19 settembre 2019
Aggiornato 01:30
La premier sarà costretta a dimettersi?

Gb, May a caccia di una difficile maggioranza. Slitta il discorso della Regina

- Sono giornate a dir poco dure per Theresa May, e quella di oggi lo sarà in modo particolare. Perché la premier britannica affronterà un difficile negoziato con gli unionisti nordirlandesi del Dup alla ricerca di una difficile maggioranza

LONDRA - Sono giornate a dir poco dure per Theresa May, e quella di oggi lo sarà in modo particolare. Perché la premier britannica affronterà un difficile negoziato con gli unionisti nordirlandesi del Dup alla ricerca di una maggioranza che le consenta di governare nonostante il rovescio elettorale di giovedì scorso. Dopo vari giorni in cui il suo futuro a capo del governo è stato messo pesantemente in discussione, May oggi spera in un accordo che le consenta trovare l'appoggio degli ultra-conservatori del Democratic Unionist Party (DUP) nel suo incontro con la leader Arlene Foster.

Elezioni disastrose
I conservatori di May hanno perso a sorpresa la maggioranza parlamentare nelle elezioni anticipate di giovedì, indette dalla stessa May nella speranza di rafforzare il suo sostegno parlamentare in vista dei negoziati sulla Brexit. Lo smacco ha gettato la politica britannica nel caos a poco più di una settimana dall'avvio dei colloqui con Bruxelles e scatenato richieste di dimissioni della premier, anche dall'interno del suo stesso partito. Ieri May ha chiesto scusa ai suoi deputati: "ho creato io questo caos, a sarò io a portarcene fuori" ha detto in una riunione, per disinnescare eventuali sfide alla sua leadership.

La carta del Dup
In mancanza degli otto seggi che gli servono per avere la maggioranza in parlamento, il partito conservatore tenta di giocare la carta Dup, forte di dieci seggi, per creare un'alleanza informale che garantisca un appoggio esterno degli unionisti al governo. La leader del partito Arlene Foster ha detto che finora c'è stato «un impegno positivo». «Ci presentiamo a questi colloqui con l'interesse nazionale nel cuore» ha aggiunto. Ma la prospettiva di un accordo con il Dup, anti-abortista e contrario ai diritti per i gay, ha sollevato più di una preoccupazione. Oltre 735mila persone in tre giorni hanno firmato una petizione che condanna l'alleanza come una "disperato, disgustoso tentativo di restare al potere". 

A rischio la pace in Irlanda del Nord?
Il premier irlandese Enda Kenny è intervenuto per dire che l'intesa metterebbe a rischio la fragile pace in Irlanda del Nord. In una telefonata ieri Kenny ha detto a May che la formazione di un governo di minoranza basato sull'appoggio del Dup porrebbe una «sfida» all'accordo di pace del Venerdì Santo 1998. La neutralità di Londra è la chiave del delicato equilibrio dei poteri in Irlanda del Nord, un tempo teatro di sanguinose rivolte contro il dominio britannico. L'ufficio di May ha replicato che l'intesa con il Dup «garantirà stabilità e certezza per il futuro del Regno unito». Anche il segretario alla Difesa Michael Fallon ha cercato di minimizzare il ruolo futuro del partito unionista, spiegando che il governo non punta a una coalizione, ma a un voto favorevole del partito «sulle grandi cose». E' anche possible che il negoziato ritardi la presentazione del programma di governo al parlamento da parte della Regina Elisabetta II, in programma per il 19 giugno. «Ovviamente finchè non c'è l'accordo con il Dup non possiamo concordare i dettagli finali del discorso della Regina» ha detto il vice di May, Damian Green.

Stasera May a cena con Macron
May stasera sarà a Parigi dove cenerà con il presidente francese Emmanuel Macron prima di assistere all'amichevole di calcio Francia-Inghilterra. La premier sperava di arrivare nella capitale francese con un mandato forte per una «hard Brexit». Invece si ritrova debole e isolata, all'indomani della vittoria trionfale del neofita Macron, 39 anni, anche al primo turno delle elezioni legislative francesi. Macron e May discuteranno della necessità di una cooperazione più stretta a livello europeo per la lotta al terrorismo, tema già affrontato al G7 di Taormina e a al vertice Nato di Bruxelles a fine maggio. «Mi aspetto che la conversazione prosegua domani. Potranno discutere aspetti della Brexit, ma il tema centrale sarà il controterrorismo» ha detto il portavoce di Downing Street.

Cosa succederà alla Brexit?
Il risultato delle elezioni potrebbe avere contraccolpi anche sui negoziati per l'uscita del Regno dall'Ue. Non a caso, le date dell'inizio del negoziato potrebbero slittare: secondo quanto spiegato dal ministro per la Brexit, David Davis, l'appuntamento è previsto a Bruxelles non prima del 19 giugno, giorno in cui originariamente doveva esserci a Londra il Queen's Speech, il discorso della regina in Parlamento, in cui viene presentato il programma di governo per l’anno a venire. E invece, il discorso è stato rimandato di alcuni giorni, a data da destinarsi, chiaro segnale della difficoltà a formare un nuovo governo, come sottolineato anche dalle opposizioni. Il rinvio del discorso della Regina potrebbe addirittura posticipare ulteriormente l'inizio dei negoziati per la Brexit. Intanto, si moltiplicano le voci secondo cui il sentiero dell'hard Brexit verrà abbandonato, alla luce della debacle elettorale, a favore di una soluzione di maggior compromesso. E non è neppure escluso che la May verrà costretta a dimettersi proprio stasera, nel corso dei colloqui per la formazione del governo.