21 settembre 2019
Aggiornato 17:00
Occhi su Trump, 'protagonista' del discorso di Obama

Usa 2016, ecco chi parteciperà al prossimo dibattito repubblicano

Due illustri esclusi al prossimo dibattito repubblicano, dove gli occhi saranno di nuovo puntati su Donald Trump: il miliardario è stato anche oggetto di diverse allusioni di Obama nel suo discorso sullo stato dell'Unione

NEW YORK - Il palcoscenico principale per i candidati repubblicani alla Casa Bianca perde due protagonisti: Rand Paul e Carly Fiorina sono stati esclusi dal dibattito serale in programma giovedì a Charleston, in South Carolina. Fox Business Network, che ospiterà il confronto, ha annunciato ieri sera i qualificati: Donald Trump, Ted Cruz, Marco Rubio, Ben Carson, Chris Christie, Jeb Bush e John Kasich, che rischiava a sua volta di essere tagliato.

Criteri selettivi
Il network televisivo ha imposto criteri molto selettivi: necessario essere arrivati nei primi sei posti nella media di cinque sondaggi nazionali scelti da Fox o nei primo cinque posti nella media delle cinque più recenti rilevazioni in Iowa o New Hampshire, i primi due Stati a votare. Paul ha dichiarato, come aveva già promesso, che non parteciperà al dibattito preserale, a cui sono stati invitati, oltre a Fiorina, anche Mike Huckabee e Rick Santorum. Jim Gilmore, invece, è stato escluso ancora una volta anche dal dibattito preserale. Al precedente dibattito serale del 15 dicembre avevano partecipato nove candidati. Prima dei caucus in Iowa, in programma il primo febbraio, ci sarà un altro dibattito, il 28 gennaio.

L'attacco di Obama a Donald Trump
Gli occhi saranno puntati ancora una volta su Donald Trump, che sembra guidare la corsa dei conservatori. Il candidato repubblicano è stato indirettamente citato anche dal presidente degli Stati Uniti nel suo ultimo discorso sullo stato dell'Unione. L'allusione è stata colta da tutti, quando Obama ha affermato: «Mentre cresce la frustrazione, ci saranno voci che ci chiedono di tornare a divisioni tribali, a prendere come capri espiatori dei nostri concittadini, che non appaiono come noi, che non pregano come noi, che non votano come noi, o che non condividono la nostra stessa educazione». Sarebbe un errore, ha continuato Obama, «perché non renderebbe più forte la nostra economia, né ci renderebbe più sicuri. Soprattutto, questa posizione contraddice tutto ciò per cui il mondo ci invidia».
Più avanti, Obama è stato ancora più esplicito, nell’additare i pericoli del razzismo anti-islamico: «Quando i politici insultano i musulmani, la cosa non ci rende più sicuri. Non è dire le cose come sono. E’, semplicemente, sbagliato». Allo stesso modo, per il Presidente è «tale da renderci meno degni agli occhi del mondo» proibire ai musulmani l’entrata negli Stati Uniti. «Provate un po’ a chiedere a Osama bin-Laden», ha ironizzato a un certo punto il presidente – e allo sforzo di difendere quanto è stato fatto in questi anni, soprattutto in tema di lotta al radicalismo islamico: forse il suo più evidente tallone d'Achille.

(Con fonte Askanews)