20 novembre 2019
Aggiornato 21:00
Si prepara l'offensiva terrestra su Raqqa

Putin vs Obama, i motivi di quella assurda gara a chi aiuta di più i curdi

Il Cremlino sembra deciso a rafforzare il suo sostegno militare alle forze curde siriane, idem Washington. Entrambi sono interessati a prendere il controllo di Jarablus per tagliare definitivamente i rifornimeti all'Isis dalla Turchia

MOSCA - La Russia a sostegno delle milizie curde armate dagli Usa in Siria: una svolta forse attesa, che certo non piace ad Ankara, e che non a caso arriva dopo l'abbattimento dell'aereo militare russo da parte dell'esercito turco. Il Cremlino sembra deciso a rafforzare il suo sostegno militare alle forze curde siriane, ovvero le unità a difesa del popolo curdo (Ypg, che di fatto sono l'estensione in Siria del Partito dei Lavoratori del Kurdistan turco (PKK), nemico giurato del governo di Ankara che lo considera una organizzazione terroristica. Proprio oggi, le unità un portavoce ufficiale del Ypg parlando da Qamishli (Nord Siria) in conferenza stampa, ha minacciato la Turchia di bersagliare qualsiasi aereo che intende violare lo spazio aereo nella regione controllata dai curdi. Una minaccia che arriva, come riferisce il sito turco "Ara News", dopo che due elicotteri militari turchi, sono stati visti nei cieli di Qamishli, città curda nel Nord-Est siriano, come hanno riferito fonti militari.

Curdi sostenuti dagli Usa con armi e munizioni
Questo importante sviluppo sul terreno va in parallelo con incontri e dichiarazioni tra alti esponenti del governo russo da una parte e leader del Partito dell'Unione Democratica curda, (PYD, ala politica del Ypg in Siria). Vale la pena ricordare che, negli ultimi tempi, le milizie curde dello Ypg sono state aiutate dagli Stati Uniti con decine di tonnellate di armi e munizioni lanciate dal cielo nelle settimane scorse sulla provincia di al Hasaka, in zone controllate proprio dalle milizie curde. De facto, quindi, a ridosso del confine turco-siriano, Mosca e Washington hanno già concretizzato una sorta di alleanza.

I curdi avanzano verso Aleppo
Stando a quanto scrive oggi il quotidiano arabo "al Quds al Arabi", da ormai cinque giorni, le milizie curde dello Ypg sostenute da fazioni ribelle siriane "laiche e democratiche", hanno lanciato una vasta offensiva a Nord della provincia di Aleppo, la stessa zona che il governo di Ankara vuole includere in una zona cuscinetto nella parte settentrionale della Siria. "Appoggiate da una copertura dell'aviazione militare russa, le milizie curde siriane, da 5 giorni stanno avanzando nelle zone a Nord della provincia di Aleppo in particolare verso le città di Jarablus e Azaz controllate dallo Stato Islamico" lungo il confine con la Turchia, hanno riferito abitanti di villaggi che si trovano ad Est di Afrin (Nord) come Dir Jama, Mariamen e al Malikiya. Jarablus e Azaz sono le due estremità di una zona lungo la frontiera turca tuttora occupata dagli uomini del califfato nero. In particolare le forze curde partite dalla città di Kobane "tentano di superare il fiume dell'Eufrate». In questi cinque giorni, sempre secondo le fonti del giornale arabo, l'aviazione russa "ha martellato dal cielo per almeno due volte la strada percorsa dai camion di aiuti provenienti dalla Turchia".

Prendere il controllo di Jarablus
I rapporti tra Russia e il PYD, inesistenti fino a due mesi fa, si sono sviluppati dopo l'intervento russo in Siria e hanno avuto una forte accelerazione dopo l'abbattimento del jet militare russo. Una situazione che, tra l'altro, si traduce in una sorta di gara tra russi ed americani per aiutare i curdi. Mosca e Washington infatti sono entrambi interessati a prendere il controllo di Jarablus per tagliare definitivamente i rifornimeti all'Isis dalla Turchia, mettendo così le basi per un'offensiva terrestre sulla capitale del Califfato Raqqa.

Mosca vuole ridimensionare il ruolo della Turchia
I russi, che hanno deciso di intervenire militarmente in Siria, sono determinati a ridimensionare il ruolo della Turchia nel Paese, soprattutto dopo l'abbattimento del suo jet. E proprio per conseguire questo obbiettivo, la leadership russa ha avviato una serie di contatti con i rappresentanti politici della forze curde siriane. Già poco dopo l'inizio dei raid russi in Siria, lo scorso settembre, l'inviato del presidente Vladimir Putin in Medio Oriente, Mikael Bogdanov ha incontrato a Parigi, Saleh Muslm leader del PYD. Inoltre lo scorso 2 ottobre lo stesso Bogdanov ha ricevuto a Mosca Asdia Osman, capo militare congiunto delle forze curde a Kobane con la quale ha parlato dell'apertura di una rappresentanza russa nella città curda siriana di Kobane. Lo scorso 23 ottobre è stata la volta dello stesso presidente Putin a sollecitare il PYD di "unire le forze" con le truppe del presidente siriano Bashar al Assad nel conflitto.

I curdi sono gli unici che sono riusciti a sconfiggere l'Isis finora
I curdi sono l'unica forza che finora è riuscita a sconfiggere sul terreno l'armata del califfato nero, a Kobane in Siria e a Sinjar in Iraq. Russi e americani sembrano puntare proprio su di loro, pur con diversi obiettivi primari: Mosca cerca di rafforzare il regime alleato di Assad, mentre Washington vuole innanzitutto farla finita con la minaccia dell'Isis, ma non ha intenzione di permettere che il rais di Damasco rimanga al potere. Resta da vedere quale sarà la prossima mossa di Ankara: assistere impotente all'ascesa della credibilità dei "terroristi" curdi sembra una eventualità remota.