6 dicembre 2019
Aggiornato 06:00

Germania, Merkel fallisce il tentativo della grande coalizione «Giamaica»: quali scenari possibili?

Dopo oltre un mese di difficili negoziati falliscono in Germania i tentativi di formare la cosiddetta coalizione «Giamaica» tra cristianodemocratici, ecologisti e liberali

BERLINO - Niente di fatto: dopo oltre un mese di difficili negoziati falliscono in Germania i tentativi di formare la cosiddetta coalizione «Giamaica» (dai simboli dei partiti, i cui colori sono analoghi a quelli della bandiera giamaicana) tra cristianodemocratici, ecologisti e liberali. Sono stati questi ultimi a gettare la spugna, valutando le proprie posizioni troppo distanti da quelle degli altri potenziali partner. «E' preferibile non governare che governare male», ha dichiarato alla stampa nella notte da Berlino il presidente dell'Fdp, Christian Lindner, prima di lasciare la sala dei colloqui. Per Lindner non ci sono sufficienti «posizioni comuni e fiducia reciproca» per formare una coalizione. Alla cancelliera Angela Merkel non è restato altro che «deplorare» la fine dei negoziati. «Mi dispiace che non abbiamo potuto trovare una soluzione comune», ha detto, promettendo di «fare il possibile perché il Paese sia ben governato» nelle prossime future difficili settimane, in cui lei resterà alla guida degli affari correnti. Merkel incontrerà oggi stesso il presidente federale Frank Walter Steinmeier per «vedere insieme come dovranno procedere le cose».

E adesso?
«E adesso cosa accadrà?», interrogativo seguito da diversi corollari: «La Germania tornerà alle urne?», oppure «Di chi è la colpa?», o ancora «Chi ha vinto e chi ha perso?». È quindi l'incertezza a prevalere, o peggio ancora lo spettro di una paralisi, situazione insolita e preoccupante per il Paese che si considera ed è considerato la locomotiva dell'Europa, e che si ritrova ormai, due mesi dopo il voto, ancora senza un governo. «Oggi si apre una giornata quanto meno di riflessione», ha riassunto a caldo nella notte la cancelliera Angela Merkel, che oggi si recherà a colloquio dal presidente federale Frank-Walter Steinmeier.

I tre scenari possibili
Il nodo cruciale su cui si sono arenate le trattative è stata la questione dell'immigrazione e in particolare i ricongiungimenti familiari. I punti interrogativi abbondano questa mattina sugli organi di informazione online tedeschi, e l'insuccesso della coalizione apre sostanzialmente a tre diversi scenari. Si aprono adesso tre diversi scenari possibili: il ritorno a una Grande Coalizione, un governo di minoranza oppure il voto anticipato. La prima opzione era stata scartata all'indomani del voto del 24 settembre, quando il candidato socialdemocratico sconfitto nella corsa alla cancelleria, Martin Schulz, l'aveva categoricamente bocciata. Una terza riedizione della «GroKo» avrebbe quindi abbondantemente i numeri per governare, ma non la volontà politica, ribadita pochi giorni fa dalla capogruppo parlamentare Spd, Andrea Nahles. Un governo di minoranza sarebbe una novità assoluta sulla scena politica tedesca. A un'alleanza nero-gialla, tra Cdu/Csu e Fdp, mancherebbero ben 29 seggi per avere la maggioranza al Bundestag. Ancora meno probabile un'alleanza con i soli Verdi, cui mancherebbero ben 42 seggi alla maggioranza. Difficilmente Merkel potrebbe accontentarsi di maggioranze mutevoli e incerte per portare avanti il suo quarto mandato di governo consecutivo.

Ritorno alle urne?
Ultima alternativa, il ritorno alle urne. A rendere questa strada l'ultima opzione possibile è la stessa Costituzione tedesca che disegna una procedura molto complicata, che comporta diversi passaggi e votazioni al Bundestag. Solo nel caso in cui tutti i tentativi di eleggere un cancelliere di minoranza dovessero fallire, il presidente potrà decidere di sciogliere il Bundestag e convocare, entro 60 giorni, nuove elezioni. Ma proprio Steinmeier, ex ministro degli Esteri socialdemocratico, in un'intervista ieri alla Welt am Sonntag, non ha nascosto la sua ritrosia a richiamare i tedeschi alle urne: «Tutte le parti sono consapevoli delle loro responsabilità - ha detto il capo di stato riferendosi ai leader dei diversi schieramenti politici - e questa responsabilità significa non riconsegnare il proprio mandato agli elettori».

Gongola l'AfD
Il fallimento delle trattative per un nuovo governo di coalizione fa gioire l'estrema destra populista dell'AfD. «Frau Merkel ha fallito e se ne deve andare», ha detto il capogruppo del partito Alexander Gauland davanti ai giornalisti, auspicando il ritiro della cancelliera cristianodemocratica. La copresidente, Alice Weidel, ha auspicato il ritorno alle urne: «Ci rallegriamo per nuove elezioni», ha detto la leader di Alternative fuer Deutschland. Alle elezioni politiche federali del 24 settembre, il partito dell'estrema destra ha ottenuto il 12,4% dei voti ed è entrato per la prima volta nel Bundestag con 94 deputati.

Troppo diversi su immigrazione, ambiente e Ue
Merkel aveva tentato il tutto per tutto: aveva avvertito che fra i conservatori della Cdu/Csu, i centristi Liberal-democratici (Fdp) e i Verdi vi erano «posizioni assai diverse» su alcune questioni, precisando che esisteva sì «la volontà di arrivare a una soluzione, ma non a qualunque prezzo». Ovvio che il timore è che una nuova tornata elettorale vada a tutto vantaggio della destra dell'Afd, approdata per la prima volta al Bundestag e che potrebbe rafforzare ulteriormente le proprie posizioni. Un accordo avrebbe evitato una crisi immediata ma avrebbe anche sancito la fine dei colloqui esplorativi, aprendo la strada ai negoziati formali che avrebbero comunque dovuto mettere d'accordo quattro partiti (considerando separatamente la Cdu dai «cugini» bavaresi della Csu) assai diversi su questioni quali i rifugiati, le politiche ambientali e le riforme europee. Inoltre, la «coalizione Giamaica» era assolutamente inedita a livello nazionale, e nessuno avrebbe comunque potuto prevedere quanto potrà rivelarsi stabile nell'arco della legislatura. D'altro canto, nonostante i disaccordi anche pubblici, le tre formazioni erano riuscite a raggiungere alcune intese di principio su questioni quali l'equilibrio di bilancio, gli investimenti nelle infrastrutture informatiche e nell'istruzione e l'aumento dei sussidi per l'infanzia.

Verdi: si vota a Pasqua
L'ex ministro dell'Ambiente ed esponente di punta dei Verdi, Jurgen Trittin, ha detto subito di aspettarsi «nuove elezioni a Pasqua» in Germania. Molto dipenderà, ha detto Trittin alla Deutschlandfunk, dalla posizione del presidente federale Frank-Walter Steinmeier. Anche la capo-negoziatrice dei Gruenen, Katrin Goering-Eckardt, ha detto di credere che i tedeschi dovranno tornare alle urne, mentre il presidente del partito Cem Oezdemir ha addossato il fallimento dei colloqui ai liberali, più attenti al bene del partito che a quello della Germania.