19 agosto 2019
Aggiornato 18:00
Strage di Berlino

Il padre dell'italiana dispersa a Berlino: «Non mi illudo». L'Isis rivendica

Mentre la polizia tedesca sembra brancolare nel buio, secondo l'agenzia Amaq, vicina ai jihadisti dello Stato islamico, la strage di ieri al mercato di Natale a Berlino dove probabilmente ha perso la vita Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, è opera del Califfato

BERLINO – Mentre la polizia tedesca sembra brancolare nel buio, secondo l'agenzia Amaq, vicina ai jihadisti dello Stato islamico, la strage di ieri al mercato di Natale a Berlino dove probabilmente ha perso la vita una giovane italiana Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni, è opera dell'Isis. L'attentato è una risposta agli appelli a colpire i Paesi oche combattono l'Isis in Siria e Iraq, ha scritto Amaq. «Un soldato dell'Isis ha realizzato l'operazione di Berlino in risposta agli appelli a colpire i cittadini dei Paesi della coalizione internazionale» ha riportato l'agenzia.

Nessuna traccia di Fabrizia
Di Fabrizia, una ragazza originaria di Sulmona trasferitasi a Berlino anni fa per lavorare in una ditta di trasporti tedesca, si sono perse le tracce dal 19 dicembre, giorno dell'attentato. Il suo cellulare è stato trovato tra i resti del mercatino di Natale travolto dal tir, dove si trovava per fare gli ultimi regali in vista delle feste. Secondo i familiari è molto probabile che il suo corpo si trovi fra i morti non ancora identificati dalle autorità tedesche. Il padre, Gaetano, ha spiegato alla stampa di non illudersi: «Abbiamo capito che era finita lunedì notte - ha detto - siamo stati noi a chiamare la Farnesina, ma l’aiuto più grande ce lo hanno dato i carabinieri di Sulmona. Ci siamo mossi coi nostri canali, ma da quanto mi dice mio figlio da Berlino, non dovrebbero esserci più dubbi - ha spiegato - È con mia moglie in attesa del Dna, aspettiamo conferme, ma non mi illudo». Fabrizia, che ufficialmente è nella lista dei dispersi, avrebbe dovuto raggiungere i familiari in Abruzzo per trascorrere insieme le feste natalizie.

Caccia all'uomo in Germania
Intanto è caccia all'uomo per individuare l'autista del camion lanciato sulla folla, che ha ucciso 12 persone (di cui solo 6 identificate, tutte tedesche) e ne ha ferite altre 48, di cui 14 in gravissime condizioni. Il richiedente asilo pachistano che è stato arrestato nelle prime ore dopo la strage perché sospettato di esserne l'autore, è stato rilasciato dalle autorità tedesche. «I test forensi eseguiti finora non hanno fornito indicazioni sulla presenza dell'accusato nell'abitacolo del camion durante l'attacco», ha reso noto la procura. L'autore della strage dunque resta ancora in fuga. «Una o più persone», «con un'arma», probabilmente quella usata per uccidere il pilota polacco del camion, trovato cadavere sul sedile del passeggero con segni di coltellate e di colpi d'arma da fuoco, ha precisato il capo della polizia di Berlino Klaus Kandt, non escludendo dunque la possibilità della presenza di un commando.

"Questi sono i morti di Merkel!"
Con il passare delle ore, è aumentata la pressione politica sulla cancelliera Angela Merkel, che ieri ha confermato la sua linea sull'accoglienza dei migranti in Germania. «Questi sono i morti di Merkel!» ha tuonato Pretzell Marcus, uno dei leader del partito della destra populista Alternative per la Germania (AFD), che da sempre tiene una linea dura sulla questione dei migranti. Per Frauke Petry, di Afd, «la Germania non è più sicura» di fronte al «terrorismo dell'islamismo radicale», almeno da quando la cancelliera ha aperto il Paese nel 2015 a 900.000 migranti in fuga da guerre e povertà (circa 300.000 sono poi arrivati nel 2016). Accuse che il ministro dell'Interno Thomas de Maizière ha definito «odiose» alla Bild.