17 agosto 2018
Aggiornato 07:00

Afghanistan, talebani agli Usa: pronti al dialogo. Record di civili uccisi nel 2017

I talebani inviano una lettera agli Usa con la richiesta di inziare un dialogo pacifico. Ma Washington non pare disposta a negoziare
Un soldato americano in Afghanistan
Un soldato americano in Afghanistan (EPA /JAWAD JALALI)

KABUL - In una lettera aperta al «popolo americano», il Movimento dei talebani ha affermato di essere disposto a iniziare un «dialogo pacifico» per porre fine alla guerra che da 17 anni sconvolge l'Afghanistan. Secondo una copia della lettera di quasi 3.000 parole, rilasciata ieri dal portavoce talebano Zabihullah Mujahid in diverse lingue, il gruppo ha invitato il popolo americano a fare pressioni sulla Casa Bianca per porre fine al suo «illegittimo» intervento militare in Afghanistan e per respingere "le politiche inesperte del presidente Donald] Trump e dei suoi consiglieri mercanti di guerra». La lettera, di cui ha dato conferma anche Site, il gruppo che monitora le attività dei jihadisti nel mondo, è stata indirizzata anche a «funzionari di organizzazioni non governative indipendenti e a membri del Congresso amanti della pace» e fa riferimento anche ai recenti attacchi aerei guidati dagli Stati uniti contro i talebani.

Colloqui
Durante lo scorso fine settimana, il gruppo militante ha invitato il senatore repubblicano del Kentucky Rand Paul, profondamente critico della prolungata guerra Usa in Afghanistan, a visitare quello che i talebani hanno definito un ufficio politico nella capitale del Qatar, Doha, «per colloqui reciproci». Nello stesso tempo, il gruppo ha affermato che un immediato ritiro degli Stati Uniti dall'Afghanistan porterebbe la pace nel paese e accrescerebbe la sicurezza internazionale.

Dagli Usa no al dialogo
Il governo afgano non ha commentato la lettera dei talebani, ma un portavoce della missione militare della Nato in Afghanistan ha respinto l'offerta di dialogo. «Il comunicato dei talebani non mostra la volontà di impegnarsi in colloqui di pace. I recenti attacchi sono più altisonanti di queste parole», ha precisato il capitano Tom Gresback, riferendosi alla lettera.

2017 annus horribilis
Intanto, il bilancio dei civili uccisi nel 2017 batte ogni record. Sono quasi 2.300 civili sono stati uccisi o feriti in bombardamenti in Afghanistan nel 2017, il bilancio più alto mai registrato nel Paese dalle Nazioni Unite e attribuito agli insorti. Complessivamente, 57 attacchi suicidi e altre forme di attentato hanno causato 605 morti e 1.690 feriti, il +17% in più rispetto all'anno precedente, diventando con l'esplosione di mine e altri ordigni la principale causa di morte e lesioni: lo ha affermato la missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan nella sua relazione annuale sulle vittime civili. «Questa tendenza è già confermata nel 2018», ha detto ai giornalisti la rappresentante speciale delle Nazioni Unite Tadamichi Yamamoto, ricordando i tre grandi attacchi compiuti a Kabul e quello contro l'ong britannica Save the Children a Jalalabad, nell'Est dell'Afghanistan, che hanno ucciso più di 130 persone e ferito altre 250 a fine gennaio. Per il quarto anno consecutivo, il bilancio annuale di 3.438 morti e 7.015 feriti ha superato la soglia delle 10.000 vittime - 10.453 in totale nel 2017 - ma il dato è in calo del 9% rispetto al 2016, principalmente a causa della diminuzione degli scontri diretti tra insorti e forze filogovernative.Le vittime di attacchi complessi - ovvero di esplosioni, seguite dall'attacco di insorti - rappresentano il 22% del totale, "il bilancio più pesante mai registrato in un solo anno (per questo tipo di attacchi) da quando la  misisone di assistenza dell'Onu ha iniziato a documentare le vittime civili del conflitto afgano nel 2009", hanno riferito le Nazioni unite.

Uccisioni quotidiane
«La gente viene uccisa durante le attività quotidiane, quando viaggia in autobus, prega alla moschea o semplicemente perché passa vicino a un edificio», ha commentato l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein. Le Nazioni Unite sono particolarmente preoccupate per l'aumento degli attacchi settari contro la comunità sciita e le sue moschee, principalmente a Kabul ed Herat (Ovest), rivendicati dal gruppo dello Stato islamico. «La cosa più preoccupante è l'aumento degli attacchi indiscriminati su aree densamente popolate», hanno insistito gli autori del rapporto, in particolare a Kabul, città in cui si è registrato il 16% del numero totale di vittime nel 2017. l rapporto delle Nazioni Unite assegna circa i due terzi di tutte le vittime (65%) ai ribelli (il 42% ai talebani, il 10% all'Isis e il 13% indeterminato), il 13% alle forze governative e il 2% alle forze internazionali. Con l'aumento dei raid aerei statunitensi e afgani contro le postazioni talebane e dell'Isis, le vittime non volute o causate da errore sono aumentate del 7% rispetto al 2016, con 295 morti e 336 feriti, «il bilancio annuale sulle operazioni aeree più pesante dal 2009».

Fanno più morti gli Usa dei talebani
Secondo la missione Onu, la maggior parte delle vittime sono state fatte dalle forze statunitensi, le uniche nella coalizione occidentale a condurre operazioni aeree: nonostante le poche sortite (25 alla settimana in media, contro le 40 dei piloti afgani), i bombardamenti americani hanno ucciso 154 persone e ferito 92 civili in 49 operazioni. Il numero di donne (+22%) e di bambini (+33%) colpiti da questi attacchi è in aumento, anche se "il rapporto tra il numero di raid e il numero di vittime mostra un miglioramento delle procedure", ha stimato l'Onu.