22 settembre 2021
Aggiornato 22:01
Afghanistan

La scommessa cinese sui talebani

Pechino ha chiesto alla comunità internazionale di essere «più obiettiva» nel giudicare i talebani tornati al potere in Afghanistan, perché appaiono oggi più razionali di quanto non fossero in passato

La scommessa cinese sui talebani
La scommessa cinese sui talebani Pixabay

La Cina ha chiesto oggi alla comunità internazionale di essere «più obiettiva» nel giudicare i talebani tornati al potere in Afghanistan, perché appaiono oggi più razionali di quanto non fossero in passato. La portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying ha sostenuto che, al di là del comportamento passato dei talebani, «nulla è inciso nella pietra» e nell'affrontare un problema bisogna non solo guardare a ciò che è stato, ma «anche a ciò che sta accadendo ora, non solo ascoltando ciò che viene detto, ma pure osservando quanto viene fatto».

Secondo la portavoce cinese, «il rapido cambiamento di situazione in Afghanistan mostra che il passato giudizio sulla nazione da parte del mondo esterno è stato carente di obiettività e di un'accurata comprensione dell'opinione pubblica in Afghanistan».

E cosa sta accadendo oggi nel paese? «I talebani afgani sono più calmi e razionali rispetto all'ultima volta in cui si sono trovati al potere. Noi incoraggiamo e speriamo che i talebani afgani mettano in pratica ciò che hanno dichiarato negli ultimi giorni», ha sostenuto la portavoce cinese.

La scommessa di Pechino sul nuovo regime talebano a Kabul è rischiosa. I talebani, da sempre, puntano alla ricostituzione di un Emirato islamico in Asia centrale, con un campo d'azione che è transnazionale. Tuttavia da quando hanno ripreso Kabul, gli esponenti del gruppo fondamentalista hanno promesso di attuare una politica più moderata, anche nei confronti delle donne, e di mettere in pratica un'amnistia per i quadri del regime filo-americano.

Soprattutto, e questo è quanto interessa di più a Pechino, il portavoce Zabigullah Mujahid, ha dichiarato di non volere nemici interni o esterni e di mantenere relazioni pacifiche con gli altri paesi.

La Cina ospita una grande comunità musulmana al suo interno, con problematiche piuttosto forti in relazione in particolare a quella uigura nel Xinjiang. In questo senso, il peggiore degli scenari per Pechino è sempre stato quello di un Afghanistan fuori controllo dopo il ritiro degli americani, la cui instabilità tracimi nella sua provincia più occidentale.

In questo senso, l'azione cinese è volta a cristallizzare il quadro a Kabul, ingabbiando in accordi le potenze regionali che possano avere voce in capitolo. Tale approccio implica un forte attivismo della diplomazia cinese.

Ieri, per esempio, il ministro degli Esteri Wang Yi ha sentito il suo omologo turco Mevlut Cavusoglu, con Ankara che punta a un ruolo importante di protezione dell'aeroporto di Kabul, snodo cruciale per i ponti aerei d'evacuazione degli stranieri e degli afgani che si sentono minacciati. «I leader dei talebani hanno detto che risolveranno i problemi e soddisferanno le aspirazioni del popolo. Questo invia un segnale positivo al resto del mondo», ha spiegato Wang.

L'opzione favorita dai cinesi è quella del governo inclusivo, un'ipotesi su cui si sta ragionando a Kabul, visto che - a quanto è stato dichiarato da più fonti - i talebani stanno trattando con l'ex presidente Hamid Karzai e con il presidente del Consiglio di riconciliazione nazionale Abdullah Abdullah un'ipotesi di questo tipo.

Questo, ovviamente, alla Cina non basta. Wang ha chiarito che, per avere un più concreto riconoscimento da parte di Pechino, i talenamni dovranno «tagliare completamente i rapporti con tutte le forze terroristiche» e, principalmente con il Movimento islamico del Turkestan orientale (ETIM), che è considerato responsabile di attacchi in Xinjiang e altrove in Cina.

Lo scorso mese a Tianjin è stato anche ospitata una delegazione di alto livello talebana per discutere i prossimi passi. A guidarla era il mullah Abdul Ghani Baradar, l'uomo forte del movimento talebano oggi, che si pensa diventerà il prossimo presidente.

Dal punto di vista afgano, il riconoscimento e un concreto aiuto cinese potrebbero esserre vitali. Non solo per avere un punto d'appoggio nel Consiglio di sicurezza dell'Onu, ma anche perché la situazione in Afghanistan potrebbe essere ingovernabile da un punto di vista economico. La Fed Usa ha congelato i conti del paese - e secondo l'ex governatore della banca centrale afgana Ajmal Ahmady, che ha parlato col Financial Times - ci sarebbero 9 miliardi di dollari bloccati. E la gran parte dell'economia dipende dagli aiuti (ieri il Fondo monetario internazionale ha posto uno stop alle erogazioni). In tal senso, un buon rapporto con la seconda potenza economica del mondo potrebbe essere la chiav di volta.

(con fonte Askanews)