20 luglio 2019
Aggiornato 18:30
La prima volta

Le Pen rompe anche l'argine gollista: con Dupont-Aignan sarà vittoria?

Quello stretto come «accordo di governo» tra Nicolas Dupont-Aignan, leader del movimento sovranista Debout la France, e la candidata del Front National è un fatto storico per la fisiologia della destra d'Oltralpe

PARIGI - E dopo gli operai del Nord industriale e «rosso», gli immigrati della prima ondata orgogliosi del proprio potere d'acquisto, la breccia sui laici, è arrivato infine lo «sdoganamento»-shock, secondo i particolarissimi canoni francesi: quello della destra gollista nei confronti di Marine Le Pen. Già, quello stretto in queste ore come «accordo di governo» tra Nicolas Dupont-Aignan, leader del movimento sovranista Debout la France (Alzati Francia), e la candidata del Front National è un fatto storico per la fisiologia della destra d'Oltralpe: una prima volta – almeno a un livello così alto come le Presidenziali – per un rappresentante del cosiddetto centrodestra nei confronti del partito da sempre ostaggio del «fronte repubblicano» messo in piedi proprio da gollisti e socialisti nel nome della République. Insomma, se François Fillon un'ora dopo gli exit poll si è accodato – creando non poche polemiche nel suo stesso partito, i Republicains – a Macron nel nome della «diga» anti-Fn, il leader del partito nato da una scissione proprio con i gollisti, e che guadagnato al primo turno un notevole 5%, segna un altro punto a favore per madame Le Pen che è impegnata nella remuntada nei confronti del favorito (ma gaffeur seriale) Macron in vista del 7 maggio.

La Francia sopra tutto: parola di Dupont-Aignan
«È un giorno storico, perché mettiamo l’interesse della Francia davanti agli interessi di parte», ha spiegato Dupont-Aignan rispondendo a chi, nel suo stesso partito e tra i gollisti alla Fillon, ha ritenuto «immorale» la sua scelta. Indicativa la replica del nuovo alleato di Marine e gli obiettivi polemici della sua scelta: «Sono un uomo libero e non regalerò la Francia alla Borsa di Parigi. Il secondo turno di questa elezione presidenziale è senza dubbio il più decisivo della storia della Quinta Repubblica», ha spiegato indicando nel leader di En Marche! l'espressione di quell'establishment che rappresenta il nemico da abbattere per i sovranisti 2.0. Marine Le Pen, da parte sua, ha accolto con entusiasmo questo endorsement ribattezzando Dupont-Aignan un «patriota che difende i valori di De Gaulle» ma soprattutto indicandolo come futuro premier di Francia qualora lei dovesse conquistare l'Eliseo.

Chi è il gollista dissidente
Ma chi è Nicolas Dupont-Aignan? Cinquantasei anni, già deputato all'Assemblea nazionale con il Rpr (il partito di Jacques Chirac) e ispiratore della corrente interna «Debout la République», animata da piattaforma patriottica e sociale e critica con la linea ufficiale del suo partito, sempre più europeista, mercatista e atlantista. Nel 2007, infine, lo strappo mentre nel 2012 Dupont-Aignan presentandosi per la prima volta alle presidenziali guadagna solo l'1,7%. Negli ultimi anni rafforza la sua proposta politica e si spende – con toni anche critici nei confronti della candidata frontista – nell'ultima campagna elettorale dove, come ogni primo turno, esiste la possibilità di marcare un voto di prossimità. Adesso, però, in gioco c'è la Francia.

Un accordo di governo
Per questo la Le Pen si è detta «fiera di questa alleanza per difendere mano nella mano un progetto comune». Progetto che è già stato concordato e che vede come «cessione» al neo-alleato l'abbassamento dei toni sul fronte no-euro: «La transizione dalla moneta unica a una moneta comune non è un precondizione della politica economica», si legge nel documento programmatico firmato dai due leader. Dopo l'appello di Marine via social agli elettori di Jean-Luc Melenchon a fare «sbarramento contro Macron», interpretato dai più come un tentativo vano (il leader di France insoumise ha escluso che voterà per lei), è arrivata dunque una mossa destinata a spaccare davvero.

Mossa che spiazza
Nel momento in cui Macron stava cercando di far convergere l'union sacrée proprio contro la Le Pen ha aperto una breccia di un fronte gollista già provato dall'eccessiva foga di Fillon nei confronti del candidato centristra ed ex ministro di Hollande e, senza toni eccessivamente drastici sull'uscita dall'euro, potenzialmente d'accordo con il resto del programma del Fn su sovranità dei confini, sicurezza e difesa del mercato interno. E che non sia solo Dupont-Aignan il gollista «sedotto» e non più disposto a seguire l'antistorico «fronte repubblicano» lo dimostrano due firme prestigiose di Le Figaro, quotidiano storico del centrodestra francese. Sia il celebre polemista Eric Zemmour che l'editorialista di punta Ivan Rioufol hanno stigmatizzato la scelta pro-Macron del candidato sconfitto dei Republicains e aperto più o meno ufficialmente un credito nei confronti di Marine che, da parte sua, sembra proprio che stia recuperando diversi punti nei confronti del sempre meno «strafavorito» Macron.