15 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
Washington sembra prendere le distanze dai curdi

Siria, l'ambigua posizione della Turchia tra Stati Uniti e Russia

Mentre prosegue l'offensiva turca contro Isis e curdi in Siria, la posizione di Ankara si fa sempre più ambigua. Oscillante tra Mosca e Washington, che intanto sembra prendere le distanze dai curdi

ANKARA - Mentre prosegue l'offensiva contro l'Isis e i curdi, la posizione della Turchia in Siria si fa sempre più ambigua, e controverse le sue ambizioni. Ankara ha intenzione di espellere i militanti, anche i curdo-siriani, da Aleppo, per usare la città siriana, attualmente in mano all'Isis, come pedina di scambio durante futuri negoziati politici. Lo ha dichiarato un membro del Partito dell'Unione democratica (Pyd), Rejzan Hedu, intervistato da Ria Novosti.

L'offensiva turca
«Le forze alleate della Turchia stanno attaccando Aleppo da sud e da sudovest - ha spiegato facendo riferimento all'offensiva lanciata ieri dalla Turchia verso Jarabulus - Adesso le forze turche sono entrate nella provincia da Nord e non si fermeranno finché non raggiungeranno al-Bab (a nordest di Aleppo). A quel punto Aleppo cadrà sotto il loro controllo. La Turchia negozierà in maniera aggressiva avendo Aleppo come pedina di scambio nelle sue mani».

La telefonata tra Cavusoglu e Kerry
Intanto, il segretario di stato Usa John Kerry ha comunicato al ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, che le forze curdo-siriane vicine al confine turco si stanno ritirando a est dell'Eufrate. Kerry ha parlato con il suo omologo turco al telefono nelle prime ore di oggi, secondo fonti diplomatiche citate da Hurriyet.

Gli Usa prendono le distanze dai curdi
La comunicazione - che di fatto segna una presa di distanze da parte degli Usa nei confronti dei curdi di Siria - è avvenuta all'indomani dell'inizio dell'offensiva turca in Siria e dopo che il vicepresidente Usa Joe Biden ha detto durante la sua visita in Turchia che Washington ha chiesto alle forze curdo-siriane di non oltrepassare l'Eufrate verso Ovest. «La conversazione tra i due si è focalizzata sugli sforzi relativi al futuro della Siria, la conclusione del conflitto e la garanzia di un cessate-il-fuoco permanente in primo piano», ha reso noto la fonte turca sottolineanto che Cavusoglu e Kerry hanno parlato anche dell'offensiva «Scudo dell'Eufrate».

Il ritiro dei curdi
«Nel corso della telefonata è stata sollevata anche la questione del Pyd/Ypg (le forze curdo-siriane del Partito d'unione democratica e Unità di protezione del Popolo)», ha aggiunto la fonte. Per la Turchia il Pyd e il suo braccio armato Ypg, che combatte l'Isis in Siria ed è stato considerato fino ad ora un alleato da parte degli USa, è un gruppo terroristico alla stregua del Pkk. «Il segretario di stato Usa Kerry ha sottolineato che le forze del Pyd/Ypg si stanno ritirando a est dell'Eufrate».

La preoccupazione di Mosca
La Russia si è detta «molto preoccupata» dell'offensiva della Turchia in Siria, lanciata all'alba di oggi contro l'Isis e contro i curdi del Pyg e ha aggiunto di essere «allarmata» dal possibile deterioramento della situazione in Siria, incluse le tensioni tra arabi e curdi. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri russo.

Turchia tra Russia e Stati Uniti
In effetti,  la posizione della Turchia in Siria è alquanto ambigua. E non solo perchè, oltre allo Stato islamico, Ankara sta prendendo di mira i curdi, ma anche per il complesso scacchiere di alleanze in gioco. Raid degli Stati Uniti stanno infatti sostenendo le truppe turche e dei ribelli dell'Esercito libero siriano che in queste ore stanno continuando a guadagnare terreno rispetto al gruppo dello Stato islamico. Il tutto, nonostante Washington non abbia mai  approvato la politica turca sui curdi. Contemporaneamente, sul destino di Bashar al Assad la Turchia si è di recente adeguata alla linea russa, di fatto «riabilitando», almeno temporaneamente, l'ex nemico. La notizia arriva nelle ore in cui il vicepresidente americano, Joe Biden è in visita in Turchia, cercando di ricucire l'alleanza tra i due Paesi. Il contrattacco serve inoltre ad Ankara, un membro della Nato, per mostrare che il colpo di stato fallito non ha indebolito la forza dello stato.

(Fonte Askanews)