31 marzo 2020
Aggiornato 15:00
Presidenziali USA 2016

Hillary Clinton riaccende le speranze delle donne americane?

Dopo il risultato simbolico, ci sarà un reale cambiamento? È quello che si augurano le donne, che già si domandano come una donna alla Casa Bianca possa modificare la loro vita di cittadine statunitensi. A raccontarlo è un articolo del «New York Times».

NEW YORK - Hillary Clinton ha accettato la candidatura alle presidenziali statunitensi per il partito democratico, ponendo fine a una serie ininterrotta di leader maschi che hanno dominato lo scenario politico per 240 anni. Dopo il risultato simbolico, ci sarà un reale cambiamento? È quello che si augurano le donne, che già si domandano come una donna alla Casa Bianca possa modificare la loro vita di cittadine statunitensi. A raccontarlo è un articolo del New York Times.

L'elezione della prima donna potrebbe rivitalizzare le battaglie sopite per alcuni diritti. «Le donne avranno un equo compenso» ha commentato Tammy Keith, 53 anni, assistente sociale che vive a Brooklyn, New York, che ha calcolato di essere stata pagata circa 20.000 dollari in meno di un uomo che esercita lo stesso lavoro, negli ultimi 14 anni. La maggior parte delle donne intervistate, dalle adolescenti alle novantenni, democratiche e repubblicane, dalle commesse alle manager, crede che una presidenza femminile possa in qualche modo influenzare e migliorare la vita di ciascuna di loro.

Grandi aspettative, però, possono portare a grandi delusioni. Rompere il soffitto di cristallo (metafora della barriera invisibile che impedisce alle donne di raggiungere le posizioni di vertice) non significa demolirlo, ha commentato Marianne Cooper, sociologa della Stanford che ha guidato il team di ricercatori per il libro «Lean In» (tradotto in italiano «Facciamoci avanti») scritto da Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook. «Per mandare realmente in frantumi il soffitto di cristallo - ha detto - serve abbattere le forze che creano le barriere per le donne». Riuscirci è «molto difficile per un singolo individuo di un gruppo sottorappresentato. E riuscirci in quattro anni?».

Da candidato, Barack Obama cercò spesso di abbassare le aspettative sulle sue possibilità di raggiungere dei risultati, da presidente, per gli afroamericani. La campagna elettorale di Clinton, invece, ha cercato di fare leva sulle speranze delle donne, per esempio con argomenti come il congedo parentale o per malattia, la lotta alle violenze sessuali nelle università, l'abbassamento dei costi per l'asilo nido, l'abolizione del divieto di fondi federali per l'interruzione di gravidanza. Non è chiaro, però, come Clinton possa portare a termine queste battaglie, visto che il Congresso è bloccato, che la politica richiede compromessi e che l'universo femminista è molto spezzettato, incapace di portare una voce unica all'attenzione dell'opinione pubblica e delle autorità.

Hillary potrebbe trovarsi nella stessa situazione in cui si è ritrovato Obama con gli afroamericani: essere accusata, dalle sue elettrici, di non fare abbastanza per le donne, e di essere invece criticata, per decisioni giudicate radicali, dai suoi avversari. È poi possibile che il suo agire sia messo sotto accusa più di quanto lo sarebbe se fosse un uomo: un concetto che, giorni fa, ha espresso in un articolo Richard Cohen, editorialista del Washington Post, suffragato da un recente studio della Yale, secondo cui le donne che ricoprono ruoli tradizionalmente maschili sono giudicate in maniera più severa.

Guardare Clinton mentre accettava la nomination democratica è stato, per molte donne, come tornare ai tempi in cui seguivano le missioni spaziali da bambine. Hillary si trova in una posizione che non era mai stata raggiunta da una donna e potrebbe anche andare più in là, diventando presidente. «Hillary Clinton - ha commentato Nancy Lyons, 50 anni, amministratore delegato di un'agenzia di design e tecnologia - ora è come un astronauta».

(con fonte Askanews)

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