23 agosto 2019
Aggiornato 23:30
Politica americana

Le prime mosse di Trump: muro in Messico, giudici anti-aborto e incontro con la Cina

Scelti due uomini chiave: Reince Priebus come chief of staff, Stephen Bannon come chief strategist e consigliere senior. Nel frattempo il neo presidente Usa ha confermato la costruzione di un muro con il Messico, l'espulsione di 3 milioni di clandestini e di rinunciare allo stipendio

WASHINGTON - Reince Priebus è stato nominato il chief of staff di Donald Trump. Il 44enne, presidente del partito Repubblicano, è stato scelto come capo di gabinetto dal 45esimo presidente americano, mentre Stephen Bannon, a capo della campagna elettorale del tycoon, ha ricevuto due incarichi: chief strategist e consigliere senior. La nomina ufficiale arriverà il 20 gennaio 2017 quando Trump si insedierà alla Casa bianca

Trump: «Entrambi leader qualificati»
L'assegnazione a Priebus della carica di chief of staff rassicura il partito Repubblicano: è capo del Comitato Nazionale Repubblicano, ha molto esperienza ed è considerato la figura ponte verso gli spaventati vertici del Good old party. Bannon come capo stratega e consigliere presidenziale senior, è una figura di tutt'altro tipo: è stato il regista della campagna elettorale di Trump e per occuparsi della corsa verso la Casa bianca ha preso un sabbatico dal sito di notizie Breitbart, voce delle posizioni più conservatrici e spesso estremiste tra i media statunitensi. «Steve and Reince sono leader qualificati che hanno lavorato bene assieme nella nostra campagna e ci hanno condotto a una vittoria storica - ha comunicato Trump - Adesso li avrò entrambi alla Casa Bianca per fare l’America di nuovo grande». Restano da scegliere i 15 ministri dell'amministrazione post-Obama e un migliaio di burocrati di alto grado che dovranno essere poi confermati dal parlamento.

Ok ad Obamacare e matrimoni gay, espulsione 3 milioni clandestini
Nel frattempo Trump ha rilasciato dichiarazioni dai toni altalenanti, dando un colpo alla botte spiegando di non voler toccare l'Obamacare, e uno al cerchio annunciando l'espulsione di 3 milioni di immigrati clandestini, quelli con reati penali, mentre si riserva di prendere decisioni più avanti per i restanti 9-10 milioni di stranieri irregolari. Il repubblicano poi è tornato a parlare del suo progetto di costruire un muro di confine fra gli Stati Uniti e il Messico, confermando di volerlo realizzare, ma ammettendo che in alcuni punti si tratterà di una recinzione, come da sua proposta al Congresso repubblicano. Il tycoon, durante la sua prima intervista tv alla Cbs, ha anche confermato tagli alle tasse, nomine alla Corte suprema di giudici anti-aborto e favorevoli alle armi in mano ai privati cittadini, e «nessun problema» per i matrimoni fra omosessuali.

Stipendio di 1 dollaro all'anno
Ai manifestanti che per quattro giorni sono scesi per le strade d'America per protestare contro la sua elezione ha spiegato di essere «rattristato» per quanto stia succedendo, perché «non mi conoscono». Rivolgendosi a loro ha detto: «Non abbiate paura. Riporteremo indietro il nostro Paese» verso la perduta grandezza. Altra dichiarazione degna di nota quella sulla rinuncia dello stipendio presidenziale, circa 400mila dollari, come promesso in campagna elettorale:«Non prenderò lo stipendio, non lo prenderò. Credo che per legge dovrei prendere un dollaro, quindi prenderò un dollaro l'anno».

La prima grande mossa di politica estera
Intanto Trump ha concordato con il presidente cinese Xi Jinping in un colloquio telefonico di «incontrarsi presto» per discutere le relazioni tra i rispettivi Paesi. Lo ha indicato la tv pubblica cinese, Cctv. Xi ha detto a Trump - che ha spesso attaccato la Cina in campagna elettorale e ha minacciato di introdurre un dazio del 45 per cento sulle esportazioni cinesi - che le due principali economie mondiale «necessitano di collaborazione e ci sono molte cose sulle quali possiamo cooperare», ha aggiunto Cctv. Xi e Trump «hanno promesso di tenersi in stretto contatto, costruire buone relazioni di lavoro e incontrarsi presto per scambiarsi vedute su dossier di reciproco interesse e sullo sviluppo dei rapporti bilaterali», ha aggiunto Cctv. Prima delle elezioni Trump si era spinto fino a definire il colosso asiatico «nemico» dell'America e aveva promesso di tenere testa a un Paese che secondo lui considera gli Stati Uniti un bersaglio facile. Ma aveva anche indicato che non era interessato a essere trascinato in baruffe a distanza e aveva screditato il proposto accordo di libero scambio Trans Pacific Partnership. Queste posizioni avevano lasciato un alone di incertezza sulla gestione delle relazioni tra le due principali economie mondiali. Secondo Cctv, nel corso della telefonata Trump ha detto di considerare la Cina una nazione grande ed importante con cui è desideroso lavorare e ha espresso la convinzione che i rapporti bilaterali porteranno reciproci benefici.