Un risultato per certi versi storico

Nuovo schiaffo alla Merkel: sempre più isolata, in patria e in Europa

Un fallimento tira l'altro, di questi tempi, per Frau Merkel. Il cui partito ha ottenuto il peggior risultato a Berlino dalla II guerra mondiale. E la cui leadership europea è tutt'altro che in salute

La cancelliera di Germania Angela Merkel.
La cancelliera di Germania Angela Merkel. (Frederic Legrand - COMEO / Shutterstock.com)

BERLINO - 18 settembre 2016: una giornata storica per Berlino, la città-Capitale che è anche un importante Land della Repubblica federale tedesca. Perché la Cdu, il partito della Cancelliera, dopo la clamorosa sconfitta in Meclemburgo di qualche settimana fa, ha ottenuto il peggior risultato elettorale dalla Seconda guerra mondiale ad oggi. Mai così in basso, e mai, soprattutto, contro avversari di estrema destra. Formalmente, ad accaparrarsi il primo posto sono stati i socialdemocratici della Spd, che però sono crollati al 22%, perdendo sei punti e mezzo dalle ultime elezioni. I cristianodemocratici di Angela Merkel sono stati sbalzati fuori dalla cabina di regia berlinese, con un modesto 18%. Il sindaco tenterà un governo di coalizione con i Verdi, al 15%, e con la Linke, la sinistra radicale, che ha sfiorato il 16%.

I populisti trionfano
Altro dato storico di queste elezioni: i veri trionfatori sono stati gli «estremisti», per così dire, anche detti «populisti», di destra e di sinistra: la Linke da un lato e l'AfD, «Alternativa per la Germania», dall'altro, che ha sfiorato il 14%. Così, la straordinaria (e cieca) attitudine all'ottimismo del vicecancelliere Spd Sigmund Gabriel, che si è rallegrato del fatto che «Siamo rimasti il partito più forte di questa città», dimostra una clamorosa mancanza di realismo e di visione in prospettiva. Una visione che tenga conto della tendenza, più che dei numeri: e la tendenza è che, dalle ultime elezioni, i socialisti sono crollati di più di 6 punti (come i cristianodemocratici della Merkel), mentre l'AfD prolifera un po' ovunque ed entra nei Parlamenti regionali. Il prossimo passo, come sottolineano dalle file del movimento, è la conquista del Bundestag, del Parlamento federale. Senza contare che l’Spd ha anche un problema di leadership, visto che, secondo i sondaggi, il vicecancelliere Gabriel proprio non convince.

Per Angela un problema di leadership
Ma un’altra forza politica storica per la quale si profilano problemi di leadership è chiaramente la Cdu di Angela Merkel, che, a livello nazionale, sta perdendo la fiducia degli alleati bavaresi della Csu, da sempre contrari alle sue politiche sul fronte migratorio. Non solo: anche nel suo stesso partito si moltiplicano i mal di pancia per un approccio riconosciuto in gran parte colpevole dei rigurgiti populisti nel panorama politico tedesco. Divisioni che si sono riverberate anche a livello regionale, nella stessa Berlino, dove i leader della coalizione al potere, senza troppo successo, hanno negli ultimi mesi tentato di smarcarsi dalla «linea Merkel» nel disperato tentativo di recuperare voti.  Intanto, l’AfD riusciva a guadagnarsi i voti degli elettori soprattutto nei quartieri orientali, puntando su temi quali immigrazione e ingiustizia sociale.

Politiche 2017
Per Angela Merkel, dunque, il cammino è decisamente in salita. Soprattutto, se deciderà di ripresentarsi alle elezioni politiche del 2017 nel tentativo di conquistarsi il titolo di Cancelliere più longevo della storia. In quel caso, dovrà necessariamente trovare il modo di placare gli animi degli alleati bavaresi e dei colleghi di partito, che, dopo le ultime prove elettorali, sembrano a maggior ragione determinati a presentarle il conto.

Alla ricerca di un compromesso
Del resto, mentre si trovava a Bratislava, la Cancelliera è stata attaccata duramente da Horst Seehofer, leader della Csu, che l'ha minacciata di una «rottura definitiva». In un colloquio con lo Spiegel, Seehofer ha infatti affermato che sosterrà la sua alleata nella campagna elettorale per le politiche 2017 solo se lei accetterà di porre un tetto agli ingressi dei rifugiati in Germania. «Non rinunceremo al tetto dei 200.000. Si tratta semplicemente della nostra credibilità», ha aggiunto. «Ma è giusto che la politica riesca a rinnovarsi se vogliamo riconquistare la fiducia dei nostri elettori». Per avere qualche chance di essere rieletta, Angela dovrà dunque necessariamente accettare qualche compromesso: e non solo sulla questione del tetto, ma anche su maggiori controlli ai confini, sui rimpatri, sui rapporti con la Turchia.

Dalla Germania all'Europa
Ma la questione non è aperta solo in Germania, ma anche in Europa. Ve lo avevamo preannunciato: il fallimento di Angela Merkel sarebbe passato in pochi giorni da Bratislava, dove si è tenuto il vertice dei 27 Paesi dell’Unione, alla «sua» Berlino. E non era soltanto una questione di sondaggi, ma di umori: umori che si respirano tanto a livello locale, quanto nazionale ed europeo. A Bratislava si è sancita la storica divisione tra i Paesi membri dell’Ue, che non sono mai stati tanto contrapposti tra loro e privi di visione comune. Una visione che proprio la Germania della Merkel ha imposto in questi anni, e che oggi mostra tutta la sua debolezza. Così, per la Cancelliera che ardisce a diventare la più longeva della storia la sfida si fa sempre più difficile. Perché per lei, verosimilmente, una sconfitta «tira l’altra»: dalla Germania all’Europa.Dove sono sempre più numerosi quelli che l’attendono al varco.