Russia

L'accusa di doping di stato russo era una bufala: la pericolosa guerra a Putin si trasforma in farsa

Ricostruiamo la storia delle accuse che la Wada, per voce del suo funzionario Richard Mc Laren, mosse verso il governo russo. Accuse infamanti, poi smentite dagli stessi scienziati dell'agenzia mondiale anti doping

Il presidente russo Vladimir Putin
Il presidente russo Vladimir Putin (EPA/YURI KADOBNOV / POOL)

MOSCA - Mille atleti coinvolti nel «doping di stato» organizzato dal governo di Vladimir Putin. Nella dilagante paranoia anti russa la notizia dei primi mesi 2016 non fece troppo scalpore. Un paese raccontato come la reincarnazione dell’antico impero del male di reaganiana memoria, ospitale casa di ogni tipo di meschinità umana, non poteva che truffare nello sport. Richard McLaren, che ha compilato il rapporto per conto dell’agenzia antidoping della Wada disse: «Il doping riguardava sport estivi, invernali, paralimpici. Più di 1000 atleti coinvolti o hanno beneficiato di un complotto istituzionale per nascondere test positivi. Siamo ora in grado di confermare una copertura che risale almeno fino al 2011 ed è continuata anche dopo i Giochi Olimpici di Sochi. Abbiamo prove di più di 500 risultati positivi segnalati come negativi, tra cui quelli di atleti famosi e di alto livello, che hanno visto i loro test positivi automaticamente falsificati. La squadra russa ha danneggiato i Giochi di Londra in modo senza precedenti».

Il piano politico
Ma non bastava, perché l’accusa doveva coinvolgere non solo il mondo sportivo russo, ma soprattutto quello politico: "C'è stato un insabbiamento a tutti i livelli istituzionali per favorire il conseguimento dei migliori risultati». Un numero di atleti enorme, professionisti di ben trenta discipline tra le quali anche il calcio. Secondo McLaren il culmine era avvenuto, ovviamente, ai Giochi olimpici invernali di Sochi attraverso un sistema "controllato, diretto e supervisionato" dal ministero dello Sport russo, guidato da Vitaly Mutko, con l'aiuto attivo dei servizi segreti». "Un attacco senza precedenti all'integrità dello sport». Il mondo intero, ovviamente, si era indignato per l’ennesima prova di inciviltà, e canaglieria, della Russia di Vladimir Putin. Ovvero il vero architetto del complotto. Non a caso, nei mesi autunnali del 2016, una battente campagna stampa propagandò la «notizia» secondo cui i funzionari del governo russo avevano ammesso l’esistenza del doping di stato. Notizia totalmente falsa, dato che i funzionari russi di ogni livelli e organizzazione hanno sempre risolutamente negato ogni macchinazione.

Ostracismo per tutti gli atleti, e bufala globale
Quanto accaduto successivamente è noto: la Russia non ha potuto partecipare ai recenti mondiali di atletica e in generale il suo sport professionistico è stato condannato all’ostracismo. Anche gli atleti disabili russi, professionisti, sono stati esclusi dalle competizioni. Secondo il New York Times il complotto russo che avrebbe portato all’organizzazione del doping di stato sarebbe una montatura. Il famoso giornale newyorkese ha ricevuto una soffiata direttamente dagli scienziati della Wada, che avrebbero ammesso che non esiste alcuna prova a supporto di una cospirazione russa pro doping. Le analisi effettuate su ben 96 atleti avrebbero smentito in ben 95 casi la presenza di sostanze dopanti. Richard Mc Laren, ovviamente, ha sostenuto goffamente che questa immane figuraccia da parte della Wada, l’agenzia per cui lavora, sarebbe dovuta alla «scarsa collaborazione da parte dei russi (sigh, ndr), nonché alle poche risorse.» Ora si apre il tempo dei risarcimenti milionari, ma sarebbe più opportuno parlare di miliardi, che gli atleti russi, nonché la federazione chiederanno alla Wada e al suo inquisitore.

Giochi di guerra
Dovrebbe bastare questo ennesimo esempio, planetario, per mettere in luce la pericolosa – per la pace mondiale – propaganda anti russa che da tempo media e organismi istituzionali, o para tali, portano avanti. Il 2016 è stato l’anno del rovesciamento definitivo delle sorti nella guerra siriana, quando l’intervento russo pose fine all’avanzata della strana alleanza democratica composta da terroristi e insorti finanziati dall’occidente. Il dispiegamento di truppe russe ridiede forza all’esercito regolare di Bashar al Assad, e l’avanzata dei tagliagole fu stroncata. La Russia finì nell’occhio del ciclone, un suo aereo di linea era appena stato abbattuto, e così un caccia nel cieli della Turchia. Il piano di destabilizzazione regionale del medio oriente, voluto da Stati Uniti, Arabia Saudita, Israele e parte della UE, subiva un grave rallentamento. In questo contesto piovve un’accusa «minore», ma gravemente infamante: il doping di Stato, la truffa organizzata nello sport. Era tutto falso: un manovra rischiosa inventata per indebolire il governo di Vladimir Putin, non già tra i cittadini occidentali, peggio di come era già raccontato non era possibile, bensì nella stessa Russia. Nella speranza di provocare qualche manifestazione spontanea che, magari con un aiutino esterno, poteva anche trasformarsi in una rivoluzione colorata: una delle tante.