23 febbraio 2020
Aggiornato 21:30
Verso fine battaglia Aleppo

Siria, Idlib prossima tappa di Assad

Nodo principale meta ribelli che vogliono andare a Nord Paese. Intanto i bombardamenti sui quartieri assediati in Aleppo, come ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ad Amburgo, continueranno finché vi saranno «banditi» da eliminare.

DAMASCO - Finita, o quasi, la battaglia a Aleppo con una prevedibile schiacciante vittoria delle truppe del presidente siriano Bashar al Assad, la prossima tappa delle forze lealiste e dei loro alleati russi, «è Idlib». Questa provincia nel Nord-ovest della Siria è nel mirino del regime siriano deciso a chiudere la partita con gli insorti in tutto il Paese, perchè controllata da un'alleanza di ribelli jihadisti dominata dal Jabhat Fath al Sham, ovvero l'ex Fronte al Nusra, filiale siriana di al Qaida, come fa notare stamane il quotidiano libanese Assafir, citando diversi politici arabi ostili al regime di Assad, in particolare il leader druso libanese Walid Jumblat.

Intanto i bombardamenti sui quartieri assediati in Aleppo, come ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ad Amburgo, continueranno finché vi saranno «banditi» da eliminare. Proprio ieri, il capo della diplomazia del aveva annunciato una sospensione dei raid per permettere ai civili di uscire dalle zone controllate ancora dai ribelli, nella parte Est della città. Stamane il Centro Russo per la Riconciliazione ha reso noto che nelle ultime 24 ore 8.461 persone sono state portate fuori dai quartieri di Aleppo Est ancora controllati dagli insorti, tra questi 2.934 bambini.

Dei 90mila chilometri che controllavano appena due settimana fa quando è iniziata l'ultima offensiva dei governativi, i ribelli controllano ormai un area non più grande di «10 chilometri quadrati», scrive Assafir. Già due giorni fa un «Consiglio del Comando di Aleppo», a nome di alcune fazioni ribelli, aveva chiesto un cessate-il-fuoco umanitario per negoziare la loro uscita dalla parte orientale della città, verso il Nord della provincia di Aleppo invece che Idlib, ritenuta «non più sicura».

E proprio dove 'sistemare' i ribelli disposti ad arrendersi iè il principale nodo che sta ritardando l'epilogo della battaglia di Aleppo, con una conclamata vittoria dei governativi. Così conclamata che si comincia a parlare di "preparativi" per una imminente "discorso della vittoria" da parte del presidente Assad proprio da Aleppo, come scrive oggi il quotidiano panarabo al Hayat.

Il problema del 'ritiro' degli insorti di Aleppo non è secondario, perché il regime li vuole inviare proprio ad Idlib, come ha fatto in passato con quelli ad Homs, Hama e nella provincia di Damasco. Lo vuole per due motivi ritenuti fondamentali per la vittoria finale: ad Idlib si concentra ormai il grosso dell'opposizione, ma essendo questa sostanzialmente guidata dai qaidisti dell'ex Fronte al Nusra, Damasco e l'alleato russo possono sempre giustificare i loro bombardamenti con il pretesto di eliminare i «terroristi»; esattamente come hanno fatto ad Aleppo. Il secondo motivo è il timore di Assad che, una volta raggiunta la parte settentrionale della provincia di Aleppo, gli insorti potrebbero ingrossare le file dei ribelli filo-turchi nel Nord del Paese. Insomma Il regime non vuole avere due fronti, uno a Ovest (Idlib) e l'altro ad Est (Nord Provincia di Aleppo) con cui fare i conti nella prossima fase, probabilmente conclusiva.

Che i ribelli rimasti nei 4-5 quartieri dove sono asserragliati siano profondamente divisi tra loro è stato confermato oggi persino dalle Nazioni Unite. «Alcuni dei civili che cercano di fuggire, a quanto pare, sono bloccati da gruppi armati dell'opposizione (...) in particolare dai militanti di al Fateh Sham», l'ex Fronte al-Nusra; ovvero la filiale siriana di al Qaida, come ha detto durante una conferenza stampa il portavoce dell'Ufficio dell'Onu per i diritti umani, Rupert Colville, che ha citato anche casi di spari contro la popolazione civile in fuga. Del resto, gli irriducibili dell'ex Fronte al Nusra, hanno emesso in questi ultimi giorni diversi editti per uccidere i ribelli "che tradiscono la causa di Allah consegnandosi al nemico", come riporta al Hayat, che oggi riferisce della decisione degli ex qaidisti di unirsi ad altre tre fazioni ribelli assediate in un'unica formazione chiamata «talebani di Aleppo»; prendendo in prestito il nome degli studenti coranici afghani: una formazione che farebbe capo direttamente all'attuale leader dell'organizzazione di al Qaida, l'egiziano Aymen al Zawahiri, come rivela al Hayat che cita fonti vicine ai ribelli.

Da ricordare che Aleppo, nota prima della guerra civile per essere la 'capitale' economica del Paese, non si era ribellata al regime durante il primo anno della rivolta popolare della primavera del 2011. «Ad Aleppo c'è stata un'offensiva partita da fuori del capoluogo per punire i suoi abitanti della posizione presa all'inizio degli avvenimenti (la rivolta) fino all'estate 2012, quando venne attaccata», ha detto ad Assafit, rientrando nella sua città il capo della Camera di Commercio di Aleppo Fars Shehabi, per il quale «l'esercito, in sostanza, non ha fatto altro che cacciare dei forestieri, ma gli abitanti torneranno a ricostruire presto la loro città».