26 maggio 2020
Aggiornato 06:30
Potrebbero volerci fino a 10 anni per nuovo rapporto dopo divorzio

Brexit, per Theresa May la via del divorzio da Bruxelles è costellata di ostacoli

La nuova premier britannica Theresa May dovrà guidare il Paese attraverso un territorio inesplorato per condurlo fuori dall'Unione europea, e gli ostacoli sono tanti

BRUXELLES - La nuova premier britannica Theresa May dovrà guidare il Paese attraverso un territorio inesplorato per condurlo fuori dall'Unione europea, in un viaggio che potrebbe durare quasi dieci anni. Ecco le tappe fondamentali del percorso verso la Brexit:

Articolo 50
David Cameron ha lasciato al suo successore il compito di far scattare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona: toccherà quindi a May scegliere quando notificare formalmente a Bruxelles l'intenzione di lasciare la Ue, facendo partire il conto alla rovescia, della durata di due anni, per il divorzio. I leader Ue le hanno chiesto di fare in fretta dicendo che non è possibile avviare un negoziato sul futuro della relazione tra l'Europa e il Regno unito se non c'è notifica formale. Ma Londra non ha ancora un piano vero e proprio per la Brexit e May nelle scorse settimane ha detto che attenderà fino a inizio 2017. Tuttavia potrebbe essere tentata di anticipare dato che è arrivata ala governo con due mesi d'anticipo sulla tabella di marcia del partito conservatore. Un'opportunità potrebbe essere offerta dalla conferenza del partito il 2 ottobre.

Presentarsi ai vicini
Il primo incontro di May con i più importanti leader europei sarà al vertice del G20 in Cina il 4 e 5 settembre. Ma il suo primo incontro con tutti i colleghi dei Ventisette avverrà al vertice Ue del 20-21 ottobre. Nel frattempo l'Europa non resterà seduta ad aspettare: a fine agosto la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande e il premier italiano Matteo Renzi si vedranno per discutere del dopo Brexit. Il 16 settembre è anche un programma a Bratislava un vertice a 27 sul tema Brexit.

Divorzio nel 2019?
Ue e Gran Bretagna devono raggiungere entro due anni un accordo sui termini del loro divorzio, in base all'articolo 50. Se May avvia la notifica formale a inizio 2017, il Regno unito lascerà la Ue a inizio 2019. L'accordo copre questioni quali il bilancio Ue, il futuro dei britannici che vivono nell'Unione e dei cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna. Potrebbero partire anche i negoziati informali sui rapporti futuri, dal commercio all'accesso al mercato unico, all'immigrazione. Le elezioni presidenziali francesi di aprile-maggio 2017 e le politiche tedesche potrebbero rallentare il processo. Il periodo di due anni può essere allungato solo con l'accordo unanime del resto del 27. Senza un accordo di profila una «Hard Brexit»: la Gran Bretagna decade dall'Unione ed è soggetta alla regole del Wto, comprese le tariffe sull'import in Ue.

Gioco pesante o mano leggera
La strategia europea non è ancora chiara. Merkel potrebbe pilotare le trattative in modo calmo e rapido in modo da minimizzare un'incertezza dannosa sul piano economico. Merkel "vorrà avviare il rapporto su basi ragionevolmente buone così non penso ci sarà un aperto braccio di ferro" ha detto Tim Bale della Queen Mary University di Londra. Ma la Francia ha promesso battaglia e il presidente Ue Donald Tusk ha detto che l'Unione porrà sempre al primo posto il proprio interesse. "E' abbastanza chiaro che Merkel e gli altri vogliono metterci una pietra sopra e andare avanti, mentre l'interesse della Gran Bretagna è di rinviare l'articolo 50 più a lungo possibile" ha detto Bale.

Sette anni di negoziati
La Ue e la Gran Bretagna dovranno decidere poi che forma dare alla loro futura relazione. Il ministro degli Esteri di Londra Philip Hammond ha detto che potrebbero volerci sei anni, compresi due anni per il divorzio. Tusk ha avvertito che il tempo sarà di sette anni. I possibili modelli includono quelo norvegese, con l'adesione all'Area economica europea, anche se così Londra dovrà acconsentire al libero movimento dei migranti Ue, uno dei punti chiave che ha permesso al «Leave» di vincere il referendum. «Il punto centrale del negoziato, libero scambio versus libera circolazione» spiega all'Afp Anand Menon, del docente di scienze politiche del King's College di Londra. Un'altra opzione è l'ampia gamma di accordi con laue sul modello della Svizzera, l'unione doganale alla turca e l'intesa commerciale sul modelle canadese, ancora da firmare dopo sette anni di negoziati. Nei giorni scorsi una commissione dell'europarlamento ha proposto un unico «status di associato» per Gran Bretagna, Norvegia, Svizzera e Turchia.

Fine partita nel 2023?
L'eventuale nuovo accordo Bruxelles-Londra andrà ratificato dai 38 parlamenti nazionali e regionali dl blocco, comprese tutte le sette camere parlamentari regionali del Belgio.

(Fonte Askanews)

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