27 giugno 2019
Aggiornato 00:00
Russiagate

Russia 1996-Usa 2016: chi ha truccato le elezioni presidenziali?

Un raffronto tra le elezioni russe del 1996, che videro sorprendentemente vincere Boris Eltsin, e quelle statunitensi del 2016 vinte da Donald Trump. Storia di ingerenze politiche, trucchi, e accuse farsesche

Chi ha davvero truccato le elezioni presidenziali?
Chi ha davvero truccato le elezioni presidenziali? ( ANSA )

WASHINGTON - «Nel 1996 l’elezione presidenziale non fu vinta da Boris Eltsin». Chi pronunciò questa dimenticata frase nel 2012? Un cospiratore anti statunitense? Un agente segreto del Kgb? No, fu l’allora presidente russo in carica, ancora per qualche ora, Dimitrji Medevedev. La storia, nota ma sempre dimenticata, è la seguente: a pochi mesi dalle elezioni presidenziali il presidente russo in carica, Boris Eltsin, aveva il 6% dei consensi. Il personaggio era un uomo distrutto, un ubriacone corrotto che non si teneva in piedi, deriso da tutto il mondo, ma soprattutto era un fantoccio nelle mani degli oligarchi e della Cia. La Russia post sovietica, al tempo era un paese allo sbando che stava per entrare dentro una crisi finanziaria gravissima: tutte le risorse pubbliche appartenenti allo stato sovietico erano state messe sul mercato e svendute a banditi o speculatori esteri. La popolazione russa era allo stremo e odiava il presidente in carica. Alcune fondazioni «per i diritti umani in Russia», tutte statunitensi, finanziarono una battente campagna mediatica e rimisero in piedi - letteralmente - la figura del presidente. Immense quantità di denaro furono investite per la rielezione di Eltsin, a suon di pubblicità patinata e terrorismo psicologico.

La rielezione di Eltsin
Andarono al ballottaggio il presidente fantoccio e il comunista Ziuganov. Vinse il primo, con ampio margine. Il secondo manco voleva vincere, e si spaventò perfino del risultato ottenuto. Dopo le rivelzioni di Medvedv, nel 2012, anziché protestare si infuriò. Tutti gli osservatori rimasero stupefatti per un risultato che nessuno attendeva, dato il livello di impopolarità raggiunto da Eltins nel suo paese. Dopo pochi mesi le schede elettorali furono distrutte, ed è ormai riconosciuto dalla maggior parte dei politologi che quelle elezioni furono truccate. Si può discutere all’infinito di quanto accadde nel 1996, nonché della necessità storica di non riportare al potere il sovietismo ormai sepolto. Ma l’intervento statunitense, prassi consolidata in oltre due secoli di storia in tutto il mondo, all’interno delle questioni ufficiali russe – a un livello così alto da rendere farsesche le stesse elezioni – è conclamato. 

Russiagate?
Alla luce di quanto avvenuto venti anni fa – che per altro rappresenta uno dei passi della storia che hanno portato all’ascesa di Vladimir Putin – come giudicare quanto sta accadendo negli Stati Uniti con il cosiddetto scandalo del «Russiagate»? I contenuti sponsorizzati dalla Russia durante le elezioni presidenziali Usa potrebbero essere stati visti da 126 milioni di americani. Lo sostiene Facebook in una dichiarazione scritta depositata presso la Commissione Giustizia del Senato che sta indagando sul Russiagate, secondo la Cnbc. Propaganda russa, quindi. Al fine di indirizzare il voto verso un candidato, Donald Trump, più vicino alle idee di Vladimir Putin rispetto a quelle della candidata democratica, Hillary Clinton. Candidata che, per altro, nei giorni scorsi è stata accusata di aver sostenuto una campagna di dossieraggio anti Trump. Una battaglia politica senza esclusione di colpi bassi, quindi. La «pubblicità» di Mosca per influenzare la politica americana è stata di 80.000 post su Facebook, secondo il social media, dal giugno del 2015 all'agosto del 2017.

I numeri della propaganda
Un numero in sé irrisorio, se si pensa alle dimensioni della campagna elettorale statunitense, nonché alla sua immensa portata mediatica. Si decade poi nel grottesco quando Google annuncia di aver scoperto che due account collegati con la Internet research agency hanno speso 4.700 dollari per ricerca e pubblicazione di annunci nel corso dell'ultimo anno di campagna elettorale Usa. Quattromila e settecento dollari? Tremila euro? Ovvero quanto spende un candidato consigliere comunale per la sua campagna elettorale in Italia? Non si vincono le elezioni presidenziali, o non si fanno perdere, con cifre di questo tenore. Su youtube sarebbero stati individuati «diciotto canali probabilmente legati» alla Russia, quindi pro Trump e anti Clinton. Il ministro degli Esteri Russo, Lavrov, respinge le accuse e definisce le denunce di intrusioni russe nelle elezioni negli Stati Uniti e in Europa 'fantasie'. «Senza alcuna prova, siamo accusati di aver interferito no solo nelle elezioni statunitensi, ma anche in quelle dell'Europa", ha dichiarato Lavrov. «Recentemente Mosca è stata accusata di aver interferito sulla nomina di un ministro in Sudafrica. Non c'è limite alla fantasia».

Ingerenze da sempre
Ovviamente la Russia, comandata da Vladimir Putin, tifava, e tifa, per Trump. Ovviamente la Russia ha tentato di fare propaganda negli Stati Uniti per far perdere Hillary Clinton. Ovviamente Donald Trump si sta rivelando un presidente rozzo. Ovviamente le ingerenze su cui si basa attualmente il Russiagate non possono aver alterato in alcun modo l’esito elettorale. Questo per una ovvia questione di dimensioni, totalmente marginali rispetto alla portata complessiva. Chiunque abbia visto per un solo giorno la televisione statunitense è consapevole della portata della propaganda, rispetto alla quale i post su facebbok e tutto il resto di cui si parla hanno dimensioni microscopiche. Si parla di somme investite pari a centinaia di milioni di dollari, non di quattro spiccioli. Le elezioni russe di venti anni fa parlano da sole. Quella fu ingerenza politica: il tentativo di buttare giù Donald Trump sfruttando la paura del «nemico alle porte» è pericolosa per la società statunitense, sempre più prossima alla guerra civile, nonché per la pace globale. E, per giunta, rafforza la popolarità del presidente russo: un effetto boomerang di cui l’occidente nemmeno si accorge.