23 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Strage di Las Vegas

Las Vegas e la nuova religione del denaro che rimuove perfino il lutto

Se è vero, come è vero, che l’unico sviluppo economico possibile nel XXI secolo è quello del turismo più o meno culturale, più o meno cafone, il modello verso cui tendiamo è Las Vegas. Il problema di questo modello è che non può mai chiudere

LAS VEGAS - Traballa il diritto al far west che i sostenitori delle libere armi da tempo immemore perorano negli Sati Uniti. In un paese dove sono tutti armati, dicono, il sistema è in equilibrio e quindi la violenza diminuisce, o quanto meno non aumenta. Ma il folle che si è barricato in una stanza di un hotel al trentaduesimo piano e ha sparato su quarantamila persone che assistevano ad un concerto non avrebbe potuto essere fermato se tutti quei quarantamila avessero avuto tutti armi automatiche pronto uso. Il problema è, semplicemente, che un pazzo ha avuto accesso alle armi d’assalto senza difficoltà. Ma non è il solo crinale su cui gli Sati Uniti pongono la loro essenza, la loro filosofia di vita. Molteplici testimonianze narrano di una vorace rimozione a Las Vegas, che dopo poche ore dimentica ogni lutto, ogni compassione, impegnata nell’ossessiva tensione verso il piacere, verso il godere sfrontato. Il banchetto dopo la morte, la festa, la convivialità: sono profonde le radici in cui affonda la reazione di Las Vegas all’eccidio. Ma le dimensioni del rito con cui da sempre si accetta la morte prendono dimensioni fuori scala, e travalica nella disumanità. Non solo: si pensi al mantra che dopo ogni attentato terroristico i vertici della politica ripetono ossessivamente: «Il nostro stile di vita non verrà cambiato in alcun modo». E vai con i boccaloni di birra, le feste, tutto: che senso ha tutto ciò? Bill Clinton, dopo l’attentato delle Torri Gemelli nel 2001, andò a comprarsi una cravatta, rivendicando con quel gesto un nuovo codice morale centrato sul rito del consumo. Oggi, a Las Vegas, migliaia, centinaia di migliaia di uomini e donne, nel momento in cui pozze di sangue si allargano ai loro piedi, gettano gli occhi sull’apparir di ciliegie, angurie e stelline di fronte ai loro occhi.

Rimozione disumana
L’iperfelicità ad ogni costo, ultimo e definitivo imperativo categorico kantiano rivisitato in salsa Mc Donald’s, ci porta al di là delle colonne d’Ercole dell’umanesimo, almeno per come l’abbiamo conosciuto fino ad ora. La convivialità non più come esorcismo della morte, quindi. La convivialità, per utilizzare un eufemismo perché quella di Las Vegas è ben più che «convivialità», come dogma, come religione suprema, ultima: la religione definitiva, in cui nuovi canoni impongono l’immediata rimozione non solo del lutto, ma della morte stessa. Travalicato ogni fattore cronologico, azzerato. In ogni epoca, in ogni parte del mondo, l’esorcismo della morte è stato coevo, o appena successivo a una forma di contrizione collettiva. Il rinfreschino per i parenti stretti, i pasticcini con il morto nell’altra stanza. Vita e morte che si compenetrano, con la prima che lentamente allunga la sua ombra, la sua possenza, la sua ineluttabile supremazia: ma solo dopo un confronto, una riflessione su di essa.

Nizza, Baghdad e Hebron
Ricordo l’anno scorso quando mi trovai coinvolto nella strage di Nizza: il mattino successivo all’eccidio vidi persone pattinare a pochi metri dalle macchie di sangue ancora visibili. Mi domandai da dove giungesse quella potente rimozione. Ovviamente era presente anche una forte commozione, ma penso di non errare quando dico che nel giro di due giorni tutto era stato rimosso. Molti anni fa rimasi impressionato da un attentato nel cuore di Baghdad: a pochi metri da me esplose, nel momento in cui passavano alcuni blindati statunitensi, un ordigno esplosivo non convenzionale (Ied), che ammazzò sul colpo un povero lustrascarpe che viveva del suo umile lavoro. Quando raggiunsi il luogo dell’esplosione vidi il cadavere di quell’uomo ridotto a brandelli, avvolto nella bandiera verde dell’Islam e poi portato in processione lungo Karrada street per chilometri affinché tutti vedessero lo scempio. Violente scene di isteria collettiva coinvolsero oltre mille persone. Giunsero delle pattuglie di soldati statunitensi che tentarono di calmare la folla, chissà perché, ma furono cacciate e pietrate. Feci l’errore di fotografare quel corteo funebre e il gesto non fu gradito: raggiunto da una dozzina di uomini, venni malmenato e la macchina fotografica fatta a pezzi di fronte a me. Fecero bene. Dopo due giorni, di fronte alla piccola moschea dove il lustrascarpe viveva o moriva, la sua famiglia posizionò un banchetto recante la foto del profeta Ali e un piccolo vassoio di dolci, che venivano offerti. Stessa scena mi accadde con i coloni ebrei di Hebron, che non gradirono per nulla la mia presenza al funerale di un ragazzo ucciso in un attentato da un’organizzazione palestinese. La differenza tra la raffinata Promenade des Anglais di Nizza, la sgangherata Karrada street di Baghdad e Hebron non è nemmeno da sottolineare.

I comandamenti della religione del denaro
Se esiste un posto che rappresenta perfettamente la nuova religione, quella che ha scacciato in particolare in cattolicesimo, è la religione del denaro. Probabilmente la sua San Pietro è proprio Las Vegas, un luogo ove la morte non può avere spazio, e ancor più il lutto. E Las Vegas, ovvero la parente cafona e ignorante di New York, non è un posto come un altro: è il modello culturale ed economico verso cui tende l’intero occidente secolarizzato e post industriale. Occidente che un tempo era un prisma di diversità culturali e religiose, oggi ridotto a riassunto di tutto quanto piace al nord del confine tra Messico e Usa. Stiamo andando lì, dove nulla si può fermare, dove esiste solo la catena di montaggio del consumo emotivo, eccitato. Eppure qualche spiraglio di naturalismo deve sopravvivere da qualche parte: cosa ne è di quei cuori e quelle menti che hanno continuato a tirare la leva della slot machine nel momento in cui, a pochi chilometri di distanza, centinaia di persone venivano abbattute? Domande oziose probabilmente, di altri tempi, di altre epoche, quindi ridicole: la nuova religione del denaro, in realtà vecchia almeno di cinquemila anni e mai come oggi così totalitaria, pone come unico parametro di moralità la riproduzione non dell’uomo, ma del denaro stesso. In tal senso che vengano falcidiate cinquanta persone non conta nulla, non ha alcun "valore». Parola che ha perso ogni relazione con il suo significato originario greco, per essere sussidiata dentro un perimetro confinante con il valore monetario della cose. L’essere umano, mai come oggi, è accessorio. E se crepa, pazienza. L’importante è che il «letame del denaro», per citare Zola, «continui a generare altro denaro», altre cose, altre lucine. L’importante è che continui a generare altro nulla.