Al suo posto un diplomatico

Russia, Putin rimuove il capo del suo staff, il «falco Ivanov». Perché?

Via il 'falco' Sergei Ivanov, ex capo dell'amministrazione presidenziale: l'ordine impartito da Vladimir Putin si traduce in un vero e proprio terremoto nella gerarchia del Cremlino

MOSCA - Via il «falco» Sergei Ivanov, arriva un diplomatico di carriera a capo dell'amministrazione presidenziale: l'ordine impartito da Vladimir Putin si traduce in un terremoto nella gerarchia del Cremlino, impossibile da comprendere con le sole motivazioni ufficiali. Secondo quanto dichiarato dal presidente russo - durante un incontro con il licenziato e il suo sostituto Anton Vaino, trasmesso dalla tv - il siluramento avviene su richiesta dello stesso Ivanov, che diventa emissario presidenziale addetto alle questioni di tutela ambientale, ecologia e trasporto e che avrebbe raccomandato la promozione di Anton Vaino, sino ad oggi vice-capo dell'amministrazione presidenziale.

Siluramento?
Putin non vuole alimentare le teorie di un siluramento causato da un conflitto. Ma, fanno notare fonti russe, «Ivanov fa parte di una squadra, quella dei siloviki, e la sua uscita di scena è un segnale importante, in questo importante momento». I 'siloviki' sono gli 'uomini dei ministeri forti', essenzialmente Servizi di Sicurezza (l'Fsb erede del Kgb) e Difesa, da anni referenti privilegiati di Putin. Ivanov, 63 anni, ex del Kgb, pietroburghese come il presidente e considerato a un certo punto suo possibile successore, è un esponente di punta del club dei cosiddetti falchi. E secondo questa lettura, il licenziamento è un modo per «avvisarli» alla vigilia delle elezioni per il rinnovo della Duma, la camera bassa del parlamento, viste da più parti come passaggio cruciale per Putin per consolidare la presa sulla politica interna e aprire la strada ad una nuova candidatura alla presidenza per il 2018, finora mai esclusa e mai confermata.

Chi è Vaino
Anton Vaino, classe 1972, diplomatico di formazione e di carriera - ma senza brillare particolarmente - prima di essere trasferito a Mosca, non è un personaggio sino ad oggi considerato particolarmente influente. E' nato a Tallin, capitale dell'ex repubblica sovietica di Estonia, studi in relazioni internazionali, ha lavorato qualche anno in Giappne, rientrato a Mosca è stato ha fatto carriera di apparatcik prima agli Esteri, poi nell'amministrazione governativa e quella presidenziale.

Una figura chiave
Ora diventa una figura chiave, catapultato vicino al cuore del potere a scapito di Ivanov. Ma anche dopo l'uscita di scena, forse temporanea, di un altro potentintissimo: Vjaceslav Volodin, il numero due dell'amministrazione presidenziale che ha preso un sabbatico per andare a occuparsi di campagna elettorale. Vaino era il suo numero due, ora balza al vertice dei vertici. «Putin si sta circondando di neo-promossi», argomentano a caldo le fonti, certo «qualcosa con i siloviki è successo». C'è chi ipotizza anche un segnale all'Occidente, dato che Ivanov è promotore della linea dura sia sull'Ucraina che sulla Siria, tuttavia nessuno crede che seguirà davvero una svolta.

Isolamento di Medvedev?
Altra lettura vuole Ivanov come regista di una recente campagna contro il premier Dmitri Medvedev, che non fa parte del circolo degli «uomini forti». Con il licenziamento odierno, Putin avrebbe così messo in chiaro che Medvedev non si tocca, non fino a quando deciderà lui se tenerlo o meno alla guida del governo.

(Fonte Askanews)