29 agosto 2025
Aggiornato 11:30
Immigrazione e Ue

Immigrazione, Juncker boccia Orban: no ai rimborsi per la difesa dei confini Ue

Il capo della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha bocciato la richiesta del premier ungherese Viktor Orban di rimborsi per la difesa dei confini esterni. L'Ungheria, con la Slovacchia, è stata bocciata anche dalla Corte Ue per le azioni intraprese contro le quote

BRUXELLES - L'immigrazione resta un tema capace di evidenziare le profonde linee di faglia che dividono tra loro i Paesi europei e, in particolare, il cosiddetto gruppo Visegaard da Bruxelles. L'ultima polemica è scoppiata tra il capo della Commissione europea Jean Claude Juncker e il primo ministro ungherese Viktor Orban. Il primo ha infatti risposto con toni freddi e inflessibili alla richiesta del secondo di rimborsi per la difesa dei confini esterni dell'Ue dall'immigrazione clandestina e ha sottolineato che la solidarietà «è una strada a due corsie» e non una «pietanza à-la-carte». Juncker aveva dichiarato di essere pronto a valutare la richiesta di rimborso della metà dei circa 800 milioni di euro che Budapest aveva dichiarato di aver speso per la difesa dei confini. In una lettera inviata ieri al premier conservatore, il capo dell'esecutivo Ue ha, però, sottolineato che Budapest ha già ottenuto somme significative per quel compito e non ha mai fatto la sua parte nel ruolo dell'accoglienza.

Solidarietà à-la-carte
«La solidarietà è una strada a due corsie. Ci sono momenti in cui gli stati membri si aspettano di ricevere sostegno e altri in cui, in cambio, dovrebbero essere pronti a contribuire - scrive Juncker a Orban - La solidarietà non è una pietanza à-la-carte; che può essere scelta per la gestione delle frontiere e rifiutata quando si tratta delle decisioni sui ricollocamenti che sono state prese insieme». L'Ungheria ha detto no all'accoglienza dei richiedenti asilo che le spetterebbero in base alle quote stabilite da Bruxelles. Orban ha definito l'immigrazione «il cavallo di Troia del terrorismo» e ha chiuso le sue frontiere con la Serbia e con la Croazia nel momento più alto della crisi nel 2015.

Il no della Corte Ue alle azioni di Slovacchia e Ungheria sulle quote
Intanto, la Corte di giustizia europea ha rigettato la richiesta di annullamento del sistema di quote di redistribuzione per l’accoglienza dei rifugiati decisa dalla Commissione europea, presentata dall’Ungheria e dalla Slovacchia nei mesi scorsi. «La Corte rigetta le azioni intraprese da Slovacchia e Ungheria contro il meccanismo provvisorio per le ricollocazioni obbligatorie dei richiedenti asilo», ha reso noto il Tribunale che ha sede a Strasburgo. Tale meccanismo contribuisce effettivamente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l’Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015, secondo la Corte. La Corte europea osserva, in particolare, che il numero poco elevato di ricollocazioni effettuate fino ad ora può spiegarsi con un insieme di elementi che il Consiglio non poteva prevedere al momento dell’adozione della norma, tra cui, «la mancanza di cooperazione di alcuni Stati membri».