25 luglio 2021
Aggiornato 18:00
Gli Usa hanno sospeso i negoziati con la Russia

Siria, Mosca: pur di eliminare Assad Usa pronti a patto col diavolo

La prospettiva della pace in Siria si allontana. Washington ha sospeso i negoziati di cooperazione con Mosca, provocando la dura reazione della Russia

MOSCA - La prospettiva della pace in Siria si allontana irrimediabilmente. Gli Stati Uniti hanno infatti sospeso i negoziati con la Russia per il rilancio del cessate-il-fuoco in Siria e sulla creazione di una taskforce militare congiunta per colpire i jihadisti. Una decisione che, secondo quanto dichiarato dal portavoce del Dipartimento di Stato, John Kirby, non è stata presa alla leggera. Kirby ha peraltro accusato la Russia e il suo alleato siriano di intensificare gli attacchi sulle zone civili.

Rimpallo di responsabilità
E sullo sfondo di una guerra che sta causando centinaia di migliaia di vittime, anche in queste ore è andata in scena il rimpallo di accuse e responsabilità tra Mosca e Stati Uniti. Secondo i quali la Russia «non è riuscita a rispettare i propri impegni», in particolare nel campo umanitario, ed è stata «incapace» di fermare i bombardamenti del regime siriano.

La reazione di Mosca
Durissima la reazione di Mosca, dopo lo stop ai negoziati sul conflitto siriano: secondo la diplomazia russa l'amministrazione di Barack Obama «non è in grado» di offrire le condizioni per risolvere il conflitto in Siria. La replica alle accuse di Washington è quindi giunta oggi in un comunicato del ministero degli Esteri di Mosca. «La recente decisione di Washington è un riflesso del fatto che l'amministrazione di Barack Obama non è in grado di soddisfare la condizione chiave per la cooperazione permanente, per risolvere il conflitto siriano, oppure non ha avuto e non ha affatto questa intenzione», si legge. Non solo: per Mosca, pur di togliere di mezzo Bashar Assad «Washington è pronta a 'fare un patto con il diavolo'». Washington sarebbe disposta «ad accettare di stringere un'alleanza con i terroristi veri e propri, che sognano di rovesciare la storia e che impongono loro norme disumane sugli altri con la forza», ha detto il ministero.

Una situazione drammatica
Intanto, ad Aleppo la situazione si fa sempre più drammatica. Secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani, organizzazione vicina ai ribelli, le truppe governative siriane sono avanzate verso il cuore della città, riconquistando edifici e cercando di riprendere il controllo della parte orientale. Le forze del regime si sono impossessate di diversi palazzi nel quartiere centrale di Suleiman al Halabi e stanno spingendo verso nord verso altri quartieri controllati dai ribelli, ha riferito l'Osdh. «Il regime sta gradualmente avanzando verso il centro di Aleppo e sta spingendo più a nord verso Bustan al Basha, dopo le battaglie in strada di oggi», ha riferito Rami Abdel Rahman, il direttore generale dell'Osdh. «Si stanno focalizzando sugli edifici più alti, che un tempo erano gli edifici amministrativi, perchè da lì possono monitorare intere strade e quartieri», ha detto Abdel Rahman. Se i combattenti lealisti conquistassero Bustan al Basha e altre zone controllate dai ribelli nel nord della città, confinerebbero le fazioni dell'opposizione in una piccola sezione del sudest.

Offensiva
Sostenuto dagli aerei russi, il 22 settembre l'esercito siriano ha intrapreso una massiccia offensiva militare per impadronirsi della parte orientrale di Aleppo. L'esercito sta combattendo alla periferia nord della città, nel centro e in altre zone meridionali non distanti dal quartiere Sheikh Saeed. L'ultima avanzata del regime è arrivata dopo il bombardamento dei quartieri est di Aleppo costata ieri la vita a tredici persone, tra cui un bambino. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale Sana, una persona è morta e altre quindici sono rimaste ferite nel bombardamento dei ribelli contro un quartiere governativo nella parte ovest della città.

Violenze contro l'ambasciata russa a Damasco
Ma le violenze sono esplose anche contro l'ambasciata russa a Damasco, secondo quanto reso noto dal ministero degli Esteri russo, che commenta: «l'attacco è una conseguenza della condotta di coloro, come gli Usa, e di alcuni loro alleati, provocano la continuazione del conflitto in Siria». Secondo Mosca, non ci sono feriti tra il personale diplomatico.

Le accuse di Lavrov
Intanto il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov è tornato sul ritiro Usa dagli accordi di pace sulla Siria, dicendo che l'accordo è stato distrutto da coloro che coltivano piani e scenari di violenza. «Purtroppo, ci sono molti che volevano rompere questi accordi fin dall'inizio, anche nel governo degli Stati Uniti. Purtroppo, ieri sono riusciti a farlo», ha detto Lavrov.

(Con fonte Askanews)