16 ottobre 2019
Aggiornato 02:30
Presto Ue verificherà rispetto parametri

Turchia, sempre più vicino il via libera europeo sull'abolizione dei visti Ue

Dovrebbe ormai essere certo il via libera condizionato della Commissione europea all'esenzione dei visti per i cittadini turchi in Europa, come prevede il controverso patto sui migranti. Eppure, la Turchia non sembra rispondere ancora a tutti i criteri prefissati

BRUXELLES - Dovrebbe ormai essere certo il via libera condizionato della Commissione europea all'esenzione dei visti per i cittadini turchi in Europa, come previsto dal controverso accordo firmato da Ankara con Bruxelles sui migranti. E' quanto hanno riferito alla Bbc fonti europee, sottolineando il fatto che la Turchia ancora non rispetta quegli standard ritenuti essenziali dall'Ue per revocare la necessità dei visti di viaggio, tra cui libertà di parola, il diritto a un giusto processo e una revisione delle leggi sul terrorismo che garantisca un maggior rispetto dei diritti delle minoranze.

I parametri
Ma intanto in Turchia si vota sulle ultime tre leggi necessarie a soddisfare i 72 criteri fissati dall'Unione Europea per concedere ai cittadini turchi l'ingresso senza visto. Un voto decisamente discusso, tanto che si era arenato in Parlamento dopo che alcuni parlamentari erano arrivati persino alle mani. In seguito, l'Assemblea nazionale di Ankara è stata chiusa fino al 2 maggio proprio a causa degli scontri durante un dibattito sull'immunità.Il voto è stato quindi rimandato ad oggi.

Il via libera di Bruxelles
Le leggi riguardano in particolare un codice per le forze dell'ordine, il tema dell'etica politica e la riammissione. Se la Commissione europea verificherà che tutti e 72 i criteri fissati sono stati soddisfatti, i cittadini turchi potranno entrare nell'Ue senza visto da luglio. Pare che, ad ogni modo, Bruxelles sia intenzionata a dare il suo via libera, pur ricordando alle autorità turche i parametri che deve rispettare, soprattutto in virtù della pressione migratoria. Ma la posizione europea è decisamente controversa: perché sono in molti a sottolineare come ancora Ankara sia lontana dal rispettare i parametri prefissati dall'Ue: in primis, la libertà di parola, il diritto a un giusto processo e una revisione delle leggi sul terrorismo che garantisca un maggior rispetto dei diritti delle minoranze, come, per esempio, quella curda.

La posta in gioco
Da parte sua,iIl premier turco Ahmet Davutoglu ha definito «vitale» l'esenzione dei visti per i cittadini turchi in Europa durante la visita a un campo di profughi siriani insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel, al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e al commissario Ue Frans Timmermans. Non solo: Davutoglu ha anche dichiarato che la Turchia è pronta a diventare un Paese membro dell'Ue. Come si vede, la posta in gioco è alta da entrambe le parti.

Un conflitto senza fine
La Turchia, però, rimane un Paese instabile. Lo dimostra l'ultimo attacco che, secondo fonti militari turche, nelle scorse ore alcuni miliziani del PKK avrebbero lanciato nel Sud Est della Turchia provocando diverse vittime, tra cui due soldati governativi e tre guerriglieri. L'attacco è stato sferrato con lanciagranate a Semdinli, vicino al confine con Iran e Iraq. Del resto, migliaia di miliziani e di civili curdi sono rimasti uccisi dallo scorso luglio, dopo la fine di un cessate il fuoco durato due anni e mezzo. Considerato un'organizzazione terrorista sia dai turchi sia dai loro alleati occidentali, il PKK ha cominciato la sua lotta per l'indipendenza del Kurdistan nel 1984. Da allora, il conflitto ha già provocato più di quarantamila morti.