29 giugno 2017
Aggiornato 16:01
Guardie del corpo picchiano e giornalisti e manifestanti pro-curdi

Ecco com'è andato l'incontro tra Erdogan e Obama

Una visita carica di tensioni quella del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Washington, sotto diversi aspetti, dalla crisi siriana alla questione curda, dalla difesa dei diritti fino alle critiche ad Ankara per la stretta sulla libertà di informazione

WASHINGTON - Una visita carica di tensioni quella del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Washington, sotto diversi aspetti, dalla crisi siriana alla questione curda, dalla difesa dei diritti fino alle critiche ad Ankara per la stretta sulla libertà di informazione. Il capo di stato turco ha incontrato il presidente americano Barack Obama a margine del vertice sul nucleare, non un vero faccia a faccia, che era stato evitato sin dall'inizio dalla Casa Bianca, ma un breve meeting tra i due presidenti in cui si è discusso di «cooperazione tra Usa e Turchia nell'ambito della sicurezza regionale, della lotta al terrorismo e delle migrazioni».

Libertà di stampa
Nel corso della visita a Washington il tema della libertà di stampa è drammaticamente riaffiorato quando i servizi di sicurezza turchi hanno bloccato, colpito e insultato giornalisti, anche del quotidiano Zaman, e manifestanti, alcuni con bandiere dei combattenti curdo-siriani del YPG, che si trovavano davanti alla sede della Brookings Istitution dove Erdogan doveva tenere un discorso. Un uomo della sicurezza di Erdogan ha dato un calcio al petto a un giornalista americano che cercava di riprendere la scena. Una seconda guardia del corpo ha dato della «Prostituta del Pkk» a una ricercatrice di scienze politiche presente. E i tafferugli sono durati fino a quando la polizia locale non è intervenuta.

Proteste
Proteste sono giunte dalla Club nazionale della stampa americana che ha denunciato l'accaduto: «Il presidente turco e la sua sicurezza sono ospiti degli Stati Uniti - ha scritto in una nota il presidente Thomas Burr - Non ha diritto di mettere le mani sui giornalisti e sui manifestanti. Erdogan non può esportare» le violazioni dei diritti umani e della libertà di informazione che porta avanti in Turchia.

L'imperturbabile
Erdogan, dal canto suo, è rimasto imperturbabile e ha difeso l'azione del suo governo contro i media turchi e la lotta contro i separatisti curdi a cui è stato attribuito l'attentato di ieri a Diyarbakir che ha causato la morte di sette ufficiali di polizia. «Nelle prigioni turche non ci sono giornalisti che sono stati condannati per la loro professione», ha assicurato Erdogan aggiungendo di avere un dossier sui casi che sono attualmente sotto processo: «Se volete i dettagli sarò più che felice di condividerli con voi. Questo che ho con me è soltanto un riassunto». Il presidente turco ha poi auspicato che la comunità internazionale sostenga la lotta della Turchia contro il Pkk. «La Turchia è stata lasciata sola contro il terrorismo. Non possiamo più tollerarlo. Spero che i Paesi europei e gli altri vedano il vero volto che c'è dietro questi attentati», ha dichiarato sottolineando il legale tra curdi siriani e Pkk. Erdogan ha chiesto un fronte unito contro quello che la Turchia considera il terrorismo curdo. Ma per la coalizione internazionale anti-Isis, guidata dagli Stati Uniti, le Unità di protezione del popolo (Ypg), il braccio armato dei curdi in Siria, sono uno dei principali alleati per la lotta contro il gruppo jihadista.

(Con fonte Askanews)