga il gruppo armato più potente in Afghanistan, hanno rivendicato 472 attacchi nel solo mese di gennaio 2018, secondo il Terrorism Research Group, con base a Washington. Un numero significativo, visto che tradizionalmente la stagione dell'offensiva militare talebana inizia più tardi, con l'arrivo della primavera.

Stime
Un'agenzia governativa statunitense ha stimato a ottobre che il 43% del territorio afgano è sotto il controllo dei talebani o conteso alle forze governative. L'anno scorso, il presidente Usa Donald Trump ha ordinato di intensificare i bombardamenti sui talebani, i loro campi d'addestramento e i laboratori per la produzione di droga. Più di 3.000 soldati statunitensi inoltre sono arrivati in Afghanistan negli ultimi mesi per addestrare e consigliare le forze di sicurezza afgane, per un totale di 14.000 uomini. Durante gli ultimi giorni di mandato di barack Obama erano solo 8.500.

(fonte afp)