21 giugno 2021
Aggiornato 21:00
La Nato: 'considerevole presenza militare russa'

Siria, tregua a rischio. Mosca manda l'artiglieria ad Aleppo

Almeno 40.000 siriani sono fuggiti dagli scontri ripresi nei giorni scorsi nei pressi della città di Aleppo, nel Nord della Siria, dove le forze governative hanno lanciato un'offensiva contro i ribelli nonostante il cessate il fuoco in atto da fine febbraio

DAMASCO - Almeno 40.000 siriani sono fuggiti dagli scontri ripresi nei giorni scorsi nei pressi della città di Aleppo, nel Nord della Siria, dove le forze governative hanno lanciato un'offensiva contro i ribelli nonostante il cessate il fuoco in atto da fine febbraio. Attorno ad Aleppo sarebbe in atto anche il dispiegamento di unità di artiglieria russe, secondo quanto riferito dall'intelligence Usa al Wall Street Journal. D'altra parte, lo stesso segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha confermato oggi che Mosca, nonostante il «ritiro parziale» delle scorse settimane, mantiene ancora nel Paese «una presenza militare considerevole a sostegno del regime di Assad».

Negoziati a rischio?
Parlando da Ankara, il leader dell'Alleanza atlantica ha avvertito che il cessate il fuoco in vigore in Siria resta «la base migliore per una soluzione pacifica negoziata» della crisi: da scongiurare, per Stoltenberg, è invece la possibile ripresa di ostilità su vasta scala che farebbe naufragare i già difficili negoziati di pace di Ginevra. Ieri, dopo i raid su due mercati di Idlib, i leader politici dell'opposizione hanno confermato la decisione di sospendere la propria partecipazione ai colloqui in segno di protesta per le nuove violenze, lasciando però al tavolo i «tecnici». Insomma, non una chiusura totale, ma un'interruzione legata ai «massacri» compiuti dal regime e all'esigenza di denunciarli al mondo intero, «che non deve ignorare questa sfida».

Fuga
Intanto, un attivista per i diritti umani di Aleppo, Samir Dalati, ha detto all'agenzia di stampa siriana ARA che la maggioranza delle persone in fuga dalla città si è diretta a Est, verso la città di Azaz, al confine con la Turchia, o verso i campi profughi presenti a Bab as-Salam e Sijo. «Se si tiene in considerazione il precedente arrivo di oltre 75.000 sfollati nel distretto di Azaz a gennaio e febbraio - si legge in un comunicato dell'Ufficio Onu per gli Affari umanitari (Ocha) - i bisogni umanitari aumenteranno in modo esponenziale»«Siamo estremamente preoccupati dall'intensificarsi dei combattimenti nel Nord della Siria, per il suo impatto sui civili e sulla consegna di aiuti umanitari nella zona, e continuiamo a monitorare la situazione», ha detto Ariane Rummery dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), citata da al Jazeera. Lo stesso attivista siriano ha denunciato come l'intensificarsi dei bombardamenti aerei sulle zone controllate dai ribelli stia rendendo difficile l'accesso alle zone residenziali da parte delle organizzazioni internazionali, andando così ad «aggravare la crisi e la miseria dei siriani». Inoltre la Turchia ha chiuso la frontiera, consentendo l'ingresso solo a feriti o malati. Nei giorni scorsi Medici senza frontiere ha riferito di oltre 100.000 persone bloccate al confine. «Vediamo ancora decine di migliaia di persone costrette a fuggire, ma senza alcun posto sicuro dove andare, intrappolate in questo sanguinoso, brutale confitto - ha detto Muskilda Zancada, capo missione di Msf in Siria -. Le nostre equipe mediche stanno lavorando in condizioni incredibilmente difficili e data la gravità della crisi abbiamo deciso di concentrarci sugli interventi salvavita di emergenza»«Non c'è alcun posto sicuro dove andare - ha detto all'agenzia Ara uno sfollato presente al confine turco - siamo intrappolati in questo conflitto brutale».

Colloquio Obama-Putin
La ripresa degli scontri attorno ad Aleppo, aggravata dai movimenti dell'artiglieria russa registrati circa due settimane fa dall'intelligence Usa, rappresenta oggi la principale minaccia al fragile cessate il fuoco in atto dal 27 febbraio, tanto da indurre lo stesso Presidente americano Barack Obama a chiamare il suo omologo russo, Vladimir Putin, lunedì scorso. Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha definito il colloquio telefonico «una conversazione intensa». D'altra parte, gli Stati uniti restano profondamente preoccupati anche per le operazioni dell'Isis in Siria. Ieri i jihadisti del gruppo dello Stato islamico hanno preso il controllo di un quartiere governativo a Deir Ezzor, nell'Est della Siria, avvicinandosi all'aeroporto in mano all'esercito fedele a Bashar al Assad. Della necessità di rafforzare il contrasto all'Isis, Obama sta discutendo proprio oggi a un summit con i leader dei Paesi del Golfo a Riad. Un invito ad alzare il livello di attenzione, coordinando e incrementando gli sforzi, che è stato colto, seppur indirettamente, dalla Camera bassa di Londra, che questa mattina ha approvato una mozione non vincolante con la quale si chiede al governo britannico di considerare come "genocidio" gli attacchi dell'Isis alle minoranze in Iraq e Siria.

(Con fonte Askanews)