20 ottobre 2019
Aggiornato 18:30
L'ultimo ad accusare Ankara è stato il premier iracheno

Traffico di petrolio con l'Isis? La Turchia si difende dopo la pioggia di accuse

L'ambasciata turca in Italia ha diffuso una nota a proposito delle iniziative di Ankara per mettere in sicurezza le proprie frontiere. L'ultimo ad accusare la Turchia è stato il premier iracheno

ANKARA - Il governo turco adotta la politica della tolleranza zero riguardo alle attività transfrontaliere illegali e ricorre a misure vigorose e continuative per impedire il contrabbando di petrolio soprattutto nelle zone di confine. Il contrabbando sul lungo confine della Turchia con l'Iraq e la Siria costituisce un problema su cui il governo turco concentra le proprie attenzioni e risorse in modo significativo da diversi decenni. Lo afferma una nota dell'ambasciata di Turchia in Italia che ricorda le iniziative di Ankara per mettere in sicurezza le proprie frontiere.

Crescente illegalità
Dall'inizio della crisi siriana ed in risposta alla crescente illegalità dalla parte opposta della frontiera turca, le forze dell'ordine e di sicurezza turche hanno intensificato i loro sforzi per contrastare tutte le minacce alla nostra sicurezza comprese le attività di contrabbando originate in Siria.

Cattura di due giacimenti petroliferi
Le misure introdotte a partire dal 2012, che hanno avuto come bersaglio le reti di contrabbando, hanno preceduto la cattura di due importanti giacimenti petroliferi in Siria ed in Iraq da parte di DAISH/ISIS rispettivamente nel giugno e luglio del 2014; e anticipato di mesi l'adozione, rispettivamente nell'agosto del 2014 e nel febbraio del 2015, delle risoluzioni n. 2170 e n. 2199 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Piano d'azione
Il governo turco sta attivamente lottando contro il contrabbando di petrolio e l'impiego del petrolio di contrabbando nei distributori di benzina in tutto il paese tramite ispezioni e la legislazione rafforzata. Nel 2012, è stato revisionato il «Piano di azione contro il contrabbando di petrolio». È stata introdotta una circolare (2012/19) emessa dal Primo Ministro che prevedeva un potenziamento delle misure. Attraverso una legislazione approvata il 11 aprile 2013, sono state aumentate le sanzioni sia per il contrabbando di petrolio sia per la vendita del petrolio di contrabbando nei distributori di benzina in tutto il paese.  Mentre nel 2014 sono stati intercettati 79 milioni di litri (21 milioni di galloni) di petrolio di contrabbando dalle forze dell'ordine e dalle autorità doganali turche, durante i primi dieci mesi del 2015 tale quantità è diminuita fino a 1.220.000 litri (322.289 galloni) grazie alla deterrenza dei tentativi di contrabbando in conseguenza delle misure adottate. 300 chilometri di oleodotti illegali, che spesso non poco più che tubi flessibili utilizzati per il contrabbando di petrolio attraverso la frontiera siriana, sono stati distrutti. Conformemente alla risoluzione n. 2199 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (2015), la Turchia regolarmente fornisce informazioni relative agli incidenti di contrabbando di petrolio ed alla quantità di petrolio sequestrato nella zona di confine con la Siria e l'Iraq al Comitato Sanzioni contro Al-Qaida del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonostante non sia stato tutt'ora possibile stabilire una connessione tra il materiale sequestrato ed i gruppi terroristici DAISH/ISIS o ANF (Fronte al-Nusra).

Progetto con gli Usa
La Turchia ha coordinato, insieme agli Stati Uniti, un progetto appartenente alla tipologia GAFI (Gruppo d'Azione Finanziaria Internazionale) contro il DAISH ed ha co-sponsorizzato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull'estinzione delle risorse finanziarie del DAISH. All'interno della coalizione contro DAISH/ISIS, la Turchia attualmente co-presidia il FTF Working Group (Gruppo di lavoro contro i combattenti terroristi stranieri) e prende parte al gruppo di lavoro sulla lotta al finanziamento del terrorismo. L'Unità Turca di Intelligence Finanziaria (MASAK) collabora anche con le altre unità di intelligence finanziaria, compresa la FinCEN (Rete per la lotta contro i crimini finanziari).

