16 novembre 2018
Aggiornato 22:30

Afghanistan, Mosca: «Strategia di Trump basata sulla forza è senza futuro»

La nuova strategia di Donald Trump in Afghanistan, che si basa soprattutto (e ancora una volta) sul ricorso alla forza, è senza futuro. Questo il parere di Mosca, che sul destino del Paese ricopre un'influenza sempre più determinante
Soldato in afghanistan
Soldato in afghanistan (EPA/GHULAMULLAH HABIBI)

MOSCA - La nuova strategia di Donald Trump in Afghanistan, che si basa soprattutto sul «ricorso alla forza», è «senza futuro». Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. La Russia si rammarica che «questa nuova strategia annunciata da Washington si basi soprattutto su metodi di ricorso alla forza», ha dichiarato il ministro degli Esteri russo in una conferenza stampa, «Noi siamo convinti che questo percorso non abbia futuro». Trump, tornando su una promessa in campagna elettorale di «lasciare l'Afghanistan», ha spianato la strada all'invio di migliaia di soldati supplementari - fino a 3.900 soldati secondo il Pentagono - accentuando le pressioni sul Pakistan accusato di essere un rifugio degli «agenti del caos». Circa 8.400 soldati americani sono al momento presenti in Afghanistan in seno a una forza internazionale che dispone complessivamente di 13.500 uomini che essenzialmente si occupano di consigliare le forze afgana, a loro volta forti di un organico di 190mila uomini.

Le perplessità di Mosca
Martedì, il segretario di stato americano Rex Tillerson ha affermato che Mosca fornisce armi ai talebani in «violazione delle norme internazionali». Non è «la prima volta che ci accusano di sostenere i talebani e anche di consegnare loro armi», ha commentato Lavrov, «Nessun fatto (per suffragare questa accusa) è stato presentato». Secondo il ministro degli Esteri russo, Mosca mantiene contatti con i talebani unicamente per garantire «la sicurezza dei cittadini e delle istituzioni della Russia» in Afghanistan e per chiedere «un dialogo con il governo» afgano.

Il rinnovato scontro Usa-Russia nel Paese
Oggi l'Afghanistan si profila come l'ennesimo terreno di scontro tra Usa e Russia. La regione che ad oggi è ancora occupata da truppe Nato, e le cui strategiche basi aeree sono nelle mani degli Stati Uniti, impensierisce Mosca anche a causa della sempre maggiore presenza dell'Isis nel Paese, e del narcotraffico che rimpolpa di droga la Russia. Sembrano inscriversi in questo scenario le offerte di training militare e gli aiuti economici che Mosca ha avanzato a Kabul, anche grazie all'impegno dall'inviato speciale nel Paese Zamir Kabulov. Che conosce molto bene la Russia, visto che è stato ambasciatore a Kabul fino al 2009, e ha trattato con i talebani del Mullah Omar per la liberazione di prigionieri russi nel 1995. Non è forse un caso che proprio la Russia abbia di recente organizzato un incontro internazionale sull'Afghanistan con i rappresentati dei Paesi della regione, incontro a cui gli Stati Uniti non sono stati invitati. In previsione di tale occasione, Lavrov ha dichiarato che «i talebani devono essere inclusi in un dialogo costruttivo» per trovare una soluzione al conflitto afgano, come al radicamento del gruppo Stato Islamico. 

L'obiettivo di Mosca
Mosca si pone dunque l'obiettivo clamorosamente mancato dall'Occidente: quello, cioè, di cercare di pacificare un Paese distrutto da 40 anni di conflitto e di guerra civile, concedendo realisticamente ai talebani lo status di parte in causa. A Washington serpeggia già preoccupazione. Gli ufficiali del Pentagono accusano i russi di stabilire contatti con gli stessi talebani. Il generale Joseph Votel, supervisore delle forze americane nella regione, ha dichiarato davanti alla Commissione Servizi Armati del Senato che i russi starebbero «cercando di accrescere la loro influenza in quella tormentata area del globo». L'ipotesi degli ufficiali del Pentagono è che la Russia stia provando a minare la stabilità del governo di Kabul, offrendo ai talebani legittimazione internazionale (oltre che armi per la guerriglia), con il pretesto del loro impegno sul campo contro l'Isis. Dal canto suo, Mosca ha smentito. Kabulov ha risposto alle accuse imputando a Washington il tentativo di spostare l'attenzione dal suo clamoroso insuccesso nel Paese. Di certo, la Russia sembra destinata a diventare sempre più protagonista.