24 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Il governo si prepara allo sgombero

Grecia, scontri polizia-migranti alla frontiera con la Macedonia. Idomeni rimane la «vergogna d'Europa»

La frontiera tra Grecia e Macedonia si è infiammata per alcuni scontri tra la polizia e un gruppo di migranti che tentavano di sfondare il cordone. Intanto, il governo si prepara allo sgombero

IDOMENI - Altissima tensione a Idomeni, l'ormai tristemente famoso campo profughi a cielo aperto situato alla frontiera tra Grecia e Macedonia. La polizia ha usato gas lacrimogeni e granate assordanti contro un gruppo di migranti che aveva tentato di sfondare il cordone degli agenti spingendo una carrozza ferroviaria sui binari lungo i quali sono accampate da mesi migliaia di persone. I dimostranti hanno anche tirato pietre contro i poliziotti. Secondo i media locali, circa 200 persone avrebbero preso parte alle violenze nella tendopoli spontanea nata alla frontiera tra i due Paesi, chiusa dalla Macedonia due mesi fa. Quattro tende dei migranti sono andate in fiamme.

L'allontanamento temporaneo di Msf
A seguito della situazione di altissima tensione, Medici senza Frontiere ha lasciato temporaneamente il campo ieri sera, ma vi ha fatto ritorno questa mattina. E' stata la stessa organizzazione a darne annuncio su Twitter, scrivendo che ora la situazione si è calmata ed è tornata a lavorare «a pieno regime». Sempre su Twitter l'organizzazione aveva spiegato ieri sera di aver dovuto, per ragioni di sicurezza, «evacuare tutto il personale da Idomeni, insieme ai pazienti del nostro ospedale» a causa delle forti tensioni. Ma aveva anche aggiunto di sperare di tornare al campo non appena la situazione l'avesse permesso.

Verso lo sgombero?
Qualche giorno fa, il vice ministro greco per le Politiche migratorie Ioannis Mouzalas aveva annunciato un imminente sgombero del campo profughi, previsto per fine maggio. E' almeno dalla fine di febbraio che, a seguito della chiusura della frontiera macedone, Idomeni è diventato un accampamento a cielo aperto, dove tra i 10 e i 12mila profughi vivono in condizioni di estremo disagio, protetti solo da tende e ripari di fortuna. Ciò che li fa andare avanti è la speranza, in realtà sempre più flebile, che la frontiera possa riaprire. Per quasi tutti, la meta sarebbe Germania, Svezia, Danimarca: in ogni caso l'Europa del Nord, ormai terra irraggiungibile a causa della chiusura delle frontiere e della sospensione di Schengen. 

Una situazione al limite della crisi umanitaria
Circa il 40% di chi è rimasto bloccato in quella striscia di terra tra la Grecia e la Macedonia sono bambini. Con l'avvicinarsi della calda estate greca la situazione si fa ancora più precaria, visto che nel campo di Idomeni non c'è neppure una striscia di terra al riparo dal sole. L'intenzione del governo sarebbe quella di trasferire i profughi nei campi allestiti dal governo e gestiti in collaborazione con l’UNHCR entro la fine di maggio, data che però si avvicina inesorabilmente. La Grecia dispone ad oggi di 34 strutture, non tutte, però, in gradi di garantire condizioni di vita dignitose. Emmanuel Massart, coordinatore del campo per Medici senza Frontiere, aveva spiegato a Vita che alcuni campi non garantiscano nemmeno l’accesso all’acqua.

Le difficoltà della Grecia
Anche l'UNHCR ha confermato la precarietà di molte strutture in Grecia, e la conseguente preoccupazione per il trasferimento dei migranti da Idomeni: «Siamo d’accordo con il trasferimento delle persone da Idomeni, purché vi sia un’alternativa dignitosa e migliorabile». Secondo Giovanni Lepri, Vice Rappresentante di UNHCR Grecia, «Il problema a Idomeni è anche la sicurezza, la situazione si sta cristallizzando». Con il trasferimento dei profughi negli altri campi, l’UNHCR spera di garantire alle persone l’accesso a servizi migliori, ma anche di facilitare la pre-registrazione per le richieste di asilo in Grecia (secondo Dublino), il ricongiungimento e la re-location (cioè il trasferimento in altri Paesi europei per siriani e iracheni), al momento tutte opzioni completamente inaccessibili. 

L'indifferenza (e inefficienza) dell'Europa
Idomeni era stata definita la «Dachau dei nostri giorni» dal ministro degli Interni greco. Ma se anche l'esecutivo greco riuscirà a tener fede al suo proposito di sgomberarla presto, la situazione potrebbe non risolversi a breve, visto che, come conferma l'UNHCR, nei campi profughi «ufficiale» non ci sono sufficienti posti letto, e perché l'Europa, nonostante l'accordo con la Turchia, ancora fatica a collaborare. Secondo le stime dell'UNHCR, infatti, Dei quasi 50 mila profughi rimasti bloccati in Greciadopo la chiusura delle frontiere,circa 30mila sono siriani e iracheni, le nazionalità in diritto di fare richiesta per la re-location in un altro Paese europeo. Dal momento dell’accettazione della domanda alla partenza per l’Europa, dovrebbero passare appena 8 settimane; ma la realtà è che, al momento, i posti resi disponibili per il trasferimento dei profughi siriani e iracheni dalla Grecia ad altri Paesi europei sono solo 2788.