5 dicembre 2021
Aggiornato 14:30
Crisi asiatica

Nuovo colpaccio per Putin: un asse russo-sudcoreano che taglia fuori gli Usa dalla crisi con Pyongyang

Il presidente russo Vladimir Putin ha offerto alle due Coree importanti investimenti infrastrutturali. Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae in si è detto favorevole a tale approccio: come reagirà Donald Trump?

VLADIVOSTOK - Di ritorno dal vertice dei Brics, il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato a Vladivostok il suo omologo sudcoreano Moon Jae-in: la successiva conferenza stampa ha messo in evidenza un asse tra Russia e Corea del Sud che potrebbe portare ad un soluzione della crisi nordcoreana che escluderebbe l'acuirsi bellico della tensione in essere. Il principio da seguire, secondo i due presidenti, sarebbe quello di «non mettere con le spalle al muro Kim Yong-un, per evitare da parte del giovane dittatore gesti sconsiderati». Una visione diametralmente opposta all’isteria collettiva che regna in Europa, dove solo qualche giorno fa un funzionario del governo francese ha annunciato che la Corea del Nord potrebbe colpire con testate atomiche, nonché l’amministrazione statunitense, sempre più impegnata a flettere i muscoli e a minacciare inferni di fuoco e fiamme. Ovvero esattamente quanto Kim Yong-un sta perseguendo da mesi: una crescente, e ormai fuori controllo, dimensione paranoica che, da un punto di vista psicologico, culmina sempre nello scoppio del conflitto armato. Solo che in questo caso sul campo sono schierati esercti dotati di testate nucleari.

Asse Russia-Corea del sud?
L’incontro, che è stato definito costruttivo da entrambe le parti, ha lanciato l’idea di un asse economico che coinvolga i tre paesi. In particolare il presidente russo, in versione liberoscambista come mai fino ad oggi, ha parlato di investimenti infrastrutturali importanti nel settore energetico e in quello logistico, che potrebbero in linea teorica ingolosire il regime di Pyongyang: in passato tali profferte in arrivo dalla Corea del Sud, ad esempio l’organizzazione di Giochi Olimpici invernali Corea del Sud e del Nord, non furono nemmeno commentati da parte di Kim Yong-un. La narrazione egemonica di questi anni ha imposto una visione primitiva dell'economia nordcoreana, ferma ad un livello di pre-sussistenza. Il reddito medio stimato sarebbe pari ad appena 1300 dollari annui. Ma sono congetture prive di qualsivoglia prova materiale. La pressione a questo punto potrebbe essere diversa, da militare-distruttiva e economico-costruttiva, e il regime nordcoreano avrebbe facoltà di guardare con favore l’arrivo della mediazione russa, che apparentemente allarga un po’ la storica alleanza tra Corea del Sud e Stati Uniti. Per Seul infatti è fondamentale avere un interlocutore che sia accettato anche da Kim Yong, cosa che si esclude per quanto concerne gli Usa.

Infrastrutture e diplomazia: l'offerta russa
«La Russia – ha detto in conferenza stampa il presidente Vladimir Putin – è pronta a realizzare progetti a tre con la partecipazione delle due Coree. Possiamo costruire un gasdotto che attraversi i due Stati, l’integrazione degli impianti elettrici, una linea ferroviaria che colleghi i due paesi con la Russia. Dove non arriva la politica può arrivare l’economia». Il presidente sud coreano Moon Jae-in si è detto favorevole a tale sviluppo, anche perché è un fermo sostenitore della cosiddetta Sunshine, ovvero una politica della distensione attraverso gli investimenti economici e lo sforzo diplomatico. In linea quindi con la visione pacifica della Russia e molto distante dai pruriti guerrafondai del generali di Washington. Anche per questa ragione sta resistendo alle pressioni statunitensi che chiedono, ormai da mesi, l’installazione di un sistema difensivo antimissile Thaad. Infrastruttura militare contestatissima dalla popolazione sudcoreana, ormai stufa dell’invadente presenza militare a stelle e strisce.