Terrorismo

Russia accusa Usa di proteggere l'Isis: Erdogan lancia un piano sulla Siria e May entra a gamba tesa

Duro colpo della Russia agli Stati Uniti e alla politica estera di Donald Trump. In campo schierati in prima fila Erdogan e persino Theresa May

Il presidente russo Vladimir Putin con il suo omologo americano Donald Trump
Il presidente russo Vladimir Putin con il suo omologo americano Donald Trump (EPA/MIKHAIL KLIMENTYEV/SPUTNIK/KREMLIN / POOL MANDATORY CREDIT)

MOSCA - Duro colpo della Russia agli Stati Uniti e alla politica estera di Donald Trump. Gli Stati Uniti "forniscono copertura alle truppe da combattimento dello Stato islamico" per promuovere i propri interessi in Medio Oriente, mentre "fanno finta di lottare contro il terrorismo", ha detto il ministero russo della Difesa, in una nota. Secondo il ministero, l'operazione delle truppe del governo siriano per liberare la città di Al Bukamal ha rivelato che la coalizione guidata dagli Stati Uniti "interagisce" direttamente "garantendo la protezione" dei terroristi Isis. A riprova dell'interazione e del supporto all'Isis, il ministero ha inoltre diffuso "le fotografie, scattate il 9 novembre 2017 da droni russi, che registrano come le milizie Isis per sfuggire agli attacchi delle forze dell'aviazione e del governo russo, scappano in colonna" verso Wadi Sabha sul confine siriano-iracheno. "Il comando delle truppe russe si è rivolto due volte al comando della "coalizione internazionale" con la proposta di un'azione comune per distruggere le colonne in ritirata dell'Isis sulla riva orientale del fiume Eufrate. Tuttavia, gli americani categoricamente si sono rifiutati di infliggere colpi ai terroristi Isis, riferendosi al fatto che, secondo loro, i militanti catturati volontariamente e arresi a loro, ora rientrano nelle disposizioni della Convenzione di Ginevra "sul trattamento dei prigionieri di guerra".

Quando Trump diceva "la fine del Califfato è vicina"...
"Con la liberazione della capitale dell'Isis e della gran parte del suo territorio, la fine del califfato dello Stato islamico è in vista" aveva detto Trump qualche giorno fa. Il presidente Usa si diceva "felice di annunciare che le forze democratiche siriane, nostri partner nella lotta contro l'Isis in Siria, hanno riconquistato Raqqa, autoproclamata capitale del gruppo terroristico». "Insieme, le nostre forze hanno liberato l'intera città dal controllo dello Stato islamico", ha continuato Trump, sottolineando come "la sconfitta dell'Isis a Raqqa rappresenti un passo avanti cruciale nella nostra campagna mondiale per sconfiggere lo Stato islamico e la sua ideologia malvagia». Secondo il presidente, adesso si passerà presto "a una nuova fase in cui sosterremo le forze di sicurezza locali, ci sarà una de-escalation della violenza in Siria e saranno favorite le condizioni per una pace duratura, in modo che i terroristi non possano tornare a minacciare di nuovo la nostra sicurezza collettiva». Insieme, "con i nostri partner e alleati - ha assicurato Trump - sosterremo i negoziati diplomatici per mettere fine alla violenza, permettere ai rifugiati di tornare a casa e dare la precedenza a una transizione politica che onori la volontà del popolo siriano». "Oggi - ha concluso - riaffermiamo che i leader dell'Isis e chiunque li sostenga devono, e lo faranno, affrontare la giustizia".

Erdogan propone a Putin un piano sulla Siria
Sulla Siria è arrivato il sostegno alla Russia da parte della Turchia. Erdogan ha proposto a Putin un piano di azioni congiunte nella città siriana di Afrin ottenendo un riscontro positivo, ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. "Teniamo sotto controllo la nostra frontiera con la Siria, e Afrin è una zona di contatto transfrontaliera" ha detto Erdogan in una conferenza stampa a Sochi, dove oggi si terrà un incontro con Vladimir Putin. Secondo il leader turco, Ankara non può "ignorare la minaccia proveniente da Afrin" ed è determinata ad agire. "Abbiamo tenuto dei colloqui con la Russia su delle azioni congiunte in quella regione, e il riscontro positivo che abbiamo avuto da parte loro ci dà nuove opportunità" ha sottolineato. Ai primi di novembre, Erdogan ha dichiarato che la cooperazione tra Ankara e Mosca per stabilire una zona di de-escalation nella provincia di Idlib potrebbe presto espandersi al vicino distretto di Afrin. Il Centro di Riconciliazione russa sta lavorando in questa direzione. Afrin è attualmente controllata dalle Forze curde di autodifesa, che Ankara considera terroristi affiliati al Partito dei lavoratori del Kurdistan, bandito in Turchia.

May a gamba tesa: Russia sta militarizzando informazione
L'uscita del ministro russo non è certo stata gradita in Occidente, e guarda caso proprio qualche ora fa è arrivata l'accusa a Putin da parte della premier inglese Theresa May. La Russia non riuscirà nei suoi sforzi per seminare la discordia in Occidente ha detto nel suo discorso annuale al banchetto del Lord Mayor. May ha elencato varie iniziative russe, dall’annessione della Crimea al «tentativo di trasformare l’informazione in un’arma», che «minacciano l’ordine internazionale». «La Russia sta militarizzando l’informazione. Stanno cercando di svilluppare i loro media guidati dal Cremlino, di impiantare storie false e foto false nel tentativo di seminare discordia in Occidente e indebolire le nostre istituzioni. Per questo ho una cosa molto semplice da dirvi: sappiamo quello che state facendo, e non avrete successo, perché sottovalutate la resilienza delle nostre democrazie, la resistente attrazione delle società libere ed aperte e l’impegno delle nazioni occidentali rispetto alle alleanze che ci uniscono. Il Regno Unito farà quanto necessario per tutelarsi e lavorare con gli alleati per fare altrettanto». Mosca «schiera le sue organizzazioni media gestite dallo stato per diffondere notizie false e immagini modificate con Photoshop, nel tentativo di seminare discordia in Occidente e minare le nostre istituzioni» ha detto. «Perciò ho un semplice messaggio per la Russia. Sappiamo quel che state facendo, non riuscirete». May ha detto anche che la Russia ha sottovalutato la resistenza della democrazia occidentale «e la duratura attrattiva di società libere e aperte, e l’impegno delle nazioni occidentali ad alleanze che ci legano»