9 dicembre 2019
Aggiornato 21:30

Migranti, beffa per l’Italia: da Francia e Spagna «Non apriremo i porti ai migranti»

Anche se l’Italia si ‘aggiudica’ la preparazione del codice di condotta delle Ong, da Parigi e Madrid arriva uno schiaffo: niente concessioni per gli sbarchi dei migranti nei loro porti

Migranti in attesa di ricollocazione
Migranti in attesa di ricollocazione ANSA

ROMA – Anche se qualcosa si sta facendo per risolvere il problema migranti, sempre più pressante, in Italia ci si deve fare poche illusioni nei confronti dell’aiuto degli altri Paesi, anche se sulla carta si sono detti disposti ad aiutare. Al mini-vertice dei ministri dell’Interno di Italia, Germania e Francia, il francese Gérard Collomb sebbene abbia fatto chiaramente capire che c’è la volontà di aiutare Roma, ha tuttavia sottolineato che il suo Paese e la Spagna non hanno intenzione di accogliere navi dirottate verso i loro porti. Posizione ribadita anche da Dominique Tian, vice-sindaco di Marsiglia che è una delle città potenzialmente coinvolte: «Non siamo in grado di accogliere queste persone, sarebbe una situazione ingestibile». Anche il presidente Emmanuel Macron sottolinea: «Non confondiamo i rifugiati con i migranti economici». Dal fronte della Spagna, voci confermano che la linea è la stessa: «Noi ci stiamo, ma solo se ci stanno anche gli altri», ma, vista la situazione è probabile che seguiranno l’esempio della Francia.

Anche l’Austria chiude
Per i migranti provenienti dall’Italia anche l’Austria avverte di voler andarci giù duro: il ministro della Difesa ha fatto sapere di essere pronti a schierare «molto presto» almeno 750 militari al Brennero se il flusso di migranti dall’Italia non diminuirà. «Credo che molto presto saranno attivati controlli alle frontiere – ha dichiarato il ministro Hans Peter Doskozil al quotidiano Kronen Zeitung – e ci sarà bisogno di un dispiegamento dell’esercito», specie se l’afflusso di migranti dall’Italia non diminuirà.

Il collegio di Strasburgo
A Strasburgo si riunirà oggi il collegio dei commissari Ue, ma a delusione di chi nutriva grandi speranze da Bruxelles mettono le mani avanti: «Non ci saranno nuove proposte legislative». Al massimo «un’accelerazione» per le misure che già sono sul tavolo. Tra queste la possibilità di stanziare maggiore denaro per il fondo per l’Africa: si è passati dagli 1,8 miliardi previsti a 2,6 miliardi, che potrebbero aumentare ancora. Tuttavia dai Governi sono arrivati solo 89 milioni di euro.

Ridistribuire
L’esecutivo Ue insiste sul cosiddetto piano di redistribuzione dei richiedenti asilo, procedura per cui l’Italia sarà probabilmente richiamata a causa della lentezza e dell’inefficacia nelle procedure. Alcuni Stati hanno già rifiutato l’aderenza al piano, mentre un altro problema è quello dei criteri troppo rigidi, per cui solo i richiedenti asilo di determinate nazionalità possono accedere al piano di redistribuzione. In Italia è questo è fattibile solo da siriani ed eritrei. Ecco perché si sta studiando la possibilità di allargare il bacino di nazionalità, senza tuttavia modificare la soglia di accessi. Chi dunque lo vorrà potrà accogliere anche richiedenti asilo appartenenti a quelle nazionalità che oggi non ne hanno diritto, come i somali o i sudanesi. Francia e Germania hanno già mostrato un’apertura in questo senso. Ma il problema di fondo è e rimane la gestione totale degli sbarchi incontrollati e la distribuzione e assistenza sul territorio italiano (già fin troppo gravato) e nel resto dell’Europa che invece, per il momento, non appare troppo ben disposta.