15 settembre 2019
Aggiornato 22:30
Migliaia in corteo per chiedere la chiusura del campo

Perché la Gran Bretagna vuole costruire un muro anti-immigrati a Calais

A Calais la tensione è alta da più di un anno a questa parte, e non accenna ad abbassarsi. Nonostante i tentativi francesi di smantellare il campo, i profughi sono sempre più numerosi

Sale la tensione nel campo profughi di Calais, ribattezzato «La Giungla».
Sale la tensione nel campo profughi di Calais, ribattezzato «La Giungla». Shutterstock

CALAIS - A Calais la tensione è alta da più di un anno a questa parte, e non accenna ad abbassarsi. Migliaia di persone sono scese nelle scorse ore in piazza per chiedere la chiusura del campo profughi noto come «La Giungla», dove attualmente risiedono oltre 7.000 migranti, la maggior parte dei quali cerca di entrare clandestinamente in Gran Bretagna.

La manifestazione
I manifestanti hanno bloccato alcune strade per formare una catena umana fino al porto; al corteo ha partecipato anche il sindaco della città, Natacha Bouchart, secondo la quale la situazione è divenuta insostenibile. Il ministro degli Interni francese, Bernard Cazeneuve, ha ribadito l'intenzione del Governodi chiudere il campo; nei mesi scorsi le autorità avevano proceduto allo smantellamento di alcune strutture provvisorie.

7000 migranti
Il campo in questione, dunque, ospita a oggi oltre 7.000 migranti in condizioni umanitarie terribili, la maggior parte dei quali intenzionata a entrare in Gran Bretagna in modo clandestino: si salta sopra i camion, e via. La maggior parte di loro proviene dal Medio Oriente, dall'Afghanistan e dall'Africa. Tra questi, sono stati identificati almeno 400 minori non accompagnati ai quali può essere concesso l'accesso in Gran Bretagna: le autorità inglesi hanno promesso di accogliere 150 bambini entro la fine del 2016.

I tentativi dello Stato
Da un anno a questa parte, lo Stato sta cercando di limitare l’affollamento nel campo. L’obiettivo sarebbe quello di mantenere a Calais solo i 1.900 posti letto affidati alla gestione dell’associazione Vie active: nel dettaglio, 400 letti per le donne e i bambini nei prefabbricati e 1.500 nei container per gli uomini. Proprio per questo, lo scorso marzo la vegetazione in gran parte della giungla era stata distrutta, ed era stato approvato il divieto di montare tende o organizzare accampamenti.

Sgomberi già avviati
Non solo: era stata sgomberata anche la striscia di terra larga cento metri lungo la strada che costeggia il porto, ormai presidiata in modo permanente dalle forze dell’ordine per impedire il passaggio dei migranti che cercano di salire sui camion diretti nel Regno Unito. Lo spazio occupato dall’accampamento si era quindi ridotto, mentre era in aumento il numero dei migranti che si spostavano nei centri di accoglienza nel resto del Paese, dove è possibile presentare domanda di asilo. Tutto ciò, insieme alle partenze verso il Regno Unito (proseguite nonostante i rigorosi controlli), aveva ridotto la pressione migratoria a Calais, dove erano rimaste circa 3.500 persone.

Il nuovo picco di presenze
Ma questi provvedimenti non sono stati sufficienti: con l'estate, i migranti sono tornati, incoraggiati dal bel tempo che facilita la comunque pericolosa traversata del Mediterraneo. Inoltre, molti migranti espulsi a Parigi si sono rifugiati nella giungla, che è ormai diventata la meta obbligata per ogni richiedente asilo che si trovi in Francia, vista la presenza di diverse ong che supportano i profughi. Inoltre, ormai da Calais è anche più facile trovare posto in un centro d’accoglienza. Ma ormai il sistema è saturo. Lo Stato sta facendo il possibile e ha promesso altri cinquemila posti a breve.

Un record mai battuto
Così, a Calais è nel 2016 - e non nel 2015, l'annus horribilis della crisi - che si è battuto ogni record. Secondo i dati della Prefettura, il 17 agosto nell’accampamento di fortuna allestito alla periferia della città francese sono stati censiti 6.901 migranti, 2.415 in più rispetto all’ultimo controllo, svolto il 13 giugno. A seguito dello smantellamento dei mesi scorsi, il campo rimane, ma su un terzo della superficie precedente. Il tentativo sarebbe quello di acconsentire solo strutture temporanee come le tende, ma i profughi continuano ad arrivare e cercando di organizzarsi come possono. Così, dove prima vi era una vera e porpria città, oggi rimangono solo la chiesa cristiana ortodossa degli eritrei, costruita con teli di plastica e pedane di legno, e la scuola laica sulle dune, con le sue baracche di legno.

L'intenzione del Governo francese
L'intenzione del Governo di chiudere il campo rimane, confermata domenica scorsa dal ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve, ma la situazione è ai limiti della crisi umanitaria. La scorsa settimana, Francia e Gran Bretagna avevano inoltre concordato di lavorare insieme per la messa in sicurezza del porto di Calais, per il miglioramento della situazione umanitaria e per il rimpatrio dei migranti illegali. Ma le associazioni rimangono sul piede di guerra: il loro obiettivo immediato è quello un po' di terreno in più, per limitare il grave affollamento di migranti nella porzione del campo ancora in uso. Per il resto, non resta che attendere.

Londra costruisce un muro
Intanto, da Londra annunciano la costruzione di un muro anti-migranti, i cui lavori inizieranno già questo mese. Lo ha dichiarato alla stampa il ministro dell’Interno britannico Robert Goodwill. La barriera, che sarà alta 4 metri e lunga un chilometro, sarà finanziata interamente dalla Gran Bretagna e servirà ad impedire che i migranti salgano a bordo dei camion diretti in Inghilterra lungo l’autostrada che porta al porto di Calais, in Francia. I lavori dovrebbero terminare entro la fine dell’anno e costeranno 2,7 milioni di euro. Il muro rientra nel pacchetto sulla sicurezza del valore di 17 milioni di sterline su cui Regno Unito e Francia si sono accordati a marzo.

Tensione tra Londra e Parigi
In effetti, la questione Calais coinvolge due Stati, appunto Francia e Regno Unito, poiché il confine di quest'ultimo si trova di fatto spostato in territorio francese. E nonostante l'impegno del Governo di Parigi, nell'ultimo anno sono state 84mila le detenzioni sulla frontiera britannica. Con la Brexit, poi, la tensione tra i due Stati si è alzata, poiché la Francia di spostare la frontiera dall'altra parte della Manica, in territorio britannico, come in un certo senso suggerirebbero la logica e la geografia. Finora sono state soltanto minacce, comunque sufficienti a incoraggiare il governo britannico ad offrire assistenza alla Francia quando a Calais la situazione si fa particolarmente ingovernabile. Ma chissà, ora, come Parigi prenderà la notizia del muro.