7 dicembre 2019
Aggiornato 14:30

Usa, Senato pronto a imporre nuove sanzioni alla Russia. Trump metterà il veto?

E' ufficiale: il disgelo è ancora lontano, lontanissimo. Repubblicani e democratici Usa hanno già raggiunto un accordo per imporre nuove sanzioni alla Russia, oltre che all'Iran. Cosa farà Donald Trump?

Il presidente Usa Donald Trump
Il presidente Usa Donald Trump ANSA

NEW YORK - No: non è ancora il momento per il «disgelo» con la Russia promesso da Donald Trump in campagna elettorale. E come potrebbe, ora che è in corso una vera e propria inchiesta sul Russiagate che coinvolge i suoi più stretti collaboratori. Ad ogni modo, per ora non si è registrato alcun segnale di miglioramento delle relazioni con il rivale di sempre: semmai il contrario. Al punto che questa settimana il Senato degli Usa ha raggiunto un accordo per approvare nuove sanzioni per le presunte interferenze nelle elezioni presidenziali. Secondo The Hill, i democratici e i repubblicani non solo hanno negoziato un patto per imporre nuove sanzioni economiche alla Russia, ma nel mirino c'è anche l'Iran. E' infatti in discussione una legge che imporrebbe provvedimenti contro Teheran a causa dei test missilistici, «del sostegno al terrorismo e della violazione dei diritti umani». Una decisione che conferma la direzione che sin dall'inizio era chiaro avrebbe preso la politica estera americana sotto Trump: una direzione decisamente ostile a Teheran, con cui i rapporti erano migliorati grazie all'accordo sul nucleare voluto da Obama.

Il peso dei neocon
Quanto alla Russia, i presupposti erano invece molto diversi da come le cose stanno attualmente andando: Trump non ha mai fatto mistero di voler cambiare la politica delle relazioni con Mosca, pur sapendo di dover affrontare molte resistenze, anche nel suo stesso partito. Non a caso, i principali sostenitori della necessità di imporre nuove sanzioni appartengono all'ala neocon dei repubblicani, tradizionalmente i meno favorevoli alla prospettiva del disgelo. In prima linea ci sono i senatori Lindsay Graham e John McCain, che non vedono l'ora di promuovere un ulteriore decadimento dei rapporti con Mosca. Graham, in particolare, ha messo le mani avanti: «Se il presidente Trump pone il veto contro le sanzioni tradisce la democrazia», ha detto, sostenendo, davanti alle telecamere della Cbs, che la Russia deve pagare non solo per aver hackerato le e-mail del partito democratico statunitense, ma anche per «aver fornito armi ai talebani che hanno ucciso soldati statunitensi, l’appoggio al regime siriano di Bashar al-Assad e la complicità nell’uso delle armi chimiche contro i bambini».

Sull'utilità delle sanzioni ci sarebbe molto da obiettare
Graham ha poi aggiunto che un eventuale veto di Trump verrebbe comunque ignorato, perché «è necessario resistere a Mosca. Non riusciremo mai a ripristinare i nostri rapporti con la Russia finché non li puniamo per aver tentato di danneggiare la nostra democrazia. La soluzione è imporre più sanzioni». Un ragionamento che fa acqua da tutte le parti, visto che le sanzioni imposte a Mosca a seguito della crisi ucraina hanno evidentemente mancato l'obiettivo di condannarla all'ininfluenza a livello internazionale e di farla arretrare dalla sua posizione in Crimea.

«Sanzioni illegali e ingiustificate»
Intanto, dal Financial Times uno strettissimo collaboratore di Vladimir Putin, Igor Sechin, rispedisce al mittente le accuse di Washington. E definisce le sanzioni un tentativo di influenzare l’esito delle elezioni in Russia. «Ad essere onesti, non mi piace parlare di sanzioni. Credo che siano totalmente ingiustificate e anche illegali. L’obiettivo delle sanzioni è quello di influenzare la situazione socio-economica del Paese. Lo scopo è quello di peggiorare la situazione interna e influenzare così sulle elezioni. Questa è una mia convinzione profonda», ha sottolineato. Ora, la palla passa dunque a Donald Trump, che si trova di fronte a un grande dilemma: imporre il veto, rischiando però di spaccare ulteriormente il partito repubblicano e di confermare indirettamente i sospetti sulla sua collusione con la Russia (con tutte le conseguenze del caso), o arrendersi.