6 dicembre 2019
Aggiornato 15:31

Quel report britannico su Arabia Saudita e terrorismo «bloccato» da Theresa May

Secondo il Guardian, il governo di Theresa May starebbe posticipando il completamento ed evitando la pubblicazione di un report commissionato dal precedente esecutivo sui rapporti tra Arabia saudita (grande cliente di armi britanniche) e terrorismo

LONDRA - Tre terribili attacchi terroristici nel Regno Unito nel giro di pochi mesi; il viaggio di Theresa May in Arabia Saudita (dove tutti si sono concentrati solo sulla scelta della Premier di non indossare il velo); l'Arabia Saudita che, insieme a Egitto, Bahrein e Emirati Arabi, accusa il Qatar di sostenere il terrorismo e chiude con il vicino le relazioni diplomatiche. Non sembra, ma quelle appena elencate sono vicende legate l'una all'altra, oltre che all'ultima rivelazione diffusa dal quotidiano britannico The Guardian, di cui in Italia nessuno ha parlato. Rivelazione che riguarda il destino di un'indagine britannica sui finanziamenti dell'Arabia saudita al terrorismo islamico. Un'indagine, racconta il Guardian, autorizzata da David Cameron quando era ancora Primo ministro, nell'ambito di un accordo con i liberali democratici che in cambio avevano dato il via libera a un'estensione degli attacchi aerei britannici contro l'Isis in Siria nel 2015. L'inchiesta non riguardava soltanto l'Arabia saudita, ma, indagando in generale il sostegno estero fornito ai gruppi terroristici, si focalizzava in particolare sul ruolo di Riad. La stessa che oggi punta il dito contro il Qatar, ergendosi a moralizzatrice, e che non da ieri è largamente considerata una delle potenze che più ha sostenuto e foraggiato il terrorismo islamico.

La visita della May all'Arabia Saudita
A ciò si aggiunga che Theresa May ha fatto visita all'inguardabile alleato proprio lo scorso aprile, con l'intento di riaffermare le relazioni (soprattutto economiche) tra Riad e Londra. Poi è vero, non ha indossato il velo (come dopo di lei ha fatto Angela Merkel): eppure, le generose forniture di armi continuano. Continuano nonostante la Premier britannica sia perfettamente informata dell'indagine in corso iniziata sotto il suo predecessore.

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Il ruolo della May nell'inchiesta, e dopo
Sì, perché ai tempi in cui l'inchiesta partì, Theresa May era «home secretary», ministro dell'Interno. A lei, dunque, dovevano essere mostrate le prove eventualmente rinvenute sul ruolo dell'Arabia saudita nel finanziare i gruppi jihadisti, come ha rivelato lo scorso anno la rubrica del Guardian The Observer. 18 mesi fa, il ministero dell'Interno britannico ha confermato che il report non era ancora stato completato e che, soprattutto, non sarebbe stato «necessariamente» pubblicato, a causa dei contenuti molto sensibili. La decisione sul suo futuro, si era detto, sarebbe stata presa dal nuovo Governo. Governo che, ironia della sorte, è passato nelle mani di colei a cui le indagini di fatto, in qualità di Home officer, facevano capo.

Quelle moschee che diffondono l'estremismo finanziate da Riad
Non a caso, il portavoce del responsabile Esteri dei Liberali e democratici Tom Brake, ha inviato una lettera alla Oremier, per incoraggiarla a portare avanti le indagini: «Come ministro dell'Interno all'epoca, il suo dipartimento fu uno di quelli in prima fila nella realizzazione del report. 18 mesi più tardi, e due orrendi attentati da parte di persone nate in Gran Bretagna, il report rimane ancora incompleto e non pubblicato». Brake, in particolare, ha puntato il dito sulle numerose moschee presenti sul territorio britannico finanziate dall'Arabia saudita, da dove il verbo estremista attecchisce nei territori di Sua Maestà.

Per non parlare della Germania della Merkel
Sì: un anno e mezzo dopo, tre attentati terroristici più tardi, quell'inchiesta è ancora ferma, e nessuno ne parla. Nel frattempo, i rapporti tra Londra e Riad continuano, e negli ultimi mesi numerosi cittadini britannici sono morti a causa del terrorismo. Un paradosso inaccettabile, nel quale, però, la Gran Bretagna è in buona compagnia. Perché un rapporto trapelato lo scorso dicembre dell'intelligence tedesca accusava diversi gruppi dell'area del Golfo Persico di finanziare l'apertura di scuole coraniche e la presenza di precettori radicali salafiti in Occidente, definendo addirittura tale attività una «strategia di influenza a lungo termine». Nel frattempo, la Germania non cessava di rifornire armi a quegli stessi Paesi e, pochi mesi dopo, la stessa Merkel imitava la britannica Theresa May nel presentarsi in Arabia Saudita sì senza velo, ma anche ben disposta a proseguire le strategiche collaborazioni economiche. Continuando ad alimentare quella spirale di violenza e terrore che anche in queste ultime ore ha seminato sangue e morte in Europa.

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