24 agosto 2019
Aggiornato 13:00
Non c'è pace per Angela

Migranti, Merkel «abbandonata» anche dal suo «mentore» Kohl

Da quando la Germania ha aperto le porte ai migranti, Angela Merkel subisce attacchi tanto dai suoi colleghi di partito, quanto dai redivivi movimenti di estrema destra, mai così popolari. Ma ora, a criticare la linea della cancelliera, è giunto addirittura il suo storico mentore Helmut Kohl. Decisamente non un buon segno per la Merkel

Angela Merkel con il suo predecessore Gerard Shroeder, davanti a un ritratto di Helmut Kohl.
Angela Merkel con il suo predecessore Gerard Shroeder, davanti a un ritratto di Helmut Kohl. Shutterstock

BERLINO - Da quando lo scorso agosto Angela Merkel ha aperto le porte ai rifugiati siriani, scegliendo la «via dell'accoglienza» nel tentativo di «dare l'esempio» al resto d'Europa, la cancelliera non se la passa troppo bene. I sondaggi, si sa, registrano un brusco calo nei consensi, le elezioni regionali hanno fotografato una significativa flessione, e i movimenti di estrema destra (come l'AfDAlternativa per la Germania o Pegida) non sono mai stati così forti dal secondo dopoguerra ad oggi. Ma ora, a criticare la linea della Cancelliera è giunto anche il suo mentore, nonché storico cancelliere della Germania, Helmut Kohl. 

Le critiche di Kohl
Non stiamo quindi parlando del leader di un partito di estrema destra, ma di colui che guidò il Paese per 16 anni e lo traghettò oltre la sfida della riunificazione. E fu proprio Kohl a scegliere Angela come suo successore: eppure, pare proprio che oggi l'ex cancelliere abbia qualche motivo per criticare l'operato della sua «delfina». Secondo il Daily Mail, le parole esatte riservate da Kohl alla Merkel sarebbero state: «L'Europa non può diventare la casa di milioni di persone in difficoltà provenienti da tutto il mondo». Kohl avrebbe anche criticato l'attuale cancelliera per le sue «decisioni in solitaria», ricadute poi sul groppone di tutta l'Ue. Il succo sarebbe: Angela ha deciso tutto da sola, senza preoccuparsi di essere supportata da un reale consenso da parte dei vicini europei. Una bordata che di certo non ci si aspetterebbe dal mentore della Merkel.

L'affronto alla «delfina»
Ma soprattutto, a spaventare Kohl sarebbe il fatto che gli immigrati provengono «da contesti culturali differenti dal nostro, professando in larga misura un credo diverso da quello giudaico-cristiano, su cui invece si fondano i nostri valori e il nostro ordine sociale». E qui, la memoria corre ai fatti di Colonia del 31 dicembre scorso, con l'ondata di violenza perpetrata contro donne tedesche da immigrati e rifugiati. Non solo: anche gli attentati di Parigi e Bruxelles sono spesso usati dagli scettici dell'accoglienza come testimonianza delle possibili conseguenze di un'immigrazione senza limiti e, soprattutto, senza reali prospettive di integrazione. Kohl, insomma, sembra aver decisamente toccato un nervo scoperto. Anche perché nelle prossime ore l'ex cancelliere incontrerà Viktor Orban, l'«anti-Merkel» per eccellenza, famoso per quella barriera anti-migranti fatta erigere per proteggere l'Ungheria: l'esatto contrario delle politiche merkeliane. Kohl non ha nascosto di apprezzare maggiormente il pugno duro di Orban alla mano delicata della Merkel. Perché, secondo l'ex cancelliere tedesco, ne va «della nostra esistenza». «Siamo consapevoli che abbiamo qualcosa da perdere», ha affermato, definendo dunque necessario «combattere per difendere il progetto europeo per la pace e per la libertà». Un progetto - sembrerebbe leggersi tra le righe - che l'ondata migratoria potrebbe mettere a rischio. Così, il suo incontro con Orban assomiglia pericolosamente a un affronto esplicito alla Merkel. Merkel che è pur sempre una sua creatura politica, ma dalla quale - lo ha affermato lui stesso - oggi si sente irrimediabilmente lontano.