13 novembre 2019
Aggiornato 23:30
Referendum Catalogna

Catalogna, Puigdemont glissa e tenta il dialogo: ecco la lettera scritta a Rajoy

Nel giorno in cui scade l’ultimatum di Madrid al governo catalano, il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, glissa e propone a Mariano Rajoy due mesi di dialogo attraverso una mediazione

il presidente della Generalitat di Catalogna Carles Puigdemont
il presidente della Generalitat di Catalogna Carles Puigdemont ANSA

BARCELLONA - Nel giorno in cui scade l’ultimatum di Madrid al governo catalano, il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, glissa e propone a Mariano Rajoy due mesi di dialogo attraverso una mediazione. Nella sua risposta, inviata per fax prima dello scadere dell’ultimatum alle 10 di stamani, Puigdemont avrebbe dovuto chiarire se ci fosse stata o meno una dichiarazione di indipendenza dopo il referendum dello scorso 1 ottobre. Invece ha evitato la risposta esplicita e ha chiesto un confronto diretto con Rajoy, invitando il premier spagnolo a fermare la «repressione» contro la cittadinanza catalana, riferendosi alle violenze della polizia durante il referendum, e contro il Governo per vie giudiziarie. Con un tono che El Pais definisce «conciliante», Puigdemont afferma che «la situazione in cui viviamo è di tale importanza che richiede risposte politiche e soluzioni che siano all’altezza», e ricorda di aver «sospeso» la dichiarazione di indipendenza e di aver proposto «un’offerta sincera di dialogo». Ma il governo spagnolo replica subito: secondo il ministro della Giustizia Rafale Catala la risposta di Puigdemont non è valida, per mancanza di chiarezza. Ecco la lettera integrale che ha scritto a Rajoy: 

La situazione che viviamo è di tale trascendenza che esige risposte e soluzioni politiche che siano all’altezza. La mia lettera vuole contribuire a raggiungere questo tipo di risposte, che sono quelle che ci chiede la maggioranza della società e che si attendono in Europa, che non comprende altro modo di risolvere i conflitti che non passi attraverso il dialogo, il negoziato e l’accordo.

In questo senso, mi ha sorpreso che nel suo scritto dello scorso 11 ottobre annunciasse la volontà del suo governo di attivare l’articolo 155 della Costituzione per sospendere l’autogoverno della Catalogna. Quando lo scorso 10 ottobre, rispondendo alla petizione di numerose personalità e istituzioni internazionali, spagnole e catalane, le prospettai un’offerta sincera di dialogo, non lo feci come una dimostrazione di debolezza, ma come una proposta onesta per trovare una soluzione al rapporto tra lo Stato spagnolo e la Catalogna, che è bloccato da molti anni.

Domenica 1° ottobre, nel mezzo di una violenta azione della polizia denunciata dai più prestigiosi organismi internazionali, più di due milioni di catalani hanno assegnato al Parlament il mandato democratico di dichiarare l’indipendenza. Ai risultati di questo referendum bisogna aggiungere quelli delle ultime elezioni per il Parlament della Catalogna, dove una chiara maggioranza, un 47,7 per cento, votò per le forze indipendentiste, e dove le forze esplicitamente contrarie all’indipendenza ottennero un 39,1 per cento. E’ anche necessario ricordare che un 80 per cento dei cittadini sta manifestando in modo reiterato la volontà di decidere il proprio futuro politico votando in un referendum concordato. Accettare la realtà è il cammino per risolvere i problemi.

La priorità del mio governo è cercare con tutta l’intensità la via del dialogo. Vogliamo parlare, come lo fanno le democrazie consolidate, sul problema che le prospetta la maggioranza del popolo catalano che vuole intraprendere il suo cammino come Paese indipendente nell’ambito europeo.

La sospensione del mandato politico venuto dalle urne il 1 ottobre dimostra la nostra ferma volontà di trovare una soluzione e non lo scontro. La nostra intenzione è percorrere il cammino in modo concordato, tanto nei tempi come nelle forme. La nostra proposta di dialogo è sincera e onesta. Per tutto ciò, nel corso dei prossimi due mesi, il nostro principale obiettivo è invitarla a dialogare e che tutte quelle istituzioni e personalità internazionali, spagnole e catalane che hanno espresso la loro volontà di aprire un cammino negoziale abbiano la possibilità di esplorarlo. Verificheremo in questo modo l’impegno, di ciascuna delle due parti, nella ricerca di una soluzione concordata.

Per tutto ciò, le trasmetto due richieste:
La prima, che si fermi la repressione contro il popolo e il governo della Catalogna. Questo stesso lunedì sono citati come imputati alla Audiencia Nacional due dei leader della società civile catalana che hanno promosso le manifestazioni pacifiche di milioni di persone a partire dall’anno 2010. E’ anche citato, presso la Audiencia Nacional, il maggiore dei Mossos d’Esquadra, uno dei quadri di polizia con maggior prestigio della polizia europea e che compie il suo lavoro in maniera rigorosa e garantista.

Nel capitolo della repressione, abbiamo anche subito, tra l’altro, la violazione di diritti fondamentali; il congelamento di conti bancari che impedisce che possiamo portare a compimento i nostri obblighi con le persone più bisognose; la censura di Internet e di mezzi di comunicazione; la violazione del segreto postale; l’arresto di servitori pubblici e la brutale violenza esercitatacontro la popolazione civile pacifica il 1 ottobre. La nostra proposta di dialogo è sincera, nonostante tutto ciò che è accaduto, ma logicamente è incompatibile con l’attuale clima di crescente repressione e minaccia.

La seconda richiesta è che fissiamo, prima possibile, un incontro che ci permetta di esplorare la possibilità di primi accordi. Non lasciamo che si deteriori ancor di più la situazione. Con buona volontà, riconoscendo il problema e guardandolo in faccia, sono sicuro che possiamo trovare il cammino per la soluzione.

Cordialmente,
Carles Puigdemont i Casamajó
Presidente della Generalitat de Cataluña

Barcellona, 16 ottobre 2017