Esteri | Elezioni Russia

Limonov, Kasparov, Zhirinovskij e adesso Navalny: la tragica opposizione russa che rafforza Putin

La Commissione centrale elettorale della Russia ha bocciato la candidatura di Alexei Navalny alle Presidenziali 2018

Il presidene russo, Vladimir Putin
Il presidene russo, Vladimir Putin (ANSA)

MOSCA - La Commissione centrale elettorale della Russia ha bocciato la candidatura di Alexei Navalny alle Presidenziali 2018. La decisione era attesa, ma deflagra sui media occidentali in una strana luce complottista. Navalny, è stato eletto al di fuori della Russia come «leader dell'opposizione». Una pessima notizia per il Presidente Putin, dato che l’esclusione si Navalny lo danneggia sul piano internazionale ben più della candidatura del blogger anti corruzione. Navalny, controverso personaggio amato dai media occidentali, non ha alcun seguito in Russia e non avrebbe mai avuto la possibilità di impensierire Vladimir Putin che si appresta a stravincere le prossime elezioni.

Appropriazione indebita
La Commissione ha dichiarato il blogger 'ineleggibile per problemi con la giustizia'. I dodici componenti della Commissione elettorale ad unanimità hanno votato contro la candidatura del principale oppositore di Vladimir Putin a causa della condanna a carico di Navalny, con pena sospesa, a 5 anni per appropriazione indebita in due processi. La normativa russa prevede che un candidato alle elezioni presidenziali debba essere incensurato: i processi che ha subito Navalny, definito «controverso» in occidente, dato che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo lo definì ingiusto, in ragione di  un complotto non meglio chiarito, hanno avuto uno svolgimento regolare. Secondo la sentenza del primo processo con cui era stato condannato a cinque anni di carcere, Navalny ha truffato l’azienda statale Kirovles, che si occupa di produzione di legname: il reato si riferisce al 2009, periodo in cui Navalny lavorava come consulente del governatore della regione russa di Kirov, Nikita Belykh. L'avversario di Putin, comunque, aveva raccolto le firme necessarie per la candidatura, che però sono risultate inutili. Navalny, che ha 41 anni, è stato incarcerato tre volte quest'anno e accusato formalmente di violazione della legge per avere ripetutamente organizzato comizi non autorizzati.

Assenza di opposizione
Il principale oppositore di Putin in occidente ha invitato tutti i suoi sostenitori a non partecipare al voto, proclamando: «Stiamo dichiarando uno sciopero degli elettori. Chiediamo a tutti di boicottare queste elezioni. Non riconosceremo il risultato di queste elezioni».Parole che lasciano il tempo che trovano. II problema politico in Russia è molto serio: ma non è dato dall'assenza di opposizione, bensì dall'opposizione inesistente. Il panorama appare diviso tra personaggi improbabili e pericolosi. Si pensi agli ex comunisti dell’eterno Ziugnaov, che di fatto sono una costola di «Russia Unita», il partito di Vladimir Putin. Oppure agli ultra nazionalisti del vecchio Zhirinskji, altro fenomeno da baraccone. Qualche anno fa il modello Navalny era stato già vissuto dal grande scacchista Kasparov in accoppiata con lo scrittore Limonov. Kasarov, re degli scacchi, però non capiva nulla di economia, mentre Limonov era ottimo scrittore rimasto famoso per essere uno dei fondatori del partito Nazbol (Nazional Bolscevico, una sintesi tra nazismo e bolscevismo quindi, più skinheads paramilitari), nonché per essere stato difeso a spada tratta dalla giornalista Anna Politoskaja. Che sosteneva quella gente in nome della libertà d'espressione.

Quale futuro per la Russia?
Limonov, divenuto campione della democrazia con Kasparov bombardava Putin da ogni fronte, esattamente come fece letteralmente nel 1994 dalle colline di Sarajevo sui cittadini intrappolati dentro la città martire del conflitto balacanico. In rete ci sono ancora immagini che lo ritraggono mitragliare la città su invito dei paramilitari cetnici. Lui ride, mitraglia sui civili, poi dopo qualche anno accuserà Putin delle peggio nefandezze. Limonov, ancora oggi, lo si può leggere sui social dove imperversa sbraitando contro Putin e per l’assenza di democrazia in Russia. I due, esattamente come Navalny oggi, erano portatori di una condivisibile retorica anti corruzione: chi non è d’accordo? Ma il problema è che in Russia per anti corruzione si intende «anti Putin»: il che è ovviamente legittimo ma un po’ limitante per la vita di circa duecento milioni di persone. Perché per il dopo Putin non c'è nessuna idea. Magari sono tutti seguaci di Lev Trotzkj che amava sostenere «Prima distruggere, poi costruire»: peccato che tentare di distruggere l'equilibrio, pieno di difetti, vigente oggi in Russia significhi esporre il mondo ad una guerra civile su 23 milioni di km quadrati. L’opposizione russa si compone un panorama di mostri, per lo più estremisti che dovrebbero far tremare l'occidente. Questo probabilmente è dovuto alla stessa esistenza di Russia Unita, un’organizzazione che ideologicamente tiene insieme tutti i pezzi che compongono l’immenso, e sanguinoso, passato russo. L’alternativa, con i suoi linguaggi obbligatoriamente sopra le righe, fanno percepire al cittadino russo il pericolo dell’instabilità sociale. Ma piacciono all'occidente, a cui in fondo un bel futuro balcanizzato su tutta la Russia non dispiace.