20 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
Lui dice: missione compiuta. Ma l'Ukip potrebbe rifarsi la pelle

Farage si è dimesso. Perché? E soprattutto, adesso che succede?

Nuovo colpo di scena nella Gran Bretagna post-Brexit. Nigel Farage, il vincitore 'morale' della Brexit al referendum di giugno, ha annunciato le dimissioni dalla guida dell'Ukip

LONDRA - Nuovo colpo di scena nella Gran Bretagna post-Brexit. Nigel Farage, dai più indicato come il vincitore «morale» della Brexit al referendum di giugno, ha annunciato le dimissioni dalla guida dell'Ukip (United Kingdom Independence Party), il partito eurofobo e anti-immigrazione da lui cofondato. Una uscita di scena sul più bello, dopo aver coronato il sogno di una vita per il quale si è battuto durante tutta la sua carriera politica: l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa.

1. Perché?
«Con la vittoria della 'Brexit' la mia missione è compiuta», ha detto in una conferenza stampa a Londra questa mattina Farage, prima di annunciare che abbandonava il timone dell'Ukip, ma non il seggio all'Europarlamento di Strasburgo. «Durante la campagna ho detto che volevo riprendermi il Paese, adesso voglio riprendermi la mia vita», ha aggiunto lasciando intendere che dopo lunghi anni spesi a cercare la Brexit, era arrivato il tempo del meritato riposo. Come a dire che dopo l'exploit la sua carriera politica si è naturalmente esaurita. Se è vero che le dimissioni Farage le aveva già cercate due volte, ritornando in entrambi i casi sui suoi passi - l'ultima dopo le politiche del 2015 per non essere riuscito a vincere il tanto agognato seggio a Westminster - la tesi dei motivi personali e l'eventuale ritorno ad una vita da businessman - (prima di buttarsi in politica faceva il trader) non convince tutti.

2. Adesso il partito cambia?
C'è chi ritiene che sia una decisione dettata da motivi politici e non personali, con l'obiettivo di traghettare l'Ukip su posizioni più moderate, in modo da poter attingere ai due partiti tradizionali britannici. Lo stesso Farage, che ha una immagine pubblica polarizzata, ha accennato a tale possibilità: «l'Ukip deve ancora vedere giorni migliori se i Tories non manterranno gli impegni e il Labour perderà ancora più consensi nel suo elettorato», ha detto. L'idea di un disegno politico dietro le dimissioni è stata oggi molto dibattuta sui social, Twitter in testa.

3. A chi il timone ora?
Come si discute molto di chi potrà sostituirlo con successo alla guida dell'Ukip, partito che, soprattutto dopo gli ultimi successi, veniva identificato con il suo leader dunque Farage. Non c'è nessuno o quasi in grado di cogliere l'eredità «paterna». Non Douglas Carswell, l'unico parlamentare dell'Ukip a sedere alla Camera dei Comuni; si è già tirato fuori dalla corsa alla leadership, ma potrebbe anche ripensarci. E' noto come fra i due non corra affatto buon sangue: tanto è vero che la prima reazione di Carswell alle dimissioni del capo è stata un emoticon con gli occhiali da sole e sorriso smagliante. «Almeno per una volta ridi», gli ha risposto ironico Farage che comunque ha assicurato che anche dal suo seggio all'Europarlamento continuerà a aiutare il partito a dare il meglio. Fra gli altri papabili, spicca l'attuale vice dell'Ukip, Paul Nuttall, 39 anni, parlamentare europeo e Steven Wollfe, 47 anni. Anche una donna potrebbe aspirare alla guida dell'Ukip, Diane James. Suzanne Evans, fino a pochi mesi fa in pole position, naviga oggi in acque difficili dipo essere stata sospesa temporaneamente dal partito per motivi disciplinari.

4. Il timing è giusto?
Molte le critiche per il timing delle dimissioni. L'Independent, particolarmente duro, accusa il leader dell'Ukip di abbandonare la nave Regno Unito mentre affonda, letteralmente squassata dalla Brexit. Un altro capitano non coraggioso come i due che lo hanno preceduto, David Cameron e Boris Johnson che, che per una ragione chi per un'altra, dopo il voto hanno deciso di rimettere nelle mani di un leader oggi ancora senza nome il delicato compito di traghettare il Paese fuori dell'Europa. E non si contano i tweet che fanno notare come Farage lasci la guida del partito, ma non rinunci allo stipendio da europarlamentare.

(Fonte Askanews)