20 giugno 2019
Aggiornato 21:00
Un tempismo perfetto

Il Montenegro nella Nato: l'ultima provocazione alla Russia che ostacola il disgelo voluto da Trump

Il tempismo con cui sono stati ufficializzati l'invito al Montenegro di aderire alla Nato e il suo effettivo ingresso è quasi 'perfetto'. In entrambi i casi ha posto un ulteriore ostacolo al disgelo con Mosca in momenti in cui esso pareva più realizzabile

NEW YORK - Ormai è ufficiale: la piccola repubblica del Montenegro è il 29esimo membro dell'Alleanza atlantica. Non è certo una novità, visto che il processo per l'adesione dello staterello balcanico è iniziato da tempo, da almeno due anni, e che è da molto più tempo che se ne parla. Eppure, l'inizio del percorso ufficiale e la sua messa in pratica giungono in due momenti storici tutt'altro che casuali, accomunati dal profilarsi, pur in diverse modalità, di un iniziale disgelo nelle problematiche relazioni tra Occidente e Russia. In effetti, il tempismo con cui l'invito dell'Alleanza atlantica è stato annunciato pubblicamente ha coinciso esattamente con il periodo in cui, due anni fa, la rinnovata minaccia dello Stato islamico fece pensare all'opportunità di cooperare con Mosca, scenario che però, alla fine, mai si è realizzato.

2015, l'invito al Montenegro
Era oltre un anno e mezzo che la crisi ucraina aveva fatto degenerare le relazioni tra Est ed Ovest, con le sanzioni occidentali promulgate contro la Russia e le controsanzioni di Mosca in risposta al provvedimento occidentale. La tensione internazionale era salita anche a seguito della crisi scoppiata tra Mosca e Ankara, dopo l'abbattimento di un bombardiere russo da parte turca. E se evidenti ragioni di opportunità diplomatica avrebbero suggerito alla Nato di rimandare l'invito al Montenegro – per non aggravare relazioni già difficili tra i due lati della rediviva cortina di ferro –, l'Alleanza ha comunque optato per perseguire il proprio allargamento. Consapevole che questa scelta avrebbe molto probabilmente fatto fallire ogni prospettiva di dialogo con Mosca, intervenuta in Siria dove anche la Francia aveva mostrato un inedito attivismo contro l'Isis.

2017, l'ufficializzazione
Sarà forse un caso che il voto del Parlamento montenegrino che ha ufficializzato la sua adesione alla Nato sia avvenuto a pochi mesi dall'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, lo stesso che, in campagna elettorale aveva preannunciato un disgelo con la Russia e aveva definito l'Alleanza atlantica «obsoleta». Un tempismo perfetto, si potrebbe dire, in entrambe le prospettive: perché l'entrata del Montenegro rappresenta, insieme, un ulteriore ostacolo (oltre ai molti posti dal Russiagate) al disgelo con Mosca, e un'iniziativa di rafforzamento ulteriore della Nato, di cui Trump sembrò, prima di arrivare alla Casa Bianca, intenzionato a ricalibrare gli obiettivi.

Perché il Montenegro
Il rafforzamento perseguito con l'ingresso del Montenegro non s'intende, naturalmente, in senso prettamente «operativo»: perché, come ha ammesso lo stesso Bloomberg, il Montenegro è probabilmente l'alleato meno militarmente utile di tutti i 29. L'ottica è invece ancora quella del confronto con la Russia, e la mossa rappresenta insieme un chiaro screzio a Mosca e un invito implicito diretto a tutte le repubbliche ex-sovietiche – su cui Mosca punta a conservare la propria influenza –, Ucraina e Georgia in primis. E' questa da sempre, del resto, la strategia della Nato, che con l'estensione dei suoi confini anche oltre le antiche frontiere dell'Unione sovietica tenta di polverizzare per sempre ogni ricordo dell'Urss e ogni ambizione di potenza russa.

L'alleato meno utile e meno entusiasta della Nato
Il tutto è stato perseguito peraltro ignorando le perplessità dei cittadini del Montenegro. Stato che non rappresenta soltanto l'alleato meno utile a livello militare, ma anche quello che vanta il maggior scetticismo sulla Nato. Solo il 35% della popolazione sarebbe infatti favorevole all'adesione a un'Alleanza che, è bene ricordarlo, nel 1999 non esitò a bombardare il Paese. L'ingresso del piccolo Stato avrà ripercussioni anche sugli equilibri dei Balcani, già di per sé delicatissimi per ragioni, naturalmente, storiche. E' verosimile che si rafforzeranno le pressioni sulla Serbia, lo Stato più vicino alla Russia di tutta la regione, che peraltro, lo scorso anno, ha fatto sapere di non essere disposta ad aderire all'organizzazione che, non molto tempo fa, l'ha letteralmente distrutta. Superfluo ricordare come le relazioni tra Serbia e Montenegro rimangano tese: con la secessione di Podgorica, Belgrado perse il suo sbocco sul mare, e la divaricazione si accentuò quando il Montenegro riconobbe l'indipendenza del Kosovo.

Russia e Montenegro
La situazione, però, è decisamente complessa: perché se da un lato il governo filoccidentale del Montenegro potrebbe vedere l'adesione alla Nato come il primo passo verso un ingresso nella stessa Ue, dall'altro lato un pilastro della sua economia è costituito dai rapporti commerciali con Mosca. Rapporti che soprattutto la parte serba della popolazione è determinata a difendere, ma che potrebbero incrinarsi nel caso (tutt'altro che peregrino) in cui la Russia voglia rispondere all'ennesimo sgarbo dell'Alleanza atlantica nei suoi confronti. La prospettiva sarebbe catastrofica per l'economia locale, visto che, ad esempio, i russi sono responsabili del 22% delle entrate del turismo del Montenegro. Circa un terzo delle aziende montenegrine e il 40% del mercato immobiliare sono detenuti dai russi, e Mosca offre al Paese anche un terzo degli investimenti esteri totali.

Contraccolpi internazionali
Di certo, non si può dire che l'ingresso dello Stato baltico nella Nato abbia lasciato la Russia indifferente. Anche perché la formalizzazione dell'adesione è stata accompagnata dalla dichiarazione del Dipartimento di Stato Usa che accusava Mosca di aver ordito un colpo di stato (poi fallito) nel Paese. L'assistente del segretario di Stato John Heffern ha infatti affermato che «l'anno scorso si erano riuniti molti agenti russi» e che «le autorità montenegrine hanno informato la NATO sui preparativi per il colpo di Stato». Secondo il diplomatico americano, «gli agenti russi hanno usato tutti i tipi di meccanismi per minare le elezioni» in Montenegro. Accuse non confermate, ma che restituiscono bene l'idea dell'aria che si respira sulla questione. Oltre che del ben noto vizio dell'Occidente di guardare la pagliuzza nell'occhio dell'avversario, ignorando la trave presente nel proprio.