20 febbraio 2020
Aggiornato 11:00
Referendum Catalogna

La Catalogna festeggia il trionfo degli indipendentisti di Puigdemont, e la disfatta di Rajoy

Con un’affluenza record dell’82%, gli elettori catalani hanno restituito il mandato ai leader indipendentisti regionali

BARCELLONA - Il futuro della Catalogna resta incerto dopo che le formazioni separatiste hanno vinto il voto anticipato indetto dopo la fallita dichiarazione d’indipendenza che ha preoccupato l’Europa e provocato la più grave crisi politica spagnola da decenni. Con un’affluenza record dell’82%, gli elettori catalani hanno restituito il mandato ai leader indipendentisti regionali che hanno fatto campagna in esilio o dietro le sbarre. In un chiaro segnale del conflitto che lacera la società catalana sull’indipendenza, il partito centrista fermamente anti-secessione Ciudadanos è in primo partito singolo nell’assemblea regionale, con 37 seggi su 135. Ma a meno che che le tre liste indipendentiste non riescano a raggiungere un’intesa, saranno loro a guidare la Catalogna con 70 seggi in totale, due i meno della passata assemblea. Per i catalani su entrambi i fronti il voto di ieri è stato un momento della verità, dopo mesi di tensioni e proteste mai viste dalla morte del dittatore Francisco Franco nel 1975.

Risultato incontestabile
I separatiste festeggiano. «E’ un risultato che nessuno può contestare» ha detto il deposto presidente catalano Carles Puigdemont, dal suo esilio auto-imposto in Belgio. «lo stato spagnolo è stato sconfitto. (Il premier Mariano) Rajoy è i suoi alleati hanno perso». Il governo spagnolo ha sciolto il parlamento catalano e preso l’iniziativa senza precedenti di privare la regione della sua preziosa autonomia a seguito della dichiarazione d’indipendenza del 27 ottobre che ha fatto tremare un’Europa già scossa dalla Brexit. In gioco c’è l’economia di una regione che ha visto il settore del turismo soffrire e oltre 3.100 imprese, tra cui le maggiori banche, utilities e assicurazioni, spostare le sedi legali dalla Catalogna. La dichiarazione è arrivata dopo il referendum vietato del 1 ottobre, macchiato da una brutale repressione della polizia.

La posizione debole della Ue
Rajoy e il suo governo conservatore hanno tentato di soffocare il movimento indipendentista, silurando il governo regionale e sciogliendo il Parlamento. La magistratura spagnola ha messo sotto inchiesta i leader separatisti per ribellione, sedizione e malversazione. Puigdemont, fuggito in Belgio, da dove ha tentato di raccogliere sostegno internazionale per la sua causa, non è più tornato in Spagna, dove verrebbe arrestato. Finora la Ue ha sostenuto Rajoy, schierandosi a sostegno dell’ordine costituzionale e dicendo che la questione è interna alla Spagna. La Commissione Ue ha sottolineato che la sua posizione non cambia qualunque sia l’esito del voto.

Primo sconfitto: Rajoy
La lista di Puigdemont, Junts per Catalunya, ha ottenuto il miglior risultato delle tre formazioni separatiste, un colpo gravissimo per Rajoy. «Il principale sconfitto della legge elettorale è stato il Partido popular del premier Mariano Rajoy, che ha ottenuto solo tre seggi» ha spiegato all’Afp Antonio Barroso, analista del rischio politico di Teneo Intelligence a Londra. «Il 2018 probabilmente sarà l’anno in cui si chiarirà se Rajoy può sopravvivere o meno per l’intero mandato» ha aggiunto.