Misure anti-contrabbando
Sono funzionanti solo due valichi di confine sull'area della frontiera siriana e il transito è vietato per tutti i veicoli. Le merci non soggette alle sanzioni dell'ONU vengono scaricate nel punto zero e trasportate dal lato opposto della frontiera in seguito al controllo doganale. Le misure sulle frontiere Turchia-Siria e Turchia-Iraq sono state potenziate mediante personale aggiuntivo, pattuglie e attrezzature. Nel complesso, i confini terrestri della Turchia (con l'Iran, la Bulgaria, la Grecia, l'Armenia, la Georgia, l'Azerbaigian, l'Iraq e la Siria) sono protetti da un personale militare composto da 50.000 membri. In concordanza con il quadro di potenziamento delle misure di sicurezza lungo la frontiera con la Siria, il numero del personale degli attuali 12 battaglioni di frontiera è stato aumentato fino a raggiungere 20.000 membri, rispetto a solo 12.000 nel 2104. Sono state aggiunte nuove unità di difesa aerea e di ricognizione ai battaglioni. Il 90% delle operazioni dei velivoli senza pilota si concentrano sull'area della frontiera siriana con lo scopo di individuare le attività illegali di trasporto e contrabbando.

Sicurezza aumentata
La Turchia ha inoltre rafforzato la misure di sicurezza fisiche lungo i suoi 911 chilometri di confine condiviso con la Siria. Nello specifico, è stato aumentato il numero delle stazioni di pattuglie di frontiera; sono state scavate trincee per una lunghezza totale di 375.695 metri; è stato installato il filo spinato per 153.336 metri; sono stati costruiti 3.386 metri di muro di sicurezza ed altri 19.810 metri di muro mobile in calcestruzzo; è stato posizionato un sistema di barriera a fisarmonica di 26.355 metri; sono stati installati 422.630 lampioni di illuminazione lungo la frontiera; è stata formata una barriera a terra (3x3 m) per una lunghezza totale di 79.507 metri; è stato migliorato il percorso utilizzato dalle pattuglie di frontiera per 1.217.700 metri ed infine, sono stati costruiti 7.800 metri di strada. Inoltre, la Turchia è impegnata nella fase di realizzazione di un «sistema di sicurezza fisica per la frontiera siriana», che comprende la costruzione di 151 chilometri di mura ed i cui costi previsti si aggirano intorno a 233 milioni di Lire Turche (81 milioni di dollari). In effetti, secondo Ankara, è necessario intraprendere una reale azione contro il commercio di petrolio tra il DAISH/l'ISIS ed il regime siriano, che ne viene supportato.

Le accuse dell'Iraq
Il chiarimento dell'ambasciata turca avviene dopo un periodo in cui il Paese è stato più volte messo sul tavolo degli imputati in materia di contrabbando di petrolio con l'Isis. Il premier iracheno Haider al-Abadi ha detto che la maggior parte del petrolio contrabbandato dallo Stato islamico passa dalla Turchia, unendosi al coro di Paesi che legano Ankara al finanziamento dei jihadisti. Durante un incontro con il capo della diplomazia tedesca Frank-Walter Steinmeier a Baghdad, Abadi ha sottolineato «l'importanza di fermare il contrabbando di petrolio delle gang terroristiche dell'Isis, la maggior parte del quale passa dalla Turchia» . Le relazioni con Ankara sono migliorate da quando Abadi è entrato in carica nel 2014, ma restano tensioni sulla guerra civile siriana e più di recente su un dispiegamento militare turco in nord Iraq.

Le «prove» di Mosca
La Russia ha accusato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la sua famiglia di essere coinvolto nel traffico del petrolio rubato dall'Isis, accusa alla quale il presidente ha risposto che nei fatti è la Russia a essere coinvolta. I media iraniani hanno ripreso le accuse di Mosca, scatenando la replica di Erdogan. Mohsen Rezaie, segretario del Consiglio per le opportunità iraniano, ha detto che i consiglieri militari iraniani sul campo in Iraq e Siria hanno immagini di cisterne di petrolio dell'Isis che si recano in Turchia. Gli Usa hanno detto che il contrabbando di petrolio attraverso la Turchia non è significativo, al che Mosca ha accusato Washington di voler coprire Ankara.

(Con fonte Askanews)