21 novembre 2019
Aggiornato 04:30
Libia

Libia, a volte ritornano. Il figlio di Gheddafi avrà un ruolo politico?

Khalifa Haftar, generale espressione del governo di Tobruk apertamente sostenuto dai francesi, si è detto favorevole al ritorno sulla scena politica del figlio di Gheddafi Said al-Islam, appena liberato

Il figlio di Gheddafi Said al-Islam
Il figlio di Gheddafi Said al-Islam ANSA

TRIPOLI – Colpo di scena in Libia: dopo la destituzione di Gheddafi favorita dall'intervento occidentale guidato dai francesi nel 2011, dopo un drammatico post-Gheddafi fatto di guerra civile e terrorismo, periodo che ancora oggi non si è concluso, alla ricostruzione del Paese nordafricano potrebbe concorrere un Gheddafi. Sì, avete capito bene: stiamo parlando di Saif al-Islam Gheddafi, figlio del Rais. Il generale Khalifa Haftar – espressione militare del governo di Tobruk che di recente ha raggiunto (a parole) un accordo con il premier di unità nazionale Fayez al Sarraj – ha annunciato che Saif «è libero e si trova in un luogo sicuro», e si è detto favorevole a che il secondogenito dell’ex leader libico assuma un ruolo politico nel suo Paese, «se lo vuole».

L'investitura di Haftar
Saif Al Islam, liberato lo scorso giugno da una milizia della città di Zintan, da parte della stessa milizia ‘Abu Bakr al-Siddiq’ che lo aveva catturato nel 2011, è però ricercato per crimini contro l'umanità, che sarebbero stati commessi negli otto mesi della rivolta. Le autorità libiche e la Corte penale internazionale sono in conflitto su chi ha il diritto di giudicarlo. Così, Haftar getta ulteriore scompiglio sulla questione, dichiarandosi apertamente favorevole non solo a che Saif non venga arrestato, ma addirittura a che partecipi alla processo politico di ricostruzione della Libia. «Noi non abbiamo nulla contro di lui, al contrario è il benvenuto», ha proseguito Haftar, affermando che «se Sayf al-Islam vuole svolgere un ruolo politico, non c’è problema».

Un ritorno annunciato
Il ritorno del figlio del Rais patrocinato da Haftar, apertamente sostenuto dalla Francia, rende l'avventura di quest'ultima in Libia ancora più incomprensibile, visto che nel 2011 furono proprio i francesi, per meri calcoli opportunistici, a voler intervenire per destituire Gheddafi. Ad ogni modo, le prime ipotesi di una rinnovata presenza sulla scena del secondogenito dell'ex leader risalgono a mesi fa, in particolare alla scorsa primavera, quando Foreign Policy pubblicò un'analisi dall'eloquente titolo: Potrà il figlio di Gheddafi risolvere la crisi libica? Secondo l'autrice, Saif era l'unica figura a poter riunire il Paese, portandolo alla pacificazione, e in questa direzione avrebbe dovuto muoversi il presidente Usa Donald Trump. L'autrice, in seguito intervistata dall'Indro, ha spiegato che il suo non era un sogno ad occhi aperti: perché più dell'80% della popolazione libica, secondo le fonti locali, rimpiangono la Libia di Gheddafi, e il 70% spera nel ritorno di un membro della famiglia. A giugno, l'improvvisa liberazione di Saif e la capacità dimostrata nel riunire le tribù - premessa fondamentale per un saldo controllo del Paese - ha inaspettatamente offerto un'occasione perché ciò avvenisse.

Serraj scettico
Ma cosa penserà in proposito il premier Sarraj? Il presidente del Governo di accordo nazionale libico, in un’intervista all’agenzia di stampa russa ‘Ria Novosti’, aveva affermato che è troppo presto» per parlare di un possibile coinvolgimento del figlio di Gheddafi nel processo politico del Paese, ricordando come l'uomo sia sotto accusa con diversi capi di imputazione, nonché ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi). «Credo che parlare di lui sia prematuro», aveva specificato. Il ruolo di Saif, insomma, potrebbe costituire l'ennesimo punto di frizione tra Sarraj e Haftar, a rovinare l'intesa appena firmata dai due a Parigi e di così difficile realizzazione.