6 dicembre 2019
Aggiornato 16:00

Siria, Usa annunciano tregua tra Turchia e curdi... ma Ankara smentisce

Dopo giorni di caos e indecisioni, sembrava che gli Usa fossero riusciti ad ottenere una tregua tra la Turchia e i curdi nel Nord della Siria. Ma pronta è giunta la smentita di Ankara

Il presidente turco Tayyp Recep Erdogan.
Il presidente turco Tayyp Recep Erdogan. Shutterstock

ANKARA -  Dopo giorni di caos, alleanze traballanti e indecisioni, sembrava che, nell'ambito dell'intricatissimo teatro bellico siriano, fosse finalmente giunta l'ora di una buona notizia. Il portavoce del Comando centrale Usa John Thomas aveva infatti annunciato una tregua temporanea tra le forze turche e le milizie curde.

L'annuncio del cessate il fuoco
«Nelle ultime ore, abbiamo ricevuto assicurazione che tutte le parte coinvolte fermeranno il fuoco reciproco, focalizzandosi sulla minaccia dell'Isis», aveva detto. Aggiungendo che la cessazione delle ostilità sarebbe durata per almeno un paio di giorni, ma non nascondendo la speranza che il patto potesse consolidarsi nel tempo. Dal canto loro, i combattenti dei gruppi curdi hanno hanno confermato la tregua nel nord della Siria, ribadendo tuttavia il no all'«occupazione turca» del loro territorio. «Un accordo è stato concluso tra noi e lo Stato turco con l'intermediazione deegli Stati uniti e della coalizione internazionale anti-jihadista per lo stop alle ostilità», ha detto per telefono Ali Haju, portavoce del Consiglio militare di Jarablos, un gruppo combattente sostenuto dalla coalizione arabo-curda delle Forze democratiche siriane. «L'accordo - ha continuato - ha durata inderterminata ed è entrato in vigore lunedì alle 24 locali (23 in Italia)».

Segnali poco rassicuranti
Ma che la tregua avrebbe retto poco, lo si è sospettato fin da subito. In effetti, la stampa ha fin dalle prime ore sollevato qualche dubbio in merito alla sua attuabilità. Innanzitutto, parlando ad Al Jazeera, il portavoce del ministro degli Esteri turco Tanju Bilgic non ha confermato né smentito la notizia. In seguito, Biglic ha dichiarato che le operazioni militari sarebbero continuate, nel rispetto dell'integrità territoriale della Siria, fino a che la «calamità del terrorismo» finirà di attanagliare le città turche.

Notizie non ufficiali
Separatamente, fonti militari turche hanno rivelato alla Reuters che l'esercito turco non ha mai accettato il cessate il fuoco con i curdi nel Nord della Siria. Un ex ufficiale militare turco ha accusato gli Stati Uniti di far passare «organizzazioni terroristiche» per «parti formali» nell'accordo, come se la Turchia fosse disponibile a trattare con loro. La BBC ha inoltre fin da subito confermato che, anche qualora i turchi rispettassero l'accordo, i curdi rimarrebbero un target privilegiato dei ribelli sunniti alleati di Ankara.

La smentita di Ankara
Insomma: i segnali fin da subito sono stati tutt'altro che rassicuranti. Così, non ha stupito più di tanto l'affermazione giunta poco dopo dal ministro per gli Affari europei turco, Omer Celik, secondo cui la Turchia «non accetta» alcuna tregua con le milizie curde dell'Ypg nel Nord del Paese. Dichiarazione che, tuttavia, è clamorosa, perché smentisce evidentemente la linea di Washington, che aveva praticamente rivendicato la mediazione nell'accordo tra turchi e curdi. «In nessuna circostanza accetteremo un 'compromesso o un cessate il fuoco tra la Turchia e degli elementi curdi', la Turchia è uno Stato sovrano e legittimo», ha dichiarato Celim alludendo all'espressione usata dal Dipartimento della Difesa statunitense che ieri aveva annunciato l'accordo. Celik ha sottolineato come la Turchia non possa essere posta su un piano di parità con un'organizzazione terroristica, alludendo alle Unità di Protezione Popolare (Ypg) curde, assimilate da Ankara al Ppk. Un nuovo clamoroso fallimento dell'amministrazione Obama in Siria.