20 ottobre 2018
Aggiornato 08:00

Un anno fa il 'referendum tradito': il popolo catalano blocca strade e ferrovie

Nel giorno dell'anniversario del referendum sull'indipendenza della regione spagnola rimossa la bandiera spagnola dalla sede del governo regionale a Barcellona
Una delle foto simbolo del referendum di un anno fa
Una delle foto simbolo del referendum di un anno fa (TWITTER)

BARCELLONA - Strade, autostrade e linea dell'alta velocità bloccate in Catalogna in occasione del primo anniversario del referendum sull'indipendenza della regione spagnola. «Tutto iniziò il 1° ottobre e tutto torna al 1° ottobre, quando abbiamo deciso insieme e democraticamente la nostra autodeterminazione, che è la cosa più grande che un popolo possa fare quando è libero», ha dichiarato il presidente della regione, Quim Torra, in una cerimonia a Sant Julia de Ramis nel Nord della Catalogna, su un podio su cui è stato issato un grande striscione che recita «Non dimenticare, non perdonare». Centinaia di indipendentisti dei Comitati di Difesa della Repubblica, a volto coperto, hanno bloccato i binari della stazione di Girona, 100 chilometri a Nord-Est di Barcellona, interrompendo la linea ad alta velocità che collega Figueres a Barcellona. Il traffico è stato poi ristabilito attorno alle 9:45, stando a quanto precisato dalla società ferroviaria. Bloccate le principali strade a Barcellona e Lleida, così come le autostrade A7, tra Barcellona e Valencia, e la A2, che collega la metropoli catalana a Madrid. Gli attivisti hanno anche rimosso la bandiera spagnola dalla sede del governo regionale a Barcellona.

«Pronti a rompere con lo Stato spagnolo»
Le proteste sono state sollecitate dai Comitati di Difesa della Repubblica, nati per organizzare il referendum dello scorso anno, vietato da Madrid, e che ora chiedono la rottura con lo Stato spagnolo: «Un anno fa abbiamo votato per l'indipendenza... agiamo», si legge sull'account Twitter dell'organizzazione. Nel suo discorso, Torra ha elogiato le azioni degli attivisti, affermando che stavano «facendo bene a fare pressioni». Sabato scorso, Barcellona è stata teatro di disordini, con 24 persone ferite e altre sei arrestate, per gli scontri tra attivisti e polizia.

Il referendum di un anno fa
Il 1 ottobre dello scorso anno il governo catalano, allora guidato da Carles Puigdemont, tenne il referendum sull'indipendenza, sebbene fosse stato dichiarato illegale dalla magistratura spagnola. Le operazioni di voto furono segnate da violenze. Secondo gli organizzatori della consultazione popolare, 2,3 milioni di elettori, su complessivi 5,5 milioni, presero parte al voto e il 90% di loro votò «Sì» a una repubblica catalana indipendente. In un'intervista radiofonica, oggi la portavoce del governo socialista di Madrid, Isabel Celaa, ha detto che il referendum fu «un atto illegale, come disse la magistratura, e non ebbe conseguenze legali». E   «il 1° ottobre è un giorno di triste memoria, non c'è nulla da festeggiare e chiediamo a Torra di mettere fine alla retorica», dal momento che il governo di Pedro Sanchez, al potere dal 1 giugno grazie ai voti dei separatisti catalani, «ha ripreso il dialogo con le autorità catalane», ha aggiunto la portavoce.

La repressione contro i leader separatisti
Dopo il referendum, il 27 ottobre dello scorso anno il governo catalano dichiarò unilateralmente l'indipendenza da Madrid che reagì sciogliendo il parlamento, rimuovendo l'esecutivo regionale e convocando nuove elezioni, in cui i separatisti hanno conservato la maggioranza. Diversi leader catalani fuggirono all'estero, altri vennero arrestati. Complessivamente 13 leader separatisti sono stati accusati di ribellione: nove di loro sono in custodia cautelare in Spagna, in attesa di giudizio, mentre altri quattro si trovano in Belgio, Scozia e Svizzera.