19 settembre 2019
Aggiornato 01:30
I 4 si sono incontrati a Berlino

Ucraina, i (modesti) risultati del vertice Putin-Merkel-Hollande-Poroshenko

Lo avevano preannunciato i media e le parti interessate: c'erano ben poche speranze che il vertice in formato Normanno a Berlino avrebbe prodotto risultato più che modesti

BERLINO – Lo avevano preannunciato tutti i media e le parti interessate: l’incontro tra Vladimir Putin, Angela Merkel, Francois Hollande e Petro Poroshenko a Berlino sull’Ucraina difficilmente avrebbe prodotto risultati degni di nota. Tutt’altro: Mosca aveva manifestato sin da subito scetticismo, puntualizzando che «l’ideale sarebbe il rispetto degli accordi di Minsk» da parte di Kiev; quanto all’Ucraina, qualcuno addirittura ipotizzava che il vertice avrebbe segnato la fine di quegli stessi accordi.

Lo stupore dei media tedeschi
In effetti, di risultati degni di nota non se ne sono visti, né sulla situazione in Ucraina, né tantomeno  sulla Siria. Non che l’arrivo di Putin a Berlino sia passato inosservato alla lente dei media tedeschi: tutt’altro. Il Deutsche Welle l’ha definito un «piccolo scandalo» e, contemporaneamente «un grande successo per il Cancelliere», visto che il Cremlino, la scorsa settimana,  ha annullato la visita a Parigi in programma con Francois Hollande. Secondo il quotidiano, tale circostanza «la dice lunga» sulla posizione della Germania sull’ipotesi di nuove sanzioni alla Russia.  Perché, se ci fosse coesione su questo tema, è probabile che l’incontro sarebbe saltato.

Tensione ancora alta sulla Siria
Eppure, non pare che la tensione si sia abbassata. Tutt’altro. Perché Merkel e Hollande hanno nuovamente accusato la Russia di perpetrare insieme a Damasco crimini di guerra in Siria, e nessuno dei due  leader ha escluso il ricorso a nuove sanzioni. «Non possiamo escludere la possibilità», ha dichiarato Merkel, definendo i colloqui di Berlino «tesi» e «difficili». Intanto, è entrata formalmente in vigore la «pausa umanitaria» annunciata dalla Russia e dal regime di Damasco nella zona orientale di Aleppo, nel nord della Siria, controllata dai ribelli. Da due giorni i caccia russi e siriani hanno interrotto i bombardamenti sui quartieri assediati da Damasco.  Mosca ha annunciato che la tregua verrà estesa di tre ore, da 8 a 11 ovvero fino alle 19 ora locale, e che potrebbe essere ulteriormente prolungata.

Nessun documento dopo 5 ore di colloqui
Progressi modesti anche sull’Ucraina, con l’impegno dei leader di lavorare su una road map sulla crisi del Donbass entro novembre nel quadro degli accordi di Minsk. Il fatto che però nessun documento sia uscito da colloqui durati 5 ore testimonia il grado di tensione e incomunicabilità che ha paralizzato i colloqui.

Il principale ostacolo
Uno dei principali ostacoli, decisamente non superato, è il rifiuto di Kiev di approvare una legislazione che regoli le elezioni locali nelle Repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk. Poroshenko ha dihciarato che Mosca ha dato il via libera al dispiegamento una missione OSCE armata, a suo avviso una «missione di polizia», per assicurare la sicurezza e la regolarità delle elezioni. Prospettiva sulla quale Merkel si è mostrata cauta, puntualizzando che il via libera a qualunque ulteriore missione OSCE dipenderà dall’approvazione, da parte di Kiev, della legislazione sulle elezioni prevista dagli accordi.

In Est Ucraina si continua a combattere
Poco, se non nulla di fatto, insomma, ma è un esito che non stupisce. Perché nelle scorse ore la tensione è salita alle stelle dopo l’uccisione del comandante filorusso Arseny Pavlov, che la Repubblica di Donetsk ha apertamente interpretato come una «dichiarazione di guerra» da parte di Kiev. Pavlov è stato ucciso in un’esplosione nella sua abitazione, e gli ufficiali della Repubblica autoproclamata hanno subito puntato il dito contro Kiev, ricordando le ripetute precedenti minacce giunte da parte ucraina. La vicenda è stata vista come una palese violazione del cessate il fuoco, e, secondo alcuni esperti, potrebbe addirittura costituire una miccia capace di far esplodere il conflitto tra Nato e Russia. Lunedì Kiev ha lanciato un attacco contro gli insediamenti vicini al villaggio di Leninskoe, nel Donetsk, dopo una raffica preparatoria di colpi di artiglieria e mortaio.

Le violazioni del cessate il fuoco di Kiev
Secondo il ministro della Difesa della Repubblica del Donetsk, in un solo giorno l’Ucraina avrebbe violato il cessate il fuoco per ben 398 volte, 336 delle quali usando artiglieria pesante e mortai. Il conflitto, dunque, prosegue, nel silenzio delle cronache occidentali. E la diplomazia sembra ancora sostanzialmente incapace di trovare una risposta condivisa alla crisi.  Anche perché sullo sfondo si staglia quello scontro tra Mosca e Washington combattuto (per ora) indirettamente sul campo di battaglia siriano, oltre che su quello ucraino, ma che si traduce anche in una autentica escalation fotografata dall'espansionismo della Nato in Europa dell'Est. E con le elezioni presidenziali alle porte, e una battagliera Hillary Clinton già sulla soglia della Casa Bianca, nessuno scenario sarà da escludersi.