Esteri | Emergenza sbarchi

Il generale Haftar minaccia di cannoneggiare le navi italiane: l'uomo forte dei francesi in Libia alza la posta

Fino a pochi mesi fa il generale Haftar era uno sconosciuto, ai più, signore della guerra. Ex ufficiale dell’esercito regolare libico, si distaccò dal regime di Gheddafi quando capì che la fine era vicina. Tentò un golpe militare nel 2014 ma fu respinto grazie alla pesante interferenza dei servizi anglo-statunitensi che non lo reputavano affidabile

Il premier libico dello GNA Faiez al Sarraj e il generale Khalifa Haftar
Il premier libico dello GNA Faiez al Sarraj e il generale Khalifa Haftar (ANSA)

ROMA - «Bombardare le navi italiane che entrano nelle acque libiche»: sono le parole del generale Haftar,  l'uomo forte della Cirenaica che imperversa nella guerra senza sosta scatenatasi dopo la caduta del colonnello Gheddafi. Parole che possono essere vissute come una roboante sparata d’agosto, ma che celano un significato tagliente. Fino a pochi mesi fa il generale Haftar era uno sconosciuto, ai più, signore della guerra. Ex ufficiale dell’esercito regolare libico, si distaccò dal regime di Gheddafi quando capì che la fine era vicina. Tentò un golpe militare nel 2014 ma fu respinto grazie alla pesante interferenza dei servizi anglo-statunitensi che non lo reputavano affidabile. Nel tempo le sue milizie, che si erano spinte nel deserto libico, hanno trovato appoggio nei servizi segreti francesi, e dopo direttamente dal presidente francese Hollande. In tal senso non è inappropriato sostenere che il generale sia stato, e sia, l’uomo dei francesi nel caos libico. La sua influenza l’ha conquistata sul campo più prezioso, ovvero nelle zone dell’entroterra dove si trovano i ricchi giacimenti di gas e petrolio che fanno gola alle compagnie petrolifere. Un uomo che inizialmente non fu riconosciuto dalla comunità internazionale, con l’Italia al seguito, che invece puntava sul politico Al Serraj, poi nominato capo del governo provvisorio. La guerra civile non è mai scoppiata tra le due fazioni, ma un conflitto a bassa intensità è sempre stato presente. Un conflitto, quindi, che metteva, seppur indirettamente, sul campo pesi massimi dell’Occidente su fronti opposti.

Putin, sempre lui
In Occidente i media sparavano, fino a poco tempo fa, cannonate anti-russe, insinuando che il protettore dell’ex golpista, nonché finanziatore, fosse il solito Vladimir Putin. Manovra mediatica per salvare le apparenze di fronte a un’evidenza: il principale sponsor del generale Haftar è la Francia.  Lo scorso marzo, nel silenzio generale, il generale Haftar diventava il padrone delle ricchezze libiche con un battaglia che si consumava nell’est della Libia. Sono bastate poche ore di combattimenti alle truppe fedeli al generale per prendere il controllo dei terminal petroliferi di Ras Lanuf e Sidra. I due porti erano stati conquistati dalle «Brigate di Difesa di Bengasi» il 3 marzo scorso con una mossa a sorpresa, ed erano poi stati ceduti alle «Guardie petrolifere» fedeli al governo di accordo nazionale di Tripoli, il governo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite. L’Italia, che nella zona ha importanti e storici investimenti, taceva. In particolare, Haftar prendeva il controllo, già nel settembre del 2016, del pozzo di Zuetina, un presidio storico del cane a sei zampe in Libia.
Il resto è storia recente.

Giacca e cravatta per andare a Parigi
L’incontro di pochi giorni fa, a Parigi, tra il capo del governo Al Serraj, il generale Haftar e il presidente Macron mette in chiaro quali sono gli equilibri sul campo. L’ex golpista spalleggiato dai francesi è stato imposto alla comunità internazionale come colui che comanda, e che tra poco tempo prenderà il posto del fantoccio Serraj. E dopo l’incontro tra il generale – che è stato anche ripulito per l’occasione: abbandonata la mimetica e le greche, ha indossato un impeccabile doppiopetto scuro – il presidente fantoccio Serraj e il nuovo Napoleone, giungono le pesanti minacce all’Italia. Che, come risposta, riesce a balbettare, attraverso un portavoce del governo: «parole inattendibili.» A cui, ovviamente, è giunta la ri-conferma da parte dello stesso Haftar, scandite addirittura sulle colonne del Corriere della Sera. A questo punto l’Italia ha optato per un dignitoso silenzio.
Ad invitare la Marina Militare italiana a pattugliare le coste libiche, in funzione anti scafisti, era stato il presidente Al Serraj. La minaccia, reale, del generale Haftar mette in chiaro chi comanda in Libia e quali sono i suoi obiettivi. Per prima cosa nessun genere di supporto può giungere al presidente Serraj: Haftar teme che le navi italiane possano portare rifornimenti alle truppe fedeli al presidente? Magari armi? Secondo: i profughi che si accalcano sulle coste libiche provenienti in particolare da Sudan, Eritrea e Somalia, devono essere gestiti come un’arma di pressione politica ed economica. La chiusura delle frontiere francesi fa parte della manovra a tenaglia che si sta chiudendo sul’Italia.