Hofer vorrebbe portare l'Austria nel Gruppo di Visegrad

Perché una vittoria di Hofer in Austria sarebbe l'ennesimo brutto colpo per l'Europa

Norbert Hofer potrebbe diventare il primo capo di Stato di estrema destra di un Paese Ue. E le intenzioni che ha espresso in campagna elettorale fanno tremare Bruxelles

VIENNA - Oggi è, per l'Ue, una data cruciale. Perché saranno due i popoli che, alle urne, potranno esprimere un voto favorevole allo status quo, oppure uno di rottura. Occhi puntati non solo sull'Italia, con il referendum costituzionale che vede l'establishment europea più o meno esplicitamente schierata per il «Sì», ma anche sull'Austria, dove Norbert Hofer, sfidando il verde Alexander Van der Bellen nella riedizione delle presidenziali avvenute dello scorso maggio e annullate per irregolarità, lotterà per diventare il primo Presidente di estrema destra di tutta Europa.

Il Freedom Party di Hofer
Il suo partito, il Freedom Party, un tempo guidato da un ex ufficiale delle SS, in 60 anni ha conquistato sempre più spazio nella politica austriaca, guadagnando sempre più consensi. Fondato nel 1956 da un gruppo di ex ufficiali nazisti privati del diritto di voto, ha portato avanti ideologie pan-germaniste e liberali, cercando di rubare nei decenni elettori ai due principali partiti austriaci, i socialdemocratici e i conservatori. Partiti i cui candidati non sono nemmeno arrivati al ballottaggio nelle presidenziali. 

Una breve leadership liberale, punita alle urne
All'inizio degli anni Ottanta, il Fpoe è stato brevemente guidato da una leadership liberale, con la quale il partito è riuscito per la prima volta ad arrivare sulla scena politica nazionale (nel 1983) formando una coalizione di governo con il cancelliere socialdemocratico Fred Sinowatz. Un compromesso con il «sistema» subito punito dagli elettori nelle elezioni del 1986, quando il Freedom Party ottenne soltanto l'1,2%, il peggior risultato di sempre.

Da Haider a Strach e Hofer
Fu con Joerg Haider, il figlio giovane e carismatico di un ex ufficiale nazista, che il partito riuscì a reinventarsi come formidabile forza cosiddetta «populista», interprete di sentimenti euroscettici e anti-immigrati. Sotto la guida di Haider il partito ha aumentato di sei volte la propria base, arrivando al governo con i conservatori nel 2000, mossa che ha suscitato diverse polemiche a Bruxelles estromettendo, nei fatti, l'Austria dalla politica europea. Anche quella volta l'esperienza di governo punì il partito, e l'uscita di Haider lasciò il campo libero all'ascesa di Heinz-Christian Strache, attuale guida del movimento, e di Norbert Hofer, che con la sua candidatura ha intercettato l'interesse di una larga fetta dell'elettorato. 

Lo scenario austriaco: l'emblema dell'attuale tendenza politica occidentale
L'attuale scenario politico austriaco è perfettamente in linea con la tendenza che si registra ultimamente in tutta Europa, se non in tutto l'Occidente: l'emersione, cioè, di figure che diventano collettori del malcontento generalizzato contro i partiti tradizionali, che per decenni hanno dominato la politica perdendo il contatto con la base, nonché delle diffuse istanze anti-establishment, anti-sistema e anti-casta, come è accaduto per Donald Trump negli Stati Uniti. Nel caso europeo, tali istanze si vanno via via a sovrapporre con i sempre più capillari sentimenti anti-europei, che tanto fanno tremare Bruxelles. 

L'irresistibile (ed emblematica) ascesa del Freedom Party
Non a caso, l'attenzione per i temi sociali, il welfare, la crisi economica e l'immigrazione, ma anche la polemica contro un'Ue asservita ai poteri forti e sempre più lontana ai bisogni dei cittadini hanno consentito al Freedom Party di togliere voti ai principali partiti, esprimendo un candidato al ballottaggio per le presidenziali e arrivando in testa ai sondaggi per le politiche del 2018. Ma cosa accadrebbe se Hofer riuscisse davvero a diventare il primo capo di Stato di estrema destra nell'Ue?

L'Austria con Hofer nel Gruppo di Visegrad?
Certamente sarebbe un autentico incubo per Bruxelles - l'ennesimo -, in primis perché assesterebbe un ulteriore colpo all'agenda comune europea sull'immigrazione, in discussione almeno dall'aprile 2015 ma mai realizzata nei fatti. Hofer ha infatti auspicato che l'Austria entri a far parte del cosiddetto «Gruppo di Visegrad», che comprende Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Stati tradizionalmente restii ad accettare i «diktat» europei in tema di accoglienza. Nel corso della loro ultima recente riunione, quei Paesi si sono ancora una volta dissociati dalla politica migratoria dell'Ue, e in particolare dal tanto odiato sistema di quote. Quello, per intenderci, su cui l'ungherese Viktor Orban ha indetto nei mesi scorsi un referendum, che non ha raggiunto il quorum, ma che ha visto una larghissima maggioranza di chi si è recato a votare schierarsi contro la proposta di Bruxelles.

Visegrad sempre più appetibile (grazie alle minacce di Bruxelles)
A quella riunione, peraltro, hanno partecipato anche degli «outsider», con delegazioni di Austria, Bulgaria, Croazia, Slovenia e Belgio. A dimostrazione che le minacce dell'Europa di «multare» gli Stati che si sarebbero rifiutati di collaborare in materia migratoria non abbia fatto altro che accrescere l'appeal politico del gruppo di Visegrad.

Il rafforzamento del gruppo anti-immigrazione
Un'eventuale entrata dell'Austria nel gruppo andrebbe, ovviamente, proprio nella direzione di un suo rafforzamento. Ne è ben consapevole Norbert Hofer, che ha dichiarato a Visegrapost.com: «Penso che un gruppo di Visegrad rinforzato possa condurre delle riforme urgenti all’interno della UE. Già oggi, i  paesi del V4 costituiscono un gruppo correttivo intra-europeo, soprattutto nel contesto della crisi dei rifugiati. Sia geograficamente sia storicamente, l’Austria sarebbe in ottima posizione per  cooperare col Gruppo di Visegrad». Il contrappunto offerto dai Visegrad alla linea centrale di Bruxelles, insomma, ne uscirebbe visibilmente rafforzato.

Visegrad sì, Nato no
«In seno alla UE ci sono i grandi attori, Germania, Francia, o i paesi del Benelux. L’Austria è generalmente sola con la sua voce, ma potrebbe rinforzare la sua posizione divenendo membro di una ‘Unione in seno all’Unione Europea», ha aggiunto Hofer. Che ha anche puntualizzato che Vienna non rinuncerebbe in ogni caso alla carta della neutralità militare, visto che l'Austria non fa parte della Nato.

Stop alle sanzioni alla Russia
Una specifica decisamente importante, visto che il Gruppo di Visegrad è noto anche per le sue posizioni intransigenti nei confronti della Russia, mentre Hofer sembra guardare a Mosca con un certo interesse. «Le sanzioni ignominiose contro la Russia, che non hanno portato alcun cambiamento politico, ma hanno inflitto enormi danni economici, specie per l’Austria, sono contro gli interessi dell’Europa centrale», ha dichiarato. «Di conseguenza, una collaborazione più stretta tra gli Stati dell’Europa centrale è non solo auspicabile, ma può anche dare risultati favorevoli. L’obiettivo deve essere di porre fine alle sanzioni contro la Russia». Anche in questo senso, dunque, l'elezione di Hofer sarebbe destabilizzante per l'Ue, che dal 2014 si è accodata alle severe politiche di Barack Obama, al quale i principali leader europei (Renzi incluso) hanno di recente espresso la volontà di continuare su quella linea.

La portata simbolica di una eventuale vittoria di Hofer
L'entrata nel Gruppo Visegrad di Vienna – che in quell'area ha un peso storico e strategico rilevante – non va dunque sottovalutata. E sarebbe la prima e più evidente conseguenza spiacevole per Bruxelles di una eventuale vittoria di Hofer. In aggiunta, vi sarebbe il significato prettamente simbolico, ma non per questo meno rilevante, di quel risultato: il candidato del Freedom Party sarebbe un autentico apripista per tutti quei candidati provenienti da partiti di destra, cosiddetti «populisti», anti-establishment e anti-immigrazione, che ad oggi hanno più di qualche chance di giocarsela alla sfida delle urne. Donald Trump – che non è decisamente un estimatore dell'Ue – docet